L’AAA/Italia – Associazione Archivi di Architettura contemporanea propone una mostra online sulla rinascita dell’Italia del dopoguerra che riunisce un’accurata selezione di progetti urbanistici e non solo.

Nell’Italia del secondo dopoguerra, i primi a intuire la necessità di un radicale cambio di rotta a livello estetico, oltre che ideologico, furono loro: architetti, ingegneri e designer. Il loro impegno, rivolto alla modernizzazione del Paese, pretendeva un vibrante rinnovamento urbanistico che potesse appagare le esigenze di una società provata dal conflitto. L’Associazione nazionale Archivi di Architettura contemporanea, grazie alla collaborazione di diverse istituzioni pubbliche e private, srotola virtualmente numerosi progetti frutto di quell’impegno, esibendoli in una dettagliata mostra disponibile sul sito dell’Associazione. L’analisi dei materiali in mostra accende un confronto con quanto realizzato nell’Italia del miracolo economico, rendendo il passato la chiave di lettura per comprendere le nuove sfide del contemporaneo, soprattutto in un presente in cui l’idea di sviluppo sostenibile deve concretamente unirsi alla risposta delle domande abitative, lavorative e sociali di una nuova comunità.

STRADE, TRENI E NAVI

Le ricerche archivistiche proposte mostrano come nel dopoguerra vi fosse l’urgenza di unificare il Paese attraverso la costruzione di strade, mezzi di locomozione e stazioni di servizio. Basti pensare all’ambizioso progetto dell’Autostrada del Sole, tra le più importanti arterie di collegamento d’Italia. Una idea connessa inevitabilmente a quella di velocità: difatti sono gli anni della motorizzazione di massa e l’automobile diventa uno strumento fondamentale per rispondere alle nuove sfide del progresso. A far parte di questo scenario ci sono gli avveniristici Autogrill, progettati come “cattedrali del ristoro”, in cui il concetto di consumo si unisce a un forte senso estetico. I due Autogrill Pavesi degli architetti Raffello Fagnoni e Alfonso Stocchetti rendono bene questo concetto. Costruite a ponte, univano i due lati dell’autostrada, fornendo ai viaggiatori la sensazione di sostare in un tempo sospeso tra velocità e futuro. Anche sulle rotaie sfrecciava il progresso grazie a treni come ETR 300 Settebello, il cui interno fu curato da Gio Ponti e Giulio Minoletti. La struttura del mezzo era dotata di ampi vagoni ristorante, concepiti per favorire la socialità e per addolcire le lunghe tratte di percorrenza. Degni di nota in questi treni erano i Belvedere, ovvero le cupole/osservatorio che fornivano ai viaggiatori la possibilità di guardare le bellezze del territorio nazionale. Sulle navi, altro importante mezzo di collegamento, si univano arte e design. Lo si comprende analizzando gli ambienti di soggiorno della Turbonave Cristoforo Colombo, in cui all’allestimento progettato da Mario Gottardi si associavano le decorazioni del soffitto a motivi geometrici di Attilio ed Emilio Lapadula. Parte del processo di rinnovamento furono anche le stazioni, intese quali nuovi centri di accoglienza e smistamento dei viaggiatori. Numerosi sono i progetti per l’ammodernamento presenti in mostra, tra i quali figurano quello della stazione di Napoli Centrale e della stazione di Pescara, così come quello relativo alla costruzione della Stazione Termini di Roma.

Concorso nazionale per il progetto di una stazione di servizio della ESSO (1° premio), 1970-71. Vittorio De Feo con F. Aggarbati, C. Saggioro, A. Vigni Andrea. Fondo Vittorio De Feo
Concorso nazionale per il progetto di una stazione di servizio della ESSO (1° premio), 1970-71. Vittorio De Feo con F. Aggarbati, C. Saggioro, A. Vigni Andrea. Fondo Vittorio De Feo

NEGOZI COME OPERE D’ARTE E IMPIANTI SPORTIVI ALL’AVANGUARDIA

Il consumo assume una sua forma estetica attraverso le plastiche costruzioni di alcuni celebri negozi, resi noti dagli ambienti che si imponevano nella loro fisicità. Questo è quanto si avverte analizzando i progetti del negozio Schiavio di Bologna, un vasto emporio diviso su tre livelli concepito da Enrico De Angeli, oppure scorrendo le immagini dello spazio espositivo curato da Carlo Scarpa per Olivetti in Piazza San Marco a Venezia. Non un negozio, ma una fotografia del progresso messo in atto da Olivetti, in cui la potenza espansiva dell’industria italiana si univa all’arte di Alberto Viani, presente nello spazio con la scultura Nudo al sole.
Negli Anni Sessanta si svolgono le Olimpiadi e alla guida della pianificazione urbanistica di impianti sportivi all’avanguardia ci fu Roma, che si preparava ad accogliere i Giochi con ben sei strutture, ovvero: Stadio Olimpico, Stadio del Nuoto, Stadio Flaminio, Palazzetto dello Sport, Palazzo dello Sport e Velodromo. Collocati tra il nord e il sud della città, divennero parte del panorama cittadino, riconoscibili dalle forme sinuose delle loro architetture. Basti pensare al Palazzetto dello Sport di Annibale Vitellozzi e Pier Luigi Nervi, un capolavoro dell’architettura in cemento armato caratterizzato dai cavalletti a Y posti a sostegno della copertura.

EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA E GRATTACIELI

La distruzione lasciata dal conflitto mondiale evidenziava la necessità di elaborare un piano abitativo strutturato che potesse rispondere alla ripartenza tanto auspicata dalla comunità. Questo fattore ha contribuito a far scendere in campo lo Stato con il progetto INA-Casa, il cui obiettivo non era soltanto quello di realizzare un piano di intervento di edilizia residenziale pubblica, quanto, piuttosto, quello di ridare speranza e dignità a moltissime persone.
I progetti della realizzazione dei due quartieri romani Valco San Paolo e Tuscolano, ideati da Saverio Muratori e Mario De Renzi, mostrano l’espansione del tessuto urbano unito alla corsa dell’attività edilizia finalizzata alla costruzione di sistemi abitativi per famiglie a basso reddito. Questo processo di costruzione consentiva anche di coinvolgere moltissime persone disoccupate, fornendo loro una concreta opportunità occupazionale. Se da un lato il programma INA-Casa si impegnava nell’edilizia pubblica, dall’altro il progresso industriale toccava le nuvole con la costruzione dei grattacieli. Uno, in particolare, è passato alla storia come simbolo del miracolo economico italiano del dopoguerra: il Grattacielo Pirelli, noto come “Pirellone”. Progettato da Gio Ponti, in collaborazione con Pier Luigi Nervi, fu commissionato da Alberto Pirelli per gli uffici dell’azienda milanese. Il grattacielo fu costruito in quello che all’epoca era il nascente Centro Direzionale di Milano: ancora oggi, nonostante il forte sviluppo urbanistico del capoluogo lombardo, costituisce un simbolo della città, uno dei primi in cui ci si imbatte quando si arriva in Stazione Centrale.

MEMORIA STORICA E FUTURO

La mostra dell’Associazione nazionale Archivi di Architettura contemporanea mette in evidenza la ricchezza degli archivi, intesi quale memoria storica dello sviluppo dell’Italia del miracolo economico, ma evidenzia anche l’importanza del dialogo costante che deve intercorrere tra il presente e passato. Carlo Levi affermava: “Il futuro ha un cuore antico”, proprio per questo si deve partire dagli archivi per la costruzione di un domani migliore.

Antonio Mirabelli

www.aaa-italia.org

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Antonio Mirabelli
Antonio Mirabelli si è laureato in giurisprudenza presso la Luiss Guido Carli di Roma e nello stesso ateneo ha frequentato la Scuola di Specializzazione per un biennio. Avvocato e appassionato di arte, matura esperienza nel campo del Wealth management come consulente nella pianificazione patrimoniale e curando la gestione di prestigiose collezioni private. A Milano frequenta il Master in Arts Management presso l’Università Cattolica di Milano, dove affina le doti manageriali. Elabora progetti per l’implementazione dell’offerta culturale di soggetti pubblici e privati, si occupa di CSR (Corporate Social Responsibility) e lavora come Art Advisor.