Laboratorio illustratori. Intervista a Chiara Zarmati

Matisse, Hieronymus Bosch, Niki de Saint Phalle, Pipilotti Rist sono solo alcuni dei “maestri” di Chiara Zarmati, illustratrice torinese classe 1991 che ha deciso di raccontare i dettagli del suo lavoro

© Chiara Zarmati per Artribune Magazine
© Chiara Zarmati per Artribune Magazine

Sintesi formale, sinuosità e morbidezza della linea, campiture piatte e cromatismi intensi sono alla base del linguaggio visivo di Chiara Zarmati (Torino, 1991). Il suo repertorio iconografico attinge da motivi tratti dalla natura, che spesso assumono valenze ornamentali, e da elementi ricavati dalla vita quotidiana. Con un approccio ludico e una propensione alla simmetria.

Qual è la tua formazione?
Dopo essermi laureata in Illustrazione e Animazione, ho frequentato un Master specifico nel campo dell’Illustrazione Editoriale, che mi ha permesso di appassionarmi a quest’ambito con più consapevolezza. Dopo il Master ho viaggiato per un po’ di anni. Tra New York, Berlino e Bologna ho avuto la possibilità di conoscere e relazionarmi con artisti di ogni tipo. Anche questi incontri hanno contribuito ad accrescere il mio bagaglio artistico, ma soprattutto mi hanno aiutata a svincolarmi da tutti i preconcetti, le rigidità mentali e sociali che mi rannuvolavano la mente e mi rendevano, inevitabilmente, meno consapevole e libera.

I tuoi artisti di riferimento?
Cerco di non fossilizzarmi soltanto sulla sfera dell’illustrazione, ma di spaziare un po’ tra i vari ambiti. Mi capita spesso di trarre ispirazione dalla fotografia, dalla moda o dal cinema. Per questo motivo direi che tra i miei principali artisti di riferimento ci sono: Noma Bar, Chris Haughton, Matisse, Hieronymus Bosch, Niki de Saint Phalle, Pipilotti Rist, David LaChapelle, Matthew Barney, Elsa Schiaparelli e Xavier Dolan.

Il processo creativo delle tue illustrazioni?
Iniziare a utilizzare Adobe Illustrator come medium per i miei lavori ha stravolto in positivo il mio modo di fare illustrazione. Con questo mezzo ho cominciato ad alleggerire le mie immagini e a utilizzare cromie più adatte alla mia cifra stilistica. Rimane questo quindi il metodo di colorazione che prediligo. Per quanto riguarda la fase di progettazione dell’immagine, invece, non riesco ad abbandonare il metodo tradizionale: fogli di carta e matita rimangono sacri, mi aiutano a mantenere la mano in allenamento e a tenermi ancorata al mondo reale.

La richiesta più singolare che hai ricevuto?
Beh, mi stupisco sempre quando mi dicono: “Senti, mi servirebbe un’illustrazione. Ma non ti preoccupare, è una cosa facile facile, proprio semplice semplice, te la risolvi in due secondi”. Sì.

© Chiara Zarmati per Artribune Magazine
© Chiara Zarmati per Artribune Magazine

L’ILLUSTRAZIONE SECONDO CHIARA ZARMATI

Cosa ti incuriosisce maggiormente della realtà che ti circonda?
Le persone e le loro storie di vita personale. Mi piace riconoscere i dettagli che hanno contribuito a farle diventare ciò che sono. Quando vado a fare la spesa, mi capita spesso di soffermarmi sui prodotti che la persona di fronte a me sta posizionando sul rullo della cassa e cerco di immaginare la sua vita in base a quello che compra. E poi mi piacciono le finestre, mi piace guardarci dentro e immaginarmi storie. Niente, sono una spiona.

Ultimo libro letto e ultimo film visto.
L’ultimo libro che ho letto e che consiglio a tutti è Questioni di un certo genere, secondo numero di Cose, spiegate bene, la rivista del Post. L’ultimo film che ho visto invece è È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino: uno spaccato di vita e di realtà che a tratti diventa crudele, ma che non perde mai la sua brillantezza. Trovo che sia un film genuino: alla fine, anche se si è stati traditi, se qualcuno disegna un cazzo sul vetro di fronte a te, un sorriso te lo strappa sempre.

Cosa sogni di illustrare?
Beh, una copertina di The New Yorker.

Come hai affrontato i vari lockdown?
Il primo lockdown mi ha costretta a fermarmi a riflettere su quello che stavo facendo, sui miei desideri. Durante quel periodo ho deciso di trasferirmi e di tornare a Torino, città nella quale attualmente vivo. Penso che abbia contribuito a cambiare anche un po’ il mio stile di vita, mi ha paradossalmente aiutata a concentrarmi di più sul futuro. Forse adesso mi sento un pochino più adulta.

A cosa stai lavorando?
Sto portando avanti un bellissimo progetto con un brand di moda, continuo a lavorare su progetti editoriali e nel contempo insegno. Nel futuro vorrei ricominciare a viaggiare, stabilire delle collaborazioni con artisti che facciano parte di ambiti differenti dal mio e partecipare a una residenza.

Roberta Vanali

https://chiarazarmati.com/

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #64

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Roberta Vanali
Roberta Vanali è critica e curatrice d’arte contemporanea. Ha studiato Lettere Moderne con indirizzo Artistico all’Università di Cagliari. Per undici anni è stata Redattrice Capo per la rivista Exibart e dalla sua fondazione collabora con Artribune, per la quale cura due rubriche: Laboratorio Illustratori e Opera Prima. Per il portale Sardegna Soprattutto cura, invece, la rubrica Studio d’Artista. Orientata alla promozione della giovane arte con una tendenza ultima a sviluppare ambiti come illustrazione e street art, ha scritto oltre 500 articoli e curato circa 150 mostre per gallerie, musei, centri comunali e indipendenti. Tra le ultime: la doppia mostra di Carol Rama in Sardegna, L’illustrazione contemporanea in Sardegna, Archival Print. I fotografi della Magnum. Nel 2006 ha diretto la Galleria Studio 20 a Cagliari. Ha ideato e curato la galleria online Little Room Gallery (2010-13). Ha co-curato le mostre del Museo MACC (2015-17), per il quale nel 2018 è stata curatrice. Ha scritto saggi e testi critici per numerosi cataloghi e pubblicazioni. Il cinema è l’altra sua grande passione.