La forza della “nuova” miart parte dalla continuità con le edizioni firmate Vincenzo De Bellis, ma con un forte impulso internazionale, sancito dal debutto di molte top galleries. Alessandro Rabottini racconta la sua prima fiera da direttore.

Non potrei essere più soddisfatto e riconoscente nei confronti degli attori presenti in città e attivi nella promozione dell’arte moderna e contemporanea”. Siamo giunti alla vigilia dell’inaugurazione della 22esima edizione di miart, la fiera d’arte milanese di scena dal 30 marzo al 2 aprile, e il neodirettore Alessandro Rabottini confida ad Artribune le sue impressioni sul clima che si respira a Milano, pronto ad ascoltare quelle degli osservatori quando la sua fiera avrà aperto i battenti. “Dai musei pubblici alle fondazioni private, dalle gallerie agli spazi non profit fino ai progetti nati in occasione di questa settimana in luoghi non solitamente deputati all’arte, Milano si presenta per quello che è in questo momento: una capitale internazionale della creatività colta in un momento magico”.
Una Milano – lo notavamo nei giorni scorsi – che entra davvero in un inedito periodo frenetico quanto virtuoso sul fronte creativo: visto che quest’anno, oltre a miart e Design Week, che già da qualche anno sono un unico lungo evento, in due momenti distinti ma senza soluzione di continuità, e che anzi sempre di più tendono ad incrociarsi, dopo una breve sosta per la Pasqua ci sarà anche la neonata fiera dell’editoria Tempo di libri. Sarebbe pensabile a questo punto far coincidere miart e Salone del Mobile, facendo davvero di Milano per una settimana la capitale mondiale della creatività? “Credo sia sano per entrambi gli eventi mettere il proprio pubblico e gli espositori nelle migliori condizioni di lavoro e di permanenza in città, senza sovraffollare le agende di entrambi con una sovrapposizione di eventi che non gioverebbe né a miart né al Salone”, risponde lui. “Attraverso il tandem tra miart e Salone del Mobile Milano vive due settimane incredibili ma di cui bisogna rispettare ambiti e specificità”.

miart 2016
miart 2016

EVENTO POLIFONICO E INCLUSIVO

Cresce dunque l’attesa per verificare sul campo lo stato di salute dell’evento meneghino, che negli ultimi anni ha fatto – questo è riconosciuto un po’ da tutti – passi da gigante rispetto alla scena nazionale, ma forse deve crescere ancora per giungere a dire la propria anche oltreconfine. E cresce l’attesa per capire se il format proposto dal nuovo direttore vada in quella direzione, e con che passo. “Questo format non è ‘mio’”, tiene a specificare Rabottini, “ma la naturale prosecuzione di una strada intrapresa negli ultimi anni da Fiera Milano sotto la precedente direzione di Vincenzo De Bellis, quindi direi ‘nostro’, dato il mio coinvolgimento sin dall’inizio del nuovo corso di miart. L’energia in città è tanta, sento attesa ed entusiasmo, ci sono la qualità del fare italiano e le presenze internazionali… Io spero che siano in tanti a sentirsi partecipi di questa fiera e di quello che accade in città, perché l’ottica con cui abbiamo lavorato sin dall’inizio è quella di un evento polifonico e inclusivo”.

Alessandro Rabottini (foto Thierry Bal)
Alessandro Rabottini (foto Thierry Bal)

20 GALLERIE IN PIÙ RISPETTO AL 2016

La forza della “nuova” miart parte dunque dalla continuità. E non è poco, in un ambiente nazionale che quest’anno vede rinnovi ai vertici delle tre principali fiere, Bologna e Torino, oltre a Milano. Con vantaggi nell’innesto di energie nuove sicuramente, ma anche con qualche rallentamento nella definizione di identità forti per rassegne che a diverso titolo ne avrebbero un gran bisogno. Continuità, sì, ma con una progressione che il nuovo direttore non nasconde certo: “In poche parole è difficile sintetizzare il lavoro di un anno e l’impegno che Fiera Milano e tutto il team hanno messo in questo progetto, ma sicuramente direi che uno dei punti forti sono le 20 gallerie in più rispetto allo scorso anno, gallerie di enorme prestigio per la prima volta a una fiera italiana”.
Ed è proprio qui che emergono i passi avanti sul fronte internazionale: con l’esordio certamente di impatto di gallerie come Gladstone (New York-Bruxelles), Marianne Boesky (New York), A Gentil Carioca (Rio de Janeiro), Alison Jacques e Nahmad Project (Londra), Art:Concept (Parigi), Gregor Podnar (Berlino), Zeno X (Anversa). Altre novità? Le sintetizza ancora Rabottini, ritagliando preziosi attimi fra i mille appuntamenti dell’antivigilia: “Il doppio dei premi rispetto alle scorse edizioni e dei partner che ci hanno permesso questo risultato, 60 curatori e direttori di musei coinvolti nelle giurie e nei talk, una nuova sezione On Demand che porterà in fiera il rapporto vitale tra collezionista e opera, e una Milano Art Week ricchissima di mostre ed eventi. Non ultimo una conferma per tutti fondamentale: i 100.000 euro del Fondo di Acquisizione Fondazione Fiera Milano ‘Giampiero Cantoni’ che permetterà l’acquisto di opere per l’incremento della collezione della Fondazione”.

Massimo Mattioli

Milano // dal 31 marzo al 2 aprile 2017
preview 30 marzo dalle ore 11 alle 19 (solo su invito)
FIERAMILANOCITY
Viale Scarampo
www.miart.it

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CuratoreAlessandro Rabottini
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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.