Morto l’architetto giapponese Arata Isozaki

Ottavo architetto giapponese insignito del Pritzker Architecture Prize, nel 2019, Arata Isokazi è morto all’età 91 anni. Oltre alla nuova uscita degli Uffizi di Firenze, ancora irrealizzata, in Italia ha progettato il PalaIsozaki a Torino e l’Allianz Tower di CityLife, a Milano

Ha attraversato sei decenni la lunga e pluripremiata carriera dell’architetto Arata Isozaki, morto oggi all’età di 91 anni. Fra i primi progettisti giapponesi a lavorare al di fuori dei confini della terra d’origine, ha realizzato oltre cento edifici, in Asia, Europa, Nord America, Medio Oriente e Australia. Si è imposto come “un pioniere nel comprendere che la necessità dell’architettura è sia globale che locale, che queste due forze fanno parte di un’unica sfida”, così nelle parole di Stephen Breyer, presidente della giuria internazionale che nel 2019 gli attribuì il Pritzker Architecture Prize. Solo l’ultimo, in ordine di tempo, fra i riconoscimenti assegnati all’architetto che dopo la laurea, all’University of Tokyo nel 1954, intraprese il proprio percorso professionale con un apprendistato sotto la guida di Kenzo Tange, a sua volta Pritzker Prize 1987.

Section perspective, Ōita Prefectural Library, photo courtesy of Arata Isozaki and Associates

Section perspective, Ōita Prefectural Library, photo courtesy of Arata Isozaki and Associates

MORTO A 91 ANNI L’ARCHITETTO ARATA ISOZAKI

Quando ero abbastanza grande per iniziare a comprendere il mondo, la mia città natale è stata bruciata. Dall’altra parte della costa, la bomba atomica è stata sganciata su Hiroshima (…). Solo baracche e rifugi mi circondavano. Quindi, la mia prima esperienza con l’architettura è stata l’assenza dell’architettura e ho iniziato a considerare come le persone avrebbero potuto ricostruire le loro case e le loro città”, ha raccontato l’architetto in occasione dell’assegnazione del Pritzker Prize. Nato nel 1931 a Ōita, nella zona nord-orientale dell’isola giapponese di Kyūshū, visse in prima persona la devastazione subita dal Giappone. Dopo la nascita del suo primo studio, l’Arata Isozaki & Associates fondato nel 1963, iniziò a lavorare alla ricostruzione e al rilancio del paese. Risalgono a quella fase interventi come la Prefita Prefectural Library (1962-1966 a Ōita), l’Expo ’70 Festival Plaza (1966-1970 a Osaka), il Museum of Modern Art (1971-1974 a Gunma), e il Kitakyushu Municipal Museum of Art (1972-1974 a Fukuoka). Negli anni Sessanta concepisce il visionario progetto City in the Air, in cui ipotizzò per il quartiere di Shinjuku, a Tokyo, una soluzione per strati sovrapposti, con edifici e infrastrutture per il trasporto pubblico “sospesi” sopra al tessuto urbano esistente, in modo da rispondere al rapido tasso di urbanizzazione. Rimasto irrealizzato, il piano ha rappresentato una sorta di punto di avvio della ricerca di Isozaki sul tema, ancora oggi cruciale, della vertiginosa e incrollata crescita dei centri urbani.

MoLA, photo courtesy of Yasuhiro Ishimoto

MoLA, photo courtesy of Yasuhiro Ishimoto

LA LUNGA CARRIERA DI ARATA ISOZAKI

Considerato un artefice del dialogo fra Oriente e Occidente, a partire dagli anni Ottanta ha progressivamente raggiunto fama e successi internazionale: la sua prima commissione all’estero fu negli Stati Uniti, con la costruzione del Museum of Contemporary Art di Los Angeles (1981-1986). Rientrano fra i suoi interventi internazionali anche il Palau Sant Jordi di Barcellona (1983-1990), il Team Disney Building (1987-1990, Florida), lo Shenzhen Cultural Center (1998-2007), il Qatar National Convention Center di Doha (2004-2011), la Shanghai Symphony Hall (2008-2014), la Central Academy of Fine Arts e Art Museum di Beijing (2003-2008) e l’Hunan Provincial Museum (2011-2017), anch’esso in Cina. Autore di saggi e scritti critici, membro di giurie di importanti concorsi di architettura, visiting professor in alcune fra le più prestigiose università statunitensi, ha legato il suo nome all’Italia in più occasioni, a partire dalla complessa vicenda dell’uscita monumentale della Galleria degli Uffizi, nel cuore di Firenze.

Arata Isozaki & Andrea Maffei, Torre Allianz, Milano. Photo Alessandra Chemollo

Arata Isozaki & Andrea Maffei, Torre Allianz, Milano. Photo Alessandra Chemollo

ARATA ISOZAKI IN ITALIA, FRA MILANO, TORINO E FIRENZE

A 24 anni dal successo ottenuto da Isozaki e dal suo partner italiano Andrea Maffei in quel concorso di progettazione, la discussa loggia fiorentina resta irrealizzata, oltre a essere pressoché costantemente al centro del dibattito. Solo pochi giorni fa, alla dichiarazione del sottosegretario Vittorio Sgarbi di interromperne definitivamente l’iter, era seguita la secca replica dell’Ordine e della Fondazione Architetti Firenze che invitano, ancora una volta, a riflettere sul valore dei concorsi in Italia: “In questo modo si determina una messa in discussione generalizzata dello strumento della procedura concorsuale con il conseguente discredito e perdita di credibilità della stessa, a livello nazionale e internazionale. Una giuria ha valutato i progetti in concorso ed ha decretato un vincitore; non è accettabile che a posteriori venga messo in discussione il loro lavoro e la loro decisione, e con essa tutta la procedura concorsuale”, indica la nota ufficiale. Nonostante lo stallo fiorentino, insieme a Maffei, Isozaki ha partecipato a numerosi concorsi e ha concluso in Italia opere di rilievo: fra queste ricordiamo il Pala Alpitour di Torino (2002-2005), che oggi porta proprio il suo nome, Pala Isozaki, fino alla milanese Torre Allianz (2003-2014), anch’essa associata al suo cognome (oltre a essere denominata “Il Dritto”), terzo grattacielo di Citylife con lo Storto e il Curvo. “Possedendo una profonda conoscenza della storia e della teoria dell’architettura e abbracciando l’avanguardia, non si è mai limitato a replicare lo status quo, ma la sua ricerca di un’architettura significativa si è riflessa nei suoi edifici che fino ad oggi, sfidando le categorizzazioni stilistiche, sono in continua evoluzione, e sempre fresco nel loro approccio”, evidenziava la giuria in occasione del Pritzker Architecture Prize 2019.
Tra i primi a rendere omaggio all’architetto scomparso, Stefano Boeri, che ha affidato ai social il suo ricordo: “Arata Isozaki è stato un protagonista assoluto dell’architettura moderna e contemporanea, capace di combinare nei suoi progetti un ragionato eclettismo e una razionale stravaganza. Una dote combinatoria rara, che gli ha permesso di attraversare epoche e stili e mode differenti senza mai perdere il suo ruolo di intellettuale di riferimento per diverse generazioni di progettisti, sempre capace di distillare concetti profondi e sofisticati nell’illustrare le sue architetture. Ho incontrato Arata la prima volta a Tokyo, nel 1997, quando insieme ai miei studenti del Berlage Institute di Amsterdam stavamo lavorando sugli spazi vuoti a Tokyo (Tokyo Voids). Isozaki ci intrattenne a lungo spiegandoci il senso del concetto giapponese di “Ma” che è insieme un “intervallo” temporale e spaziale. Da quel momento ho avuto molte opportunità di incontro e dialogo, l’ultima in occasione di una sua indimenticabile lezione al Politecnico di Milano dove lo avevo invitato nella speranza di aiutarlo a riprendere il suo progetto per il nuovo ingresso agli Uffizi di Firenze, colpevolmente dimenticato”.

Valentina Silvestrini

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Valentina Silvestrini

Valentina Silvestrini

Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. È cocuratrice della newsletter "Render". Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito…

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