Il soggiorno in Corsica fu fondamentale per la ricerca artistica di Henri Matisse, che nei colori del paesaggio mediterraneo trovò una inesauribile fonte di ispirazione. La mostra allestita al Musée de la Corse approfondisce uno dei momenti chiave della carriera del pittore

Henri Matisse (Le Cateau-Cambrésis, 1869 – Nizza, 1954) con la giovane moglie Amélie, in viaggio di nozze, il 5 febbraio 1898, sbarca ad Ajaccio, al termine di una traversata difficile e scopre questa meravigliosa isola del Mediterraneo: olivi, palme, montagne innevate, le prime lettere che scrive sono piene di meraviglia. Matisse viene dal nord della Francia e ha meno di trent’anni, il posto più a sud che ha conosciuto finora è Belle-Île in Bretagna e, appena arrivato in Corsica, scrive abbagliato dalle luci e dai colori: “In questo paese tutto brilla, tutto è colore, tutto è luce”. Dopo solo venti giorni di soggiorno scrive all’amico Marquet, il 28 febbraio 1898: “Je suis dans un pays merveilleux où je vais rester probablement très longtemps…….Pays épatant. Amandiers en fleurs au milieu d’oliviers argentés et de la mer bleu, bleu, si tellement bleu qu’on en mangerait. Les oranges sombres vert avec des fruits qui sont comme des bijoux sertis, les grands eucalyptus aux feuillages panachés comme des plumes de coq et bleu foncé. Et derrière presque toujours de hautes montagnes aux cimes neigeuses”.

Henri Matisse, Paysage, moulin à vent, 1896, olio su tela. The Pierre and Tana Matisse Foundation Collection © Succession H. Matisse. Photo Chris Burke Studio, NY
Henri Matisse, Paysage, moulin à vent, 1896, olio su tela. The Pierre and Tana Matisse Foundation Collection © Succession H. Matisse. Photo Chris Burke Studio, NY

MATISSE E I COLORI DEL MEDITERRANEO

Il mare è talmente blu che si potrebbe mangiare. Gli aranceti con le loro foglie scure incastonano i frutti luminosi come bijoux, i grandi eucalipti hanno foglie blu scure, allungate e curve come il piumaggio della coda di un gallo”. La sinestesia è una “confusione” percettiva, “il mare talmente blu che si potrebbe mangiare” sembra anticipare la poesia di Éluard, il lapsus fra forma e colore ‒ “La terre est bleue comme une orange” ‒ e sono questi due colori, il blu e l’arancio, che Matisse associa alla Corsica ripetutamente. Due colori che si impongono nella palette di Matisse e più tardi diventeranno dominanti come il blu nella serie dei Nudi blu del 1952 o l’arancio dal tetto dell’ospedale di Ajaccio contro il mare blu, dipinto in Corsica nel 1898 , passando dall’arancio contrapposto al verde/blu nel ritratto di Madame Matisse che inaugura il periodo fauve nel 1905 sino all’arancio su fondo blu nella Dance del 1909-10, realizzata per il collezionista russo Chtchoukine, come spiega Marie Thérèse Pulvenis de Seligny (direttrice del Museo Matisse a Nizza sino al 2012) nel suo bell’articolo sull’orange nel catalogo della mostra. Questo rapporto fra emozioni e colori come “chromoesthesie”, dunque le relazioni fra musica, emozioni e colori, diventa per Matisse una ricerca costante che continuerà a prendere forma sino ai collage di Jazz (libro realizzato nel 1946 il “livre-fleur” che si compone di venti planche a colori, con la tecnica della gouache ritagliata “à vif” e pubblicato da Tériade nel 1947).

Henri Matisse, Pêcher en fleurs, 1898, olio su tela. Collezione privata © Succession H. Matisse. Photo Xavier Martinez
Henri Matisse, Pêcher en fleurs, 1898, olio su tela. Collezione privata © Succession H. Matisse. Photo Xavier Martinez

MATISSE E L’USO DEL COLORE

Dal 1904 al 1906, in quel periodo che si è soliti definire fauve, Matisse utilizza il colore in modo differente, come un fatto puramente mentale, e l’applicazione alle immagini può sembrare arbitraria rispetto alla visione tradizionale, ma obbedisce alla logica che impongono i colori stessi: il pittore assembla i colori come il musicista assembla le note. Le riflessioni sul colore partono dalle teorie di Eugène Chevreul, in particolare la legge del contrasto simultaneo dei colori pubblicata nel 1839 che ha ispirato il movimento impressionista e in parte i divisionisti, i quali tentano di restituire le instabilità della luce. Il colore puro uscito direttamente dal tubo, la cui invenzione si fa risalire al 1840, incarna la base di una pittura spesso realizzata all’aria aperta: il colore, applicato con piccole pennellate, abbandona la linea, il disegno e gioca con i contrasti per esaltare le impressioni fugaci di fronte ai paesaggi. L’occhio restituisce allora la sensazione della luce che il pittore compone in piccoli tocchi colorati.
Nel celebre piccolo olio su tela Mur rose [de l’hôpital d’Ajaccio], 1898, che rappresenta l’ospedale di Ajaccio, il blu e il rosa/arancio del muro fanno già pensare, come illustra nel suo libro Jacques Poncin, alla transizione verso il periodo fauve.
Il paesaggio e la luce della Corsica sono un catalizzatore per questa riflessione sul colore, i riflessi delle nuvole che scintillano sull’acqua del mare scompongono questa sostanza labile che si presta facilmente a tutte le trasformazioni. L’incontro con la luce del Mediterraneo permette a Matisse, scrive lo storico dell’arte Schneider, di trovare la giustificazione ottica per accelerare questo processo: l’artista privilegerà ancora la rappresentazione della natura, tema già affrontato dagli impressionisti, ma con lui questi piccoli tocchi si trasformano in piccole macchie che suggeriscono delle forme più che descriverle. Il paesaggio si scompone in una quantità infinita di tonalità prive di una delimitazione distinta tra gli elementi che si fondono. Si può dire che il paesaggio è il frutto di una percezione, una somma in cui il dettaglio è subordinato all’insieme. Non è una semplice coincidenza se la figura umana è poco presente nell’opera di Matisse durante il periodo corso.
Ma tornando al ricordo della Corsica Matisse dirà: “Cest à Ajaccio que jai eu mon grand émerveillement pour le Sud que je ne connaissais pas encore. Bientôt me vint comme une révélation, lamour des matériaux pour eux-mêmes. Je sentis se développer en moi la passion de la couleur”.

Henri Matisse, Collioure, rue du soleil, 1905, olio su tela. Musée départemental Matisse, Le Cateau-Cambrésis © Succession H. Matisse. Photo © Musée départemental Matisse - Philip Bernard
Henri Matisse, Collioure, rue du soleil, 1905, olio su tela. Musée départemental Matisse, Le Cateau-Cambrésis © Succession H. Matisse. Photo © Musée départemental Matisse – Philip Bernard

MATISSE E LA CORSICA

Quando nel 1898 Matisse sbarca ad Ajaccio, è spinto dalla voglia di lasciare Parigi, di allontanarsi del suo maestro Gustave Moreau e dall’atelier. Nella prima tappa di questo anno sabbatico in libertà, lontano dal Louvre e dagli insegnamenti del suo maestro, si era recato a Londra per scoprire i cieli di Turner, dice Dominique Szymusiak, la curatrice della mostra, ma è la scoperta del Mediterraneo a segnarlo davvero. La geografia di Matisse è tracciata: Parigi, Collioure, St. Tropez, Nizza, Vence, l’Algeria, la Polinesia, tutte tappe fondamentali nel suo percorso pittorico. La mostra vuole sottolineare l’importanza di questo breve soggiorno iniziatico, che costituisce il periodo meno studiato nella geografia di Matisse.
Tutto è iniziato grazie alla passione e alla ricerca di Jacques Poncin, studioso di Ajaccio e autore della monografia Matisse à Ajaccio 1898 lumière et couleur révélées, pubblicata nel 2017. La determinazione di Poncin ha permesso di costruire ad Ajaccio una “promenade Matisse”, inaugurata nel maggio 2019 e di acquisire nel dicembre dello stesso anno La mer en Corse, le Scoud (1898).

François Peraldi, Vue du port d’Ajaccio en 1882, 1882, olio su tela. Ajaccio, Palais Fesch Musée des Beaux Arts © Ville d’Ajaccio Palais Fesch
François Peraldi, Vue du port d’Ajaccio en 1882, 1882, olio su tela. Ajaccio, Palais Fesch Musée des Beaux Arts © Ville d’Ajaccio Palais Fesch

LA MOSTRA SU MATISSE AD AJACCIO

Per realizzare questa ambiziosa mostra in un museo che non ha la vocazione di esporre arte moderna, la curatela è stata affidata a due specialisti: lo storico Jacques Poncin, appunto, e Dominique Szymusiak, direttrice dal 1980 al 2012 del museo Matisse di Le Cateau-Cambresis.
La mostra offre un percorso cronologico che porta alla scoperta dell’evoluzione del lavoro dell’artista, dalle prime tele dipinte en plein air in Bretagna nel 1895 fino all’avvento del Fauvisme nel 1905, come conseguenza di questa scoperta del colore durante il soggiorno di sei mesi in Corsica nel 1898.
Nella prima sala sono illustrate le premesse delle sperimentazioni intorno al colore puro e alle variazioni di luce intraprese da Matisse durante l’estate trascorsa in Bretagna, poi, in una sala circolare, è protagonista la Corsica del XIX secolo attraverso la presentazione di vari documenti provenienti principalmente dalla collezione del museo. L’obiettivo è mettere in scena Ajaccio, allora una popolare località di villeggiatura invernale che Matisse e sua moglie scoprono quando sbarcano sull’isola. A spiccare sono il caffè Buonaparte, dove Matisse scrisse le sue lettere, la villa di La Rocca, dove la coppia soggiornò, e le isole Sanguinarie e altri siti turistici nella baia di Ajaccio. Ma anche l’ospedale, il moulin Cuneo d’Ornano, i suoi giardini, il museo Fesch di cui Matisse critica lo stato d’abbandono.
Il cuore dell’esposizione è rappresentato da una ventina di tele selezionate fra quelle che Matisse dipinse durante il suo soggiorno in Corsica, alcune delle quali sono prestiti eccezionali da parte di collezioni pubbliche e private, come quelle del Museo Pushkin di Mosca, del Musée des Beaux-Arts di Bordeaux, del Musée Matisse di Nizza, del Musée National d’Art Moderne di Parigi e della famiglia Matisse.
La terza sezione restituisce l’emozione estetica che il pittore aveva provato di fronte ai paesaggi e alla vegetazione della Corsica, una meraviglia che generò un autentico sconvolgimento della sua pratica pittorica. Scrive Matisse: “Non lavoro più che per me stesso, mi sono salvato! Ho sentito la passione per il colore”.
La luce della Corsica gli offre infinite possibilità che si concretizzano nell’introduzione di nuovi colori nelle sue opere. L’ultima tappa del percorso mostra come Matisse, al suo ritorno dalla Corsica, abbia continuato a sperimentare liberandosi sempre di più dalle convenzioni e dando definitivamente la priorità al colore puro. Tutto lascia pensare che per Matisse la Corsica, lontano da Parigi e lontano dall’accademia e dai circuiti artistici, sia stata l’equivalente della Bretagna per Gauguin.

Elisabetta Villari

Corti // fino al 30 dicembre 2021
1898, Matisse en Corse, «Un Pays Merveilleux»
MUSÉE DE LA CORSE
www.museudiacorsica.corsica

Dati correlati
AutoreHenri Matisse
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Elisabetta Villari
Elisabetta Villari, docente all’Università di Genova (DIRAAS), dove insegna Antropologia dell’immagine del mondo greco e antropologia del mondo antico. È stata invitata all’ENS a Parigi e all’UCSC in California come visiting professor. Ha tenuto seminari anche all’EPHE, all’INHA a Parigi e all’EHESS e ha svolto conferenze in molte università straniere. Dal 2005 ha organizzato a Genova una serie di incontri internazionali: le Giornate Warburghiane in collaborazione con istituzioni italiane e straniere. Ha collaborato con il Manifesto. Ha curato e scritto articoli per riviste straniere e libri, fra i quali “Walter Benjamin, Il viaggiatore solitario e il flâneur” (Melangolo 1998), “Musica corporis” (Brepols Turnhaut 2008), “Aby Warburg antropologo dell’immagine” (Carocci 2014), “Il paesaggio e il sacro” (De Ferrari 2013), “Politeismi antichi” Gup 2019.