Architettura contemporanea a Berlino: le dieci icone degli ultimi vent’anni

Quali sono i progetti architettonici contemporanei più emblematici di Berlino? Quali tendenze riflettono e come stanno rinnovando l’immagine della città, incidendo anche nel contesto europeo? Un’analisi in dieci casi-studio.

I gloriosi Anni Venti a Berlino non sono mai passati. Dopo cento anni lo stesso spirito avanguardista anima gli studi di progettazione che affrontano quotidianamente le sfide della città odierna, cercando di portare l’utopia a diventare realtà. La figura di Mies van der Rohe, che nel 1921 lottava per il primo irrealizzato e allora irrealizzabile grattacielo di Berlino, sembra riuscire ancora a ispirare l’attuale generazione di architetti.
Al di là di un’affermazione propriamente retorica e del linguaggio formale delle opere, che hanno reso questa una delle grandi capitali internazionali, la storia contemporanea richiama un certo legame tra le due epoche. Viene da chiedersi, infatti, se l’instabilità politico-economica e i risvolti dell’attuale situazione pandemica globale avranno effetti stimolanti in futuro, così come accadde con la Grande depressione, la Guerra Mondiale e l’Influenza spagnola nei primi anni del Novecento.
Per fare un quadro più ampio sul miracolo della contemporaneità avvenuto nella capitale tedesca, bisogna però prendere in considerazione soprattutto la Riunificazione del 1990, anno in cui la politica e la pianificazione urbana decisero in maniera ultimativa il destino di Berlino, così come la conosciamo oggi. Le grandi firme dell’architettura internazionale hanno costruito passo dopo passo le tappe dei tour in città, indirizzando di fatto il resto dei progettisti e gli studenti universitari a seguire queste orme e contribuendo alla creazione di veri e propri approcci stilistici.
I big boxes rigidi e le geometrie simboliche si distaccano dai colleghi espressionisti dei software di progettazione parametrica, i quali, laddove se ne presenti la possibilità, sperimentano i limiti degli elementi costruttivi e i loro materiali con solidi più amorfi. L’ampio utilizzo del vetro o l’approccio monomaterico ‒ come con il cemento ad esempio ‒ si alterna in altre situazioni a una rappresentazione più classica e razionalista dei metodi costruttivi in tonalità chiara, secondo una ritmica composta da pieni e vuoti. Il loro effetto è visibile nel linguaggio estetico ricorrente nei progetti realizzati nell’Europa centro-settentrionale e, nello specifico, nella capitale tedesca degli ultimi venti anni.
In un verso o nell’altro, la civiltà europea degli Anni Venti del Ventunesimo secolo ha già un’identità ed è leggibile nelle opere realizzate in questo periodo, la cui aura continua a influenzare i nuovi progetti; perlomeno in Europa centro-settentrionale e, più nello specifico, nella capitale tedesca. Di seguito una raccolta di progetti dai differenti caratteri emblematici degli ultimi venti anni nella città di Berlino.

Nicola Violano

1. CUBE BERLIN SMART OFFICE BUILDING, 3XN, BERLINO, 2020

Cube Berlin © Photograph by Adam Mørk

Il cubo scolpito in vetro in prossimità della Stazione Centrale di Berlino è un complesso per uffici e al tempo stesso un prodigio tecnologico. Il masterplan di questa zona del 1994 è opera dell’architetto di Colonia Oswald Mathias Ungers e prevede la riqualificazione dell’intera area adiacente al più importante nodo ferroviario della città.
Il concetto di Smart Building prevede la presenza di un “cervello” di autoapprendimento per la gestione dei sistemi con cui interagiscono gli utenti. Ogni fruitore in questo edificio si interfaccia con il controllo degli accessi, il funzionamento dell’ascensore, il controllo della luce e della temperatura attraverso un’app; il passo successivo previsto da questo programma include la possibilità di poter identificare lo spazio idoneo a seconda delle proprie preferenze, di localizzare i colleghi.
Tutti e quattro i lati ospitano un’entrata fra le pieghe triangolari della facciata, progettata con un doppio involucro così da ottenere elevate prestazioni in termini di protezione dal calore, di dispersione energetica e di poter beneficiare al contempo della ventilazione naturale, senza dispendi di energia. In un futuro prossimo the cube interagirà anche con la Washington Platz sulla quale sorge, espandendo gli spazi interni del foyer in continuità con quelli esterni dello spazio cittadino con funzioni dedicate al pubblico.

Washington Platz 3

2. AXEL SPRINGER CAMPUS, OMA, 2013-20

Axel Springer Campus © Photograph by Laurian Ghinitoiu, Courtesy OMA

OMA si è aggiudicato la realizzazione del nuovo Campus Axel Springer, edificio simbolo del passaggio dall’era della stampa a quella dei media digitali. Il grande glass-box, completato nel 2020, viene sviluppato come la fabbrica dell’informazione giornalistica della nuova civiltà, una società veloce, accessibile e sempre connessa. Tutto si svolge intorno al nucleo centrale del blocco, che funge da spazio pubblico e affaccio per i terrazzamenti che ospitano la parte adibita agli uffici. I vari livelli, tramite gli ampi spazi, aprono a nuove configurazioni di lavoro flessibile, dando al futuro digitale “un posto” dove potersi realizzare.
Le enormi vetrate inondano di luce gli spazi del fulcro centrale, che visto da fuori imita un occhio di cristallo a sfaccettature poligonali, e portano gli interni a fondersi in unico grande spazio di lavoro condiviso. Sfortunatamente, a causa delle restrizioni dovute alla situazione sanitaria attuale, la struttura non riesce ancora a entrare in attività come previsto, con i suoi uffici e le aree dedicate agli eventi.

Axel-Springer-Straße 58

3. HUMBOLDT FORUM, FRANCO STELLA, 2013-20

Humboldt Forum © SHF Photo Stefan Falk

Diametralmente al caso dell’Axel Springer Campus, sede culturale nel futuro digitale, l’Humboldt Forum progettato da Franco Stella si erige a simbolo della cultura tradizionale, fondata sull’eredità del passato. Così come per il progetto firmato OMA, anche questa nuovissima architettura vede la sua apertura nel 2020, anche se solo virtuale a causa dei provvedimenti sanitari dovuti alla pandemia.
Razionale e classicista, il nuovo edificio non è solo la ricostruzione del castello, ma anche l’occasione per dare un luogo all’esercizio di compiti specifici legati al sistema di biblioteche specializzate, spazi per eventi e aree espositive per la vasta gamma di collezioni con pezzi provenienti sì dall’Isola dei Musei, ma anche dai musei extraeuropei dell’Humboldt Forum, fortificando così un dialogo tra Berlino e le culture del mondo. Quello dell’Humboldt però è un dibattito che non trova risposta sul tema legato alla ricostruzione fedele del vecchio castello. Per alcuni critici, infatti, la storia non si lascia ripristinare attraverso la copia, poiché essa, in quanto non originale, non ne restituisce necessariamente il valore.

Qui il tour virtuale all’interno dell’Humboldt Forum

Schloßplatz

4. JAMES SIMON GALLERY, DAVID CHIPPERFIELD, 1999-2019

James Simon Gallery © Photograph by Erika Pisa

Nel centro di Berlino vi è un’isola chiamata Museuminsel e come ogni isola è un’area delimitata da acqua su tutti i lati. Qui sorge uno dei più grandi complessi artistici del mondo, costituito da diversi musei, tutti di importanza internazionale.
Nel 2019 in quest’area viene inaugurata una galleria progettata dallo studio berlinese di David Chipperfield, che dà l’ingresso, insieme con la Promenade archeologica, all’intero sistema museale. L’intenzione di realizzare questo edificio nasce già nel 1993, quando ci fu la pubblicazione di un bando per la redazione del Masterplan Museuminsel, con lo scopo di migliorare la fruibilità dell’Isola dei Musei. Il primo concorso fu vinto dall’architetto italiano Giorgio Grassi, che abbandonò in seguito in favore dello studio di Chipperfield.
Il nuovissimo tassello si pregiudica la funzione di servire da connessione tra i vari musei presenti nelle circostanze e si presenta in eleganti vesti chiare su un alto basamento a ridosso del fiume, a cui si accede tramite i propilei in cemento. Proprio nel 2020 l’edificio viene premiato con il DAM Preis.

Qui l’approfondimento sulla James Simon Gallery.

Bodestraße

5. JACOB UND WILHELM GRIMM ZENTRUM, LIBRARY OF THE HUMBOLDT UNIVERSITY, MAX DUDLER, 2006-09

Nel 2004 fu pubblicato per il Grimm Center dell’Università Humboldt di Berlino il bando di un concorso, che aveva come tema la costruzione della più grande biblioteca ad accesso libero in Germania. Il primo premio venne assegnato alla proposta dello studio di Max Dudler, architetto di origine svizzera, con sede a Berlino, Francoforte sul Meno, Monaco di Baviera e Zurigo.
Con un’impostazione rigorosa della facciata, la biblioteca si inserisce nella silhouette urbana come un volume in pietra inciso con precisione razionalista. Il cuore del Centro Jacob und Wilhelm Grimm è una sala centrale su cui convergono tutte le aree di lettura dislocate a diversa altezza, scandita da aperture in una sequenza che richiama il disegno della facciata esterna, contribuendo all’atmosfera urbana della piazza al coperto. Numerosi premi hanno riconosciuto il valore simbolico del Grimm Center nel panorama architettonico e tra questi il BDA Architecture Prize Nike 2010 per la migliore interpretazione dello sviluppo urbano, il BDA Prize Berlin 2009, un premio all’Architecture Prize Berlin 2009, il German Natural Stone Prize 2011 nonché l’International Award Architecture in Stone 2011 e l’Access City Award 2013.

Geschwister-Scholl-Straße 1-3

6. BRICKS BERLIN SCHÖNEBERG, GRAFT, 2015-19

Nel 2015 GRAFT inaugura un importante cantiere per il rivitalizzazione dell’area delle Poste del quartiere di Schöneberg, parte storica della città di Berlino.
Proprio qui nel 1902 Otto Spalding progetta l’ufficio postale in stile Neo-rinascimentale, a cui si aggiunge nel cortile interno l’ampliamento dell’Ufficio Telefonico Sud del 1933, su progetto di Fritz Nissle, che richiamava attraverso l’edificio curvo e l’uso dei mattoni al linguaggio di Erich Mendelsohn dell’epoca. L’intervento, come da programma, amplia il blocco residenziale con appartamenti e attività commerciali, ristrutturando le coperture e disegnandone le facciate, cercando di rispettare il principio progettuale insito nella storia di questo specifico contesto urbano. L’Ente per la Difesa dei Beni Culturali impose al progetto di entrare in sintonia con il carattere delle preesistenze; per questo il volume si riveste anch’esso di mattoni, ma si concede al tempo stesso un grande foro curvo per l’entrata al cortile sull’Haupstraße, dove l’ex ufficio telegrafico è oggi adibito a centro di Kaballah ebraico.

Hauptstraße 27

7. TCHOBAN FOUNDATION ‒ MUSEUM FOR ARCHITECTURAL DRAWING, SPEECH TCHOBAN & KUZNETSOV, 2013

Nel 2013 viene inaugurato nel quartiere di Prenzlauer Berg il museo per il disegno architettonico che porta il nome di Sergei Tchoban, architetto che vive e lavora a Berlino e Mosca, dove ha fondato, con Sergey Kuznetsov, lo studio SPEECH Tchoban & Kuznetsov.
Il museo è la sede della Fondazione Tchoban, che, oltre a possedere una collezione di fama internazionale, organizza periodicamente esposizioni sui maestri del disegno, contribuendo attivamente alla scena culturale berlinese animata già in larga parte dall’attività del vicino Aedes Architecture Forum, diretto dal centro di ricerca Aedes Network Campus. Le rassegne includono spesso reperti della collezione propria, ma anche pezzi di provenienza internazionale presi in prestito da partner come il John Soane Museum, l’Ermitage, l’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi.
L’edificio, di circa 490 metri quadrati con reception, due sale espositive e deposito, si sviluppa su cinque livelli diversamente orientati tra di loro, quattro dei quali in cemento e uno in vetro sulla sommità, in un contesto tipico della vecchia Berlino, caratterizzata da residenze d’epoca e tracce di archeologia industriale. Al Tchoban Museum, così come progettato, si può certamente riconoscere il valore dovuto alla sua duplice natura: quella architettonica, per la composizione delle pesanti scatole in bilico sulla Christinenstraße, e al contempo quella grafica, poiché, soffermandosi a guardare le linee incise in facciata, la struttura si lascia tramutare per un attimo in un grosso foglio di carta spesso su cui sono stati tracciati grossi disegni.

Christinenstraße 18

8. JOH 3, J. MAYER H. ARCHITECTS, 2008-2012

JOH 3. Photograph by Ludger Paffrath

J. Mayer H. Architects ‒ ufficio berlinese già autore del noto Metropol Parasol a Siviglia ‒progetta e realizza l’edificio per appartamenti JOH 3 nel distretto centrale del Mitte.
Il concept mostra come sia possibile lavorare su una tipologia classica allontanandosi dal contesto urbano, attraverso la sperimentazione, e di come l’espressionismo morfologico possa lavorare anche in ambito residenziale, oltre che in quello commerciale. Le nuance in facciata profilate in alluminio lasciano interfacciare 21 appartamenti sul fronte con la Johannisstraße, e sul retro con i giardini della corte interna. La luce del sole è modulata dal sistema di lamelle che corre dal basso verso l’alto, creando aperture più o meno estese in base alle funzioni. In corrispondenza delle attività commerciali le vetrate sono quasi del tutto libere, a differenza degli appartamenti che godono di un ombreggiamento maggiore e di protezione in corrispondenza dei balconi. Il complesso, per la sua qualità, riceve nel 2018 il riconoscimento BDA Preis.

Johannisstraße 3

9. FEUER- UND POLIZEIWACHE FÜR DAS REGIERUNGSVIERTEL, SAUERBRUCH HUTTON, BERLIN, 2002-04

Feuer- und Polizeiwache © Photograph bitter+bredt

Ai margini di un ex-scalo merci sulla Sprea, Sauerbruch Hutton completano nel 2004 la costruzione della stazione di polizia 34 e la caserma dei vigili del fuoco per la città di Berlino, a ridosso di un complesso del XIX secolo. L’ala laterale della struttura antica si apre accogliendo il nuovo intervento, adornato da un manto variopinto, grazie ai pannelli in vetro colorato, distinguendosi dall’impianto originale per materia e forme. I colori utilizzati, rosso e verde, identificano i due fruitori dell’edificio e, a quanto pare, la muratura antica del vecchio edificio e le tonalità della vegetazione circostante. I veicoli consueti prendono posto nel grande spazio vuoto circostante l’edificio, mentre quelli di servizio della polizia e dei vigili del fuoco trovano un riparo coperto al livello inferiore dell’area di progetto.
Il Feuer- und Polizeiwache riceve nel 2005 sia il RIBA Award che l’AIA Award; l’anno successivo è invece la giuria dell’Architekturpreis Berlin a premiare l’intervento di ampliamento.

Elisabeth-Abegg-Straße 2

10. HOLOCAUST MAHNMAL, PETER EISENMAN, 1998-2005

Nella passeggiata lungo la Ebertstraße all’angolo con la Behrenstraße, nel cuore della Berlino ricostruita, ci si trova inaspettatamente dinanzi a una distesa di blocchi in cemento, tutti con le stesse dimensioni in pianta ma variabili nelle altezze. Il monumento progettato dallo studio di Peter Eisenman è diventato parte integrante e snodo importante all’interno dei percorsi tematici della storia della nuova Berlino.
L’andamento del terreno, quando ci si inoltra verso il centro del memoriale, si sviluppa in profondità e sovrasta allo stesso tempo il centro di documentazione, il quale si trova al livello inferiore, con sale dedicate a seminari e archivi. Il disorientamento provocato dalla similitudine dei blocchi provoca come in un labirinto un grande senso di angoscia, volendo richiamare l’orrore subìto dalle vittime dell’Olocausto per il cui ricordo è stato costruito. Un progetto paradigmatico e precursore, per quanto riguarda l’influenza degli algoritmi nell’architettura parametrica, che usa i 2711 blocchi per concretizzare il legame qui possibile tra storia e nuovi metodi di progettazione.

Cora-Berliner-Straße 1

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AutorePeter Eisenman
CuratoriDavid Chipperfield , Rem Koolhaas
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Nicola Violano
Nicola Violano (1989), laurea in architettura con massima votazione e tesi sui territori di cava e le strategie di rifunzionalizzazione di un comparto lapideo. Opera nell’ambito della progettazione architettonica e contribuisce alla didattica dei corsi di Composizione architettonica presso l’Università degli Studi G. d’Annunzio di Chieti-Pescara. Partecipa a numerosi workshop, tra cui OC International Summer School, le varie edizioni di Marmomacc-Stone Academy tenute in sedi differenti, Favelas con vista e altri. Espone alla Biennale di Venezia (2012) con un progetto sulle stratificazioni di Corinto, al Medi Stone Expo di Bari (2013) curando con Erika Pisa, Domenico Potenza e Marco Ragone la mostra su “Angelo Mangiarotti e la pietra di Apricena”, al MAC-Museo d’Arte Contemporanea di Lissone con il progetto Trita-Sapori selezionato per il Premio Lissone Design. Tra Italia e Germania, collabora con diverse testate, quali Artribune, Domus, Architettura di pietra, Archeologia Viva, AZ marmi e WOOmezzometroquadro, di cui è cofondatore. Oggetto delle ricerche attuali, guida anche per il lavoro condotto con Erika Pisa sull’installazione a Milano-Expo 2015 e i prodotti disegnati per alcune collezioni di design, è la temporaneità dall’archetipo.