In occasione di “Eden”, la personale di Fausto Melotti appena conclusasi a Zurigo, abbiamo intervistato Edoardo Gnemmi, direttore della Fondazione intitolata al grande artista. Per parlare dell’influenza del maestro trentino sull’arte contemporanea, di catalogazione, rarità, di mercato e delle peculiarità della mostra.

Appena conclusasi da Hauser & Wirth a Zurigo, la monografica Eden ha riletto l’opera di Fausto Melotti (Rovereto, 1901-MIlano, 1986), dimostrandone ancora una volta l’ecletticità (pur nella coerenza), l’ironia e la leggerezza, che vanno di pari passo con il rigore intellettuale. Parola a Edoardo Gnemmi, direttore della Fondazione Melotti, per approfondire i vari aspetti del maestro trentino (artistici, storici, di mercato) e della sua attualità.

Quali sono le particolarità che hanno caratterizzato la mostra da Hauser e Wirth? L’esposizione è stata presentata come un’inedita indagine curatoriale dell’opera di Melotti…
L’opera di Fausto Melotti è stata spesso presentata per medium o tipologia di opera (penso ad esempio ai teatrini, alle ceramiche, agli acciai, ai bassorilievi…) oppure enfatizzandone la dimensione musicale. La mostra Eden alla galleria Hauser & Wirth di Zurigo ha messo invece in scena un paesaggio ancestrale, quasi mitologico, popolato da streghe, giganti, leoni, giraffe, alberi, specchi d’acqua e ninfee, indipendentemente dal materiale delle opere. Così facendo ho voluto anche evidenziare la personale, straordinaria elaborazione, a volte quasi ludica, dei drammi della Seconda Guerra Mondiale ai quali Melotti ha assistito.

A questo proposito: quale fu la posizione di Melotti rispetto alle questioni del suo tempo? Nella sua arte, la forma era un commento sul mondo (come nel caso, per esempio, di artisti quali Mario Nigro)?
Tragedie come le guerre mondiali o le conseguenze dei regimi dittatoriali hanno segnato profondamente la sua vita e ispirato diverse sue opere. Come esplicitato nella mostra a Zurigo, nonostante la drammaticità dei temi presi in considerazione, Melotti sembra sempre inneggiare alla speranza, alla poesia dell’arte. Non sono molti gli artisti in grado di strappare un sorriso di gioia e far riflettere al contempo.

Fausto Melotti, Cavallino, 1955 ca. © Fondazione Fausto Melotti, Milano. Courtesy the Foundation and Hauser & Wirth
Fausto Melotti, Cavallino, 1955 ca. © Fondazione Fausto Melotti, Milano. Courtesy the Foundation and Hauser & Wirth

L’unicità di Melotti risiede nella sua capacità di alternare e coniugare un lato più essenziale e uno più “espressivo”; in un uso calcolato della precarietà, della provvisorietà; in una fusione peculiare tra scultura e pittura, tra “fine art” e riferimenti alle arti minori… Qual è la lezione che ha lasciato, in cosa risiede la sua attualità?
Melotti è stato un artista che ha sperimentato incessantemente per circa sessant’anni e ha continuamente intrapreso nuove direzioni nella sua arte. Nei suoi iconici e meravigliosi “disegni nello spazio”, dal 1959 in avanti, ad esempio, realizza una personalissima sintesi tra astrazione, figurazione, movimento, luce, evanescenza, colori e materiali.

Quanto riattualizzava tecniche tradizionali e quanto invece inventava un modo solo suo, anche tecnicamente, di usare mezzi come la ceramica?
Melotti ha sperimentato con tutti i materiali possibili, dal gesso al ferro, dall’acciaio alla ceramica, dalla pietra al rame. Il materiale non era importante. Erano fondamentali invece la modulazione nello spazio, la sintesi e l’armonia. Per quanto riguarda le ceramiche sono opere realizzate con tale abilità, con impasti particolari e di tale fattura che molti pensano abbia brevettato una tecnica personale.

Musica e studi scientifici: quanto influirono sullo sviluppo della poetica dell’artista?
Gli studi in ingegneria, ma anche lo studio delle leggi del contrappunto musicale, hanno sicuramente dato una forte impronta “matematica” e “geometrica” a un artista che sapeva coniugare lirismo e razionalità in maniera del tutto particolare e sorprendente.

Fausto Melotti, Senza titolo, 1958 © Fondazione Fausto Melotti, Milano. Courtesy the Foundation and Hauser & Wirth
Fausto Melotti, Senza titolo, 1958 © Fondazione Fausto Melotti, Milano. Courtesy the Foundation and Hauser & Wirth

Esiste un aspetto della sua produzione ancora da scoprire, poco visto?
Le tecniche miste su carta sono un corpus di lavori che solo di recente sta attirando l’attenzione di musei e collezionisti. Sono molto eterogenee, sia nei soggetti che nelle tecniche, possono essere figurative, astratte, collage, bozzetti per sculture, con bruciature…

Quali sono le attività principali portate avanti dalla Fondazione?
La Fondazione Fausto Melotti si occupa principalmente dell’attività di certificazione e catalogazione dell’opera del maestro e coadiuva le mostre e gli studi inerenti tutta la sua produzione non solo artistica, ma anche letteraria, decorativa, musicale.

Come si strutturano i rapporti di collaborazione tra la Fondazione e Hauser & Wirth?
La Galleria Hauser & Wirth rappresenta l’artista, l’Estate e la Fondazione in tutto il mondo. Insieme tuteliamo e promuoviamo la conoscenza dell’artista, le esposizioni e ogni iniziativa su Melotti, cercando di far comprendere a fondo la sua arte.

Fausto Melotti. Eden. Installation view at Hauser & Wirth, Zurigo 2017. © Fondazione Fausto Melotti, Milano. Courtesy the Foundation & Hauser & Wirth
Fausto Melotti. Eden. Installation view at Hauser & Wirth, Zurigo 2017. © Fondazione Fausto Melotti, Milano. Courtesy the Foundation & Hauser & Wirth

Qual è oggi la considerazione a livello internazionale di Melotti? E il mercato lo riconosce giustamente o ci sono margini di crescita?
Negli Anni Sessanta Fontana e Melotti erano considerati i due artisti milanesi più importanti della loro generazione (Manzoni era di trent’anni più giovane), ma per una serie di motivi le loro carriere non hanno seguito un percorso affine post mortem. Uno dei compiti della Fondazione e della Galleria Hauser & Wirth è quello di promuovere l’opera di Melotti all’estero, in particolare in America e in Asia, restituendone la giusta importanza nella storia dell’arte del Ventesimo secolo.

A che punto si è giunti con la catalogazione? Si tratta di un artista che pone problemi dal punto di vista della contraffazione?
L’intero catalogo dell’opera di Melotti, salvo rare aggiunte, è chiaro e definito da circa trent’anni grazie al serio lavoro della figlia e di un professionista di primo livello come Germano Celant, che ha dato il suo apporto nei primi Anni Novanta. Questo è fuori dal comune in Italia e vogliamo renderlo ancor più eccezionale riversando online, e quindi gratuitamente in tutto il mondo, il materiale che già abbiamo da decenni. Le contraffazioni esistono, chiaramente, per cui consiglio vivamente a qualsiasi collezionista o gallerista di verificare con la Fondazione l’autenticità di un’opera prima di acquistarla.

Stefano Castelli

www.fondazionefaustomelotti.org
www.hauserwirth.com

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AutoreFausto Melotti
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Stefano Castelli
Stefano Castelli (nato a Milano nel 1979, dove vive e lavora) è critico d'arte, curatore indipendente e giornalista. Laureato in Scienze politiche con una tesi su Andy Warhol, adotta nei confronti dell'arte un approccio antiformalista che coniuga estetica ed etica. Nel 2007 ha vinto il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli. Pubblica regolarmente i suoi articoli dal 2007 su Arte, dal 2011 su Artribune e dal 2018 su IL-mensile de Il Sole 24 ore. Collabora anche con Antiquariato. Dal 2004 a oggi ha curato numerose mostre in spazi privati e pubblici, di artisti affermati ed emergenti. Dal 2016 è nel comitato curatoriale del Premio arti visive San Fedele. Nel 2020 ha pubblicato il saggio "Radicale e radicante – Sul pensiero di Nicolas Bourriaud" (Postmediabooks) e tradotto il saggio "Inclusioni" di Nicolas Bourriaud (Postmediabooks).