A cent’anni dalla nascita di Vico Magistretti, un ricco programma di iniziative ed eventi permetterà ad appassionati e studiosi di tuffarsi nell’universo creativo di uno dei designer italiani più celebrati al mondo. A dare inizio alle celebrazioni è stata l’inaugurazione dell’archivio digitale, lo scorso 7 gennaio. Ne abbiamo parlato con Rosanna Pavoni, diretto-re scientifico della Fondazione Vico Magistretti, che ci ha svelato in anteprima tutti gli ap-puntamenti di questo ricco 2020.

Partiamo dalla digitalizzazione degli archivi. Quali obiettivi vi aspettate di raggiungere?
Il primo obiettivo è sicuramente di conoscenza, da un lato delle opere di Magistretti e dall’altro del suo metodo di lavoro. Nell’elaborazione dell’archivio abbiamo, infatti, conservato lo schema organizzativo adottato dallo studio, che vedeva i progetti suddivisi per committenti o aziende. Gli schizzi presenti sono importanti, ma lo sono anche – e in certi casi molto di più – le assenze, che ci aiutano a comprendere quanto il lavoro di Vico fosse effettivamente un’opera di concetto.

Cosa significa?
Che da noi mancano spesso i disegni definitivi o esecutivi: sono in possesso delle aziende e non se ne occupava l’architetto.

Il secondo obiettivo?
Questo è stato anche un lavoro di tutela, che consentirà a tutti di fruire liberamente dei disegni senza correre il rischio di danneggiarli in alcun modo. Ovviamente, ci aspettiamo una valorizzazione della figura di Magistretti. L’archivio digitale è fortemente autoriale e mira, con i suoi dieci percorsi, a mostrare le relazioni tra i progetti, per scardinare l’idea  che esistano un Magistretti designer e un Magistretti architetto: lui era entrambe le cose e le era insieme!

Tavolo Vidun, De Padova 1987 © Vico Magistretti, Fondazione studio museo Vico Magistretti
Tavolo Vidun, De Padova 1987 © Vico Magistretti, Fondazione studio museo Vico Magistretti

L’archivio però non contiene tutti i progetti. Come sono stati selezionati?
Abbiamo digitalizzato circa il 65% dei lavori, tra progetti realizzati e altri rimasti solo su carta. Come dicevo, siamo partiti da una necessità di tutela nei confronti dei progetti che ci venivano maggiormente richiesti e che con il passare del tempo avrebbero finito con l’essere rovinati. A partire da questi abbiamo visto nascere di volta in volta nuove relazioni e siamo arrivati a coprire la quasi totalità dei lavori di Vico.

Quali saranno i prossimi step del progetto?
Sicuramente un primo obiettivo è ampliare l’archivio digitale, arrivando a comprendere la totalità dei documenti in nostro possesso. Dal mese di febbraio, inoltre, tutto il sito, comprese le schede autoriali, sarà disponibile anche in inglese, grazie a un finanziamento del Ministero degli Esteri. Infine vorremmo aprire l’archivio a nuovi contributi e interpretazioni esterne, trasformandolo in un centro di ricerca.

Questo è l’anno del centenario di Magistretti. Quali iniziative saranno curate dalla Fondazione nei prossimi mesi?
È già partita a Colonia la prima di una serie di mostre itineranti organizzate con gli Istituti Italiani di Cultura all’Estero e con l’appoggio del Ministero degli Esteri. Con queste iniziative desideriamo portare Vico in giro per il mondo. Si tratta di mostre leggere, basate su disegni digitalizzati e su qualche oggetto di sua ideazione.

Lampada Eclisse, Artemide 1967 © Vico Magistretti, Fondazione studio museo Vico Magistretti
Lampada Eclisse, Artemide 1967 © Vico Magistretti, Fondazione studio museo Vico Magistretti

Dove sarà allestita la mostra dopo la tappa di Colonia?
Le prossime tappe saranno Stoccolma, Metz, Strasburgo, Praga, Berlino e altre fino a New York. Il 20 marzo, in occasione dell’Italian Design Day, sarà organizzata una piccola mostra in cento istituti sparsi per il mondo, con cui celebreremo insieme il compleanno di Vico. Ancora, il 9 aprile, sarà inaugurata presso la nostra Fondazione la mostra 1 10 100 Vico Magistretti. Da non dimenticare Storie d’oggetti, l’esposizione che dal 21 aprile in via Leopardi a Milano vedrà 12 oggetti ormai fuori produzione, disegnati da Vico e reinterpretati dai giovani fotografi dell’ECAL, l’Ecole Cantonale d’Art di Losanna. Ci sarà poi la grande mostra del 19 aprile in Triennale di Milano. In autunno, infine, promuoveremo un convegno internazionale per riflettere sul significato del patrimonio archivistico e sensibilizzare sulla necessità della sua ampia fruibilità.

Ci parli meglio di quello che ci aspetterà in Triennale
Quella della Triennale, curata dal bravissimo Gabriele Neri, sarà la prima grande mostra sull’intera opera di Vico Magistretti. L’obiettivo, come è stato per la digitalizzazione dell’archivio, sarà quello di far conoscere la figura di un professionista nei suoi diversi, ma organici, ambiti progettuali: l’architettura, il design, gli allestimenti. Offriremo al visitatore la possibilità di ammirare per la prima volta disegni inediti di architettura, approfondendo i temi cruciali della carriera di Magistretti.

Su cosa verterà, invece, la mostra 1 10 100 Vico Magistretti presso la Fondazione?
Con questa mostra riproporremo qui, tra i muri di queste stanze, l’ambiente originale in cui lavorava Vico, sempre affiancato dall’instancabile geometra Franco Montella. L’allestimento, tra gli arredi originali, conservati dalla famiglia, ospiterà materiali archivistici su Milano, il design italiano e la carriera d’architetto.

In conclusione, quale eredità di Vico rimane, per le generazioni di oggi, in ciascuna delle discipline in cui è espresso?
Come dicevo, è bene considerare l’opera di Magistretti sotto un aspetto unitario. Già Vico, negli ultimi anni della sua attività, si rese conto che molto stava cambiando, che stava venendo meno il rapporto diretto tra il progettista e il produttore o il committente. Ma quello che Vico ci ha insegnato è che la qualità del prodotto dovrebbe sempre essere al centro del lavoro di un architetto. Molti oggetti di Magistretti sono senza tempo perché si basano su un concetto forte, che supera ogni forma di decorativismo e resta comprensibile a tutti. E poi sicuramente il suo approccio progettuale. Lui guardava avanti, ma senza dimenticare le sue origini. Trovo che questo sia importante, perché dona a un progetto una qualità particolare, che supera i limiti temporali, facendolo apprezzare anche in futuro. Ne sono esempi la sedia Carimate, con il suo inserto in paglia, o i progetti per le ville al mare, che sempre dialogano con il contesto storico e geografico in cui si inseriscono.

Giuseppe Galbiati

www.vicomagistretti.it

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Giuseppe Galbiati
Nato a Monza nel 1995, Giuseppe Galbiati è laureato in Ingegneria Edile – Architettura presso il Politecnico di Milano. Partecipa attivamente agli eventi culturali dedicati all’architettura in Italia e all’estero. Si occupa in particolar modo di restauro e valorizzazione del patrimonio architettonico moderno, tema di ricerca sul quale svolge il proprio dottorato all’Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne. Sempre a Losanna ha collaborato a indagini in campo urbanistico e sociologico.