L’architetta messicana Frida Escobedo progetta la nuova ala del Met

La scelta non è caduta su David Chipperfield come previsto. Escobedo, 42 anni, era stata la più giovane architetta mai chiamata per progettare il Serpentine Pavillion quattro anni fa.

Frida Escobedo
Frida Escobedo

Il Metropolitan Museum of Art di New York ha scelto: sarà l’architetta messicana Frida Escobedo, classe 1979, a progettare la nuova ala d’arte moderna e contemporanea da 500 milioni di dollari. La scelta di Escobedo per la commissione, a tutti gli effetti una delle più prestigiose e ambite al mondo, è stata una sorpresa per i più, data la sua giovane età, ma un segnale particolarmente positivo. Daniel H. Weiss, presidente e Ad del museo, ha affermato che “l‘impressionante e stimolante portfolio di progetti di Frida Escobedo e il suo impegno creativo con il nostro team ci hanno dato grande entusiasmo per questo importante capitolo”. Negli anni, il museo aveva preso in considerazione altri quattro studi di architettura per il progetto: Ensamble Studio, Lacaton & Vassal, SO — IL e David Chipperfield Architects, su cui era inizialmente caduta la scelta (con un progetto levitato alla cifra mostruosa di 800 milioni di dollari).

Metropolitan Museum, New York
Metropolitan Museum, New York

CHI È FRIDA ESCOBEDO, L’ARCHITETTA SCELTA PER LA NUOVA ALA DEL MET

Se la nuova ala del Met sarà il più grande progetto culturale mai realizzato finora da Escobedo – e il primo affidato a una donna dalla fondazione del museo nel 1870 – non si può certo dire che sia una esordiente nel mondo dell’architettura. Escobedo ha studiato architettura all’Universidad Iberoamericana della capitale messicana prima di completare un master in Arte, design e pubblico dominio alla Graduate School of Design di Harvard. Nel 2006 ha fondato il suo studio di architettura nella nativa Città del Messico, ha lavorato su diverse strutture temporanee – come il padiglione per la Triennale di Architettura di Lisbona, quello per la Biennale di Architettura di Chicago e quello “azteco” nel cortile del Victoria and Albert Museum di Londra nel 2015 -, progettando poi la ristrutturazione di grandi strutture come l’Hotel Boca Chica e l’El Eco Pavilion, nonché l’espansione del museo e residenza La Tallera Siqueiros a Cuernavaca.

Nel 2018 è stata chiamata dal direttore artistico della Serpentine Gallery Hans Ulrich Obrist per realizzare il Serpentine Pavillion, diventando la più giovane architetta mai scelta. Il suo padiglione presentava un cortile parzialmente chiuso che incorniciava una piscina triangolare, con pareti a graticcio coperte da tegole di cemento grigio e un baldacchino ricurvo a specchio. L’anno dopo è stata premiata come International Fellow del Royal Institute of British Architects e il suo studio è stato nominato una delle 100+ Best Architecture Firms al mondo dalla rivista DOMUS. Ha insegnato alla Columbia, Harvard e Yale, dove è tuttora, sta lavorando con Handel Architects su Ray Harlem, joint venture con il National Black Theatre con spazi residenziali, commerciali e per spettacoli, e in molti progetti manifesta una forte attenzione per temi sociali nell’ottica della diversity culturale, aspetto che senz’altro porterà nel progetto del Metropolitan. “Il Met è uno dei siti più importanti per la cultura su scala globale ed è un onore essere selezionata per questa rivisitazione architettonica storica”, ha detto Escobedo. “L’ala Tang rappresenta un’opportunità per dare nuova vita all’arte del Museo del XX e XXI secolo, per celebrare le dinamiche che possiamo trovare nell’arte di epoche, aree geografiche e ideologie diverse, e per scoprire nuovi spazi per l’autoriflessione e la connessione con gli altri. Non vedo l’ora di lavorare con i team del Met su questo straordinario progetto”.

IL PROGETTI DEL MET PER LA NUOVA ALA DI ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA

La partenza della nuova ala era rimandata da molti anni per mancanza di fondi e investimenti, lasciando il celebre museo indietro sull’arte moderna e contemporanea. Il progetto ha potuto prendere il via lo scorso autunno, quando Oscar Liu-Chien Tang e la moglie Agnes Hsu-Tang gli hanno destinato 125 milioni di dollari – la più grande donazione nella storia del museo – ottenendo di dare il proprio nome all’ala per almeno 50 anni. Il direttore del Met Max Hollein e la vicedirettrice Marina Kellen French hanno dichiarato che “la nuova ala sarà uno spazio vibrante ed esaltante che soddisferà le esigenze attuali e future del Met, promuovendo al contempo una vivace rappresentazione e rivalutazione dell’arte del Ventesimo e Ventunesimo secolo nel contesto di 5.000 anni di storia dell’arte”. Riguardo all’architetta prescelta, le parole sono state di estremo incoraggiamento: “Frida Escobedo è un’eccezionale architetta del nostro tempo. Nella sua pratica, esercita l’architettura come un modo per creare potenti esperienze spaziali e comunitarie e ha mostrato destrezza e sensibilità nel suo uso elegante del materiale, portando un’attenzione sincera alle questioni socioeconomiche ed ecologiche di oggi. Già attraverso la sua collaborazione, Frida ha dimostrato la sua visione di creare gallerie affascinanti che sfideranno le gerarchie incorporate della nostra storia e tracciano una traiettoria più accessibile per la nuova ala”.

Se è presto per parlare di come effettivamente sarà la nuova sezione – che verrà completata nell’arco di circa sette anni – si sa che coprirà una superficie di quasi 7500 metri quadri con una struttura “aperta”: le gallerie che saranno diverse tra loro per altezza, scala ed esposizione alla luce, per favorire la compresenza di molteplici prospettive e generi, concept in atto anche nel resto del museo.

– Giulia Giaume

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Giulia Giaume
Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo Walter Tobagi. Collabora con diverse riviste su temi culturali, diritti civili e tutto ciò che è manifestazione della cultura umana, semplicemente perché non può farne a meno.