Il giardino di Claude Monet a Giverny sopravviverà al cambiamento climatico (ma dovrà cambiare)

L'estate più calda di sempre si è fatta sentire anche nel nord della Francia: fiori appassiti, foglie bruciate. Ecco come hanno resistito (e resisteranno sempre di più) i giardinieri di Giverny

Si racconta che il grande pittore impressionista Claude Monet (Parigi, 1840 – Giverny, 1926) notò il villaggio di Giverny, nell’Eure, guardando fuori dal finestrino di un treno. Gli bastò quella rapida scorsa per decidere di trasferirsi lì per tutta la vita, prima affittando una casa e poi, nel 1890, comprandola con tutto il terreno, impegnandosi a realizzare il magnifico giardino che dipinse fino alla morte. Glicini, azalee e ninfee, un ponte giapponese e degli archi rampicanti: un vero paradiso, rimasto pressoché immutato per un lungo secolo. Ma che ora dovrà adattarsi al nuovo clima e cambiare con lui, pena l’estinzione.

Il giardino di Claude Monet a Giverny sopravviverà al cambiamento climatico (ma dovrà cambiare)
Photo Maison et jardins de Claude Monet

Una difficile estate a Giverny (e in Europa)

L’estate 2026 è stata particolarmente inclemente con l’Europa occidentale, con record storici di temperature in Francia (fino ai 44°C) e almeno 35 mila vittime nel continente. Ha dovuto reagire anche il giardino di Monet, oggi di proprietà dell’Accademia di Belle Arti francese insieme alla casa del pittore, il cui vice capo giardiniere Rémi Lecoutre ha raccontato in un’intervista a France Info lo stato di salute delle piante e le principali strategie messe in atto per resistere: “Grazie ai mini-irrigatori e all’irrigazione sotterranea, siamo riusciti a contrastare lo stress idrico. Detto questo, alcune foglie si sono comunque bruciate. Entrano in gioco fenomeni fisiologici nelle piante: chiudono gli stomi e smettono di fiorire. Quindi abbiamo avuto molti fiori appassiti“.

Photo Maison et jardins de Claude Monet
Photo Maison et jardins de Claude Monet

Come si resiste al cambiamento climatico: la diversità

Le piante stesse, però, hanno resistito. Perchè Giverny gode di una particolare caratteristica che l’ha protetta dagli effetti peggiori del caldo: la diversità. “Più ci si avvicina alla monocoltura, più la pianta diventa vulnerabile. Quando è circondata da centinaia di altre, l’effetto è quasi impercettibile per il giardino. Lo stesso Claude Monet, ai suoi tempi, sfruttava questa diversità. Piantò specie che fiorivano solo per 15 giorni“, ha aggiunto Lecoutre. Aver messo a terra molte piante a ciclo breve in grandi quantità è stata la migliore delle prevenzioni.

Il giardino di Claude Monet a Giverny sopravviverà al cambiamento climatico (ma dovrà cambiare)
Photo Maison et jardins de Claude Monet

Come sarà il nuovo volto del giardino di Monet

Ora però bisogna mettere a punto un nuovo piano che tenga conto dell’aumento esponenziale delle temperature. Prima di tutto piantando, o continuando a piantare, specie particolarmente resistenti al caldo: un esempio sono proprio le famose ninfee, che prosperano in un clima molto secco. Di converso, bisognerà rinunciare ad altre piante, come i nasturzi, che soffrono molto la siccità e sono soggetti a infestazioni di un piccolo coleottero soprattutto nelle alte temperature. Poi, per mantenere il giardino in fiore il più a lungo possibile – idealmente per tutta la stagione, cioè da aprile a ottobre – bisognerà tenere conto del fatto che alcuni fiori sbocceranno molto prima del solito. Per sopravvivere, quindi, non bisognerà considerare il giardino alla stregua di un parco museale, ma permettergli di adattarsi e cambiare insieme al clima.

Giulia Giaume

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Giulia Giaume

Giulia Giaume

Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo…

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