Fenomenologia del sex toy. Ecco come il benessere sessuale diventa cultura
Tra body positivity ed emancipazione dell’erotismo femminile, la sexual wellness ha visto crescere la propria influenza, fino a sconfinare nel lusso, nella musica e nelle serie tv. Ma si scontra con le sfide della censura
Può un boomer e cis-gender proporre una riflessione intorno a temi come sexual wellness e sex toys? No. Tuttavia proverò ugualmente a farlo, con modestia e rispetto, per trarne qualche considerazione sull’attuale clima culturale in essere negli USA (e non solo). L’ influencer Emily Oberg, ha raggiunto una qualche notorietà nel mondo della moda americana con Sporty & Rich fondato nel 2014 come moodboard per poi evolvere in linea di abbigliamento. Di recente ha provato a replicarne il successo con il progetto Sensual Sport, brand dedicato al “benessere sessuale”. Sensual Sport è approdato lo scorso anno sul web con un kit che prevedeva un vibratore, un lubrificante e uno spray orale presentati con un packaging minimal e supportati da campagne pubblicitarie ispirate a nature morte di Irving Penn o riviste vintage di intrattenimento per adulti come la francese Lui.

La scoperta del benessere sessuale
Risale alla fine degli Anni 2010, l’idea che la sexual wellness (“benessere sessuale”) potesse uscire dalla zona della vergogna e del kitsch ispirandosi al settore del beauty di lusso, proponendo grafiche pulite, palette monocromatiche e forme scultoree. Il tutto germogliato in un periodo di apertura verso l’empowerment femminile, la body positivity e la sessualità queer, temi che cominciavano ad essere discussi liberamente nei media, venivano adottati come riferimento in ambienti accademici e trovavano facile collocazione nel mainstream culturale del momento. Risale al 2018 la fondazione del brand Maude fondato a New York da Éva Goicochea. Maude, ritenuto un pioniere nella proposta di prodotti per il benessere intimo (lubrificanti, dispositivi, prodotti per il corpo), si è subito dotato un design inclusivo e ha raggiunto grandi retailer come Sephora di proprietà del super gruppo del lusso LVMH.
Sensual Sport e Maude più di altri hanno provato a inserire l’estetica del corpo femminile (non solo ma soprattutto quello) in un immaginario sensuale ma insieme elegante superando i colori sgargianti e le forme rozze proposte in precedenza dei toys erotici. Si tratta di oggetti facilmente associabili ad accessori moda e come tali ambiscono a ricalcarne le dinamiche, non escluso di partecipare ad esposizioni nei musei. Maude nel 2025 ha collaborato con Stella McCarthy per la collezione Come togheter x Maude realizzata con materiali vegani di qualità. Messa in vendita per San Valentino 2025 e portata in passerella dalla designer insieme alla sua collezione donna a/i 2025-6. Vibratori e massaggiatori firmati Maude erano già apparsi nel 2024 esposti nella mostra Modern Sex: 100 Years of Design and Decency al Museum of Sex di Miami e successivamente i Private Lives: From the Bedroom to Social Media al Musée des Arts Décoratifs di Parigi.

Un problema di censura
Se il mercato per questi prodotti è in crescita (oltre 30 miliardi di dollari nel 2023), promuoverli sta diventando però sempre più difficile: paradossalmente soprattutto negli Stati Uniti dove pure la sexual wellness ha preso avvio. Negli Anni 2020 qui come altrove il clima culturale è cambiato: pesano gli sviluppi della sentenza della Corte Suprema che nel 2022 ha annullato la protezione alla pratica dell’aborto. Tredici stati oggi lo vietano, in altri otto nella pratica è divenuto impossibile praticarlo. Gli effetti si sono diffusi a macchia d’olio inclusa una maggiore mortalità materna. Ovunque sono segnalate difficoltà nell’accesso alle cure mediche per emergenze ostetriche e per il trattamento di aborti spontanei. A partire dalla seconda elezione di Trump, inoltre, i diritti delle persone transgender hanno subito significative limitazioni circa la partecipazione militare, quella sportiva, il riconoscimento dell’identità di genere e persino l’accesso alle cure. A tutto ciò si è aggiunta il problema della censura esercitata dalle Big Tech. Se l’uso di parole come “sesso”, “donne” o “utero” è scoraggiato in contesti istituzionali, arriviamo al paradosso secondo cui annunci che includano vocaboli come “vagina” e “menopausa” vengono rifiutati da Google per il 66% degli da TikTok al 48%, da Meta all’84%. Quando non rifiutati vengono classificati come “espliciti”. Problemi maschili classificati come “disfunzione erettile” sono ammessi, ma non altrettanto accade per corrispettivi femminili.

Il benessere sessuale tra moda, serie tv e musica
Durante la fashion week parigina dello scorso marzo Pier Paolo Piccioli ha chiamato il regista e sceneggiatore Sem Levinson a collaborare per la presentazione della collezione Balenciaga a/i 2026-7 in riferimento alla serie televisiva che lo ha reso celebre. In Euphoria, sin dalla prima stagione body positivity e pornografia via web si intrecciano in un racconto non giudicante. Il modo crudo in cui il personaggio della grassoccia Kat Hernandez sfrutta a suo favore l’intoppo che la vede vittima di bullismo via cam è particolarmente significativo. La body positivity non elimina l’erotizzazione la trasforma il corpo di Hernandez è accettato ma anche reso prodotto da vendere. Euphoria è divenuto un fenomeno di costume contagioso: Lola Young sembra uno dei personaggi delineati da Levinson, ha apertamente discusso del suo disturbo schizoaffettivo che tuttavia non le ha impedito di ottenere un successo planetario con il brano Messy, un inno all’accettazione di sé che esplora la lotta interiore tra il sentirsi fuori posto e il desiderio di perfezione. In Euphoria c’è pure qualche riferimento ai sex toys: l’uso che ne fa Kat Hernandez parte della scoperta e controllo del proprio corpo, dinamica collegata alla trasformazione della sua prima insicurezza in sicurezza, in realtà solo apparente. Levinson non prende mai posizioni esplicite: mostra però quanto questo tipo di dinamica possa essere contraddittoria.
Empowerment o nuova forma di controllo?
Il piacere femminile divenuto nel nuovo Millennio (perlomeno in Occidente) legittimo, prevede dunque l’erotizzazione come scelta consapevole. Un risultato che parte dal lontano: per rimanere al contesto americano almeno a partire dal 1920 quando con il 19° emendamento le donne ottengono il diritto al voto. Nel contesto attuale però emergono incongruenze non da poco. Riassumendo: la sexual wellness normalizza l’accesso al piacere femminile, la sua estetica ispirata al mondo del “lusso” lo rende desiderabile (addirittura instagrammabile), la censura selettiva delle Big Tech termina il lavoro. Risultato: se da un lato la sessualità appare più libera che in passato, dall’altro è filtrata e commerciabile. Una linea di abbigliamento come Sport & Chic e gli accessori proposti da Sensual Sport o Maude implicitamente prevedono, incoraggiano (impongono?) di possedere un corpo esteticamente e sessualmente presentabile. Esattamente come accade nella moda, dove nelle presentazioni la fugace attenzione per corpi non conformi di qualche stagione fa, ha battuto velocemente in ritirata: che si tratti di lusso o fast fashion poco importa.
Aldo Premoli
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