A Bangalore apre il MAP. Un nuovo grande museo in India per l’arte e la fotografia

Primo del suo genere nell’area, il Museum of Art & Photography aprirà nel 2022 nel cuore della città indiana. Il progetto della struttura a cinque piani, con aree di ricerca e auditorium, è dello studio locale Mathew & Ghosh Architects.

Il Museum of Art & Photography render © Mathew and Ghosh Architects
Il Museum of Art & Photography render © Mathew and Ghosh Architects

Una struttura aperta e innovativa, nel cuore di Bangalore. Questo sarà l’atteso MAP Museum of Art & Photography, il museo che promette di rivoluzionare il modo di fruire della cultura indiana, a partire dalla sua stessa genesi: è ideato e realizzato interamente da menti dal subcontinente. Primo del suo genere a Bengaluru – il vero nome della città, prima della colonizzazione britannica – e nello stato di Karnataka, l’edificio si articolerà in oltre 4mila metri quadri su cinque piani tra gallerie, un auditorium, una biblioteca per lo studio e la ricerca, un centro educativo, una struttura specializzata in conservazione e una caffetteria con terrazza. Situato nella centrale Karsturba Road, a breve distanza da tre stazioni della metropolitana, il MAP è stato progettato per contribuire a rifondare la cultura museale indiana in senso post-coloniale, affidando a esponenti della cultura indiana la narrazione della loro scena culturale fuori da schemi occidente-centrici. La direzione è stata affidata a Kamini Sawhney, già direttrice della Jehangir Nicholson Art Foundation (una delle principali collezioni private di arte moderna indiana); inizialmente prevista per il 2021, l’apertura avverrà nel 2022 all’interno di un polo tecnologico, dove il museo sarà il primo istituto privato del suo genere.

IL PROGETTO DI SOUMITRO GHOSH PER IL MUSEO MAP

Il progetto è stato affidato a uno degli architetti indiani più in vista, Soumitro Ghosh, cofondatore nel 1995 dello studio Mathew & Ghosh Architects con sede proprio a Bengalore. Conosciuto per aver trasformato la principale prigione della città nell’attuale Freedom Park, Ghosh ha partecipato al processo di progettazione di diverse edifici emblematici della città nuova, come la sede del Goethe Institute (nota come Max Mueller Bhavan) e la chiesa battista di Bethel. La progettazione e l’esecuzione del progetto – che gli architetti dicono essere state influenzate da una forte attenzione all’accessibilità sensoriale e materiale, così da rifuggire l’elitismo di alcuni musei asiatici moderni – si sono svolte sotto la stretta guida del Comitato architettonico MAP, guidato da Rahul Mehrotra di RMA Architects, e di Mahrukh Tarapore e Martand Singh (da poco scomparso).

LA COLLEZIONE DEL MUSEUM OF ART & PHOTOGRAPHY DI BANGALORE

Come istituzione new-age, così si definisce il MAP, il museo vuole sganciarsi da una concezione espositiva compartimentata, accostando diverse discipline artistiche per riflettere la natura “collaborativa, inclusiva ed esperienziale” alla base della sua progettazione. È questa la prospettiva con cui nel dicembre 2020, in un periodo di imponenti chiusure causa pandemia anche in India, è stato lanciato nel dettagliato virtual tour del museo. L’obiettivo del Museum of Art & Photography è quello di introdursi nella scena artistica della città come esperienza inedita di museo “premoderno, moderno e contemporaneo”, combinando fotografia, tradizioni locali, cultura popolare e tessile, artigianato e design. Un sogno ambizioso, possibile anche grazie alle ricche donazioni di cui ha beneficiato negli anni della sua pianificazione, prima tra tutte la straordinaria collezione di 7mila opere dell’industriale e mecenate Abhishek Poddar. È questo il nucleo fondamentale della raccolta del MAP: è il collezionista il fondatore stesso del museo, che nel 2016 lo immaginò come nuovo luogo per la cultura in India. Decise così di finanziarlo sia mettendo all’asta parte dei beni da lui accumulati in trent’anni di collezionismo, che promuovendo un programma di donazioni da parte di altri mecenati e artisti; a rispondere, fra gli altri, Deepak Puri, Jyoti Bhatt e Barbara Kipper. Progressivamente si è giunti alla composizione di un patrimonio da ben 18mila opere – dalle sculture tradizionali alle cromolitografie del XIX secolo, passando per rare fotografie d’archivio come quelle di Nagda Suresh Punjabi – con il quale il MAP punta a diventare un nuovo punto di riferimento nazionale e internazionale per la comprensione e lo sviluppo della cultura indiana.

– Giulia Giaume

https://map-india.org/

 

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Giulia Giaume
Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo Walter Tobagi. Collabora con diverse riviste su temi culturali, diritti civili e tutto ciò che è manifestazione della cultura umana, semplicemente perché non può farne a meno.