Alcuni dei protagonisti ci raccontano i retroscena di “Felicità” (la campagna sui musei statali)
Nasce per promuovere i musei italiani e l’App ideata per facilitarne la visita “Felicità”, l’opera video corale realizzata con la regia di Luca Finotti e il coinvolgimento di numerosi protagonisti, si è rivelata un lavoro corale. Così, per approfondire, ne abbiamo parlato con alcuni di loro…
Felicità, campagna di comunicazione del Ministero dei Beni Culturali ideata per promuovere il Sistema museale nazionale e l’app Musei Italiani, sviluppata dalla Direzione generale Musei nell’ambito del PNRR Accessibilità, continua a far parlare di sé, in quanto lavoro innovativo e corale. Così, per approfondire, dopo averne parlato con il regista Luca Finotti, abbiamo incontrato alcuni dei protagonisti per scoprire con loro gli insights di questo grande progetto che ha coinvolto moltissimi esponenti dal mondo della cultura, dell’arte e dello sport, portandoli in oltre 40 location diverse in tutta Italia. In particolare, ne abbiamo parlato con l’art director Paola Manfrin, l’editor e VFX creative director per il progetto Felicità Federica Intelisano e due protagonisti del progetto: Niccolò Pirosu, atleta paralimpico ipovedente, l’AI Artist Vlady Dupuy.

Parola a Paola Manfrin, direttrice artistica di “Felicità”, la nuova campagna del MIC
Qual era l’obiettivo che volevate raggiungere con il progetto?
Con Luca Finotti siamo partiti proprio chiedendoci come promuovere l’app Musei Italiani, rendendo virale il gesto stesso di scaricarla, per trasmettere l’idea che con questa nuova piattaforma l’arte diventa davvero accessibile a tutti. Un obiettivo raggiunto attraverso il forte senso di appartenenza che abbiamo creato rappresentando il pubblico all’interno dei musei in modo estremamente creativo.

Che ruolo ha avuto la regia di Luca Finotti in questo percorso?
Essenziale, perché la sua visione, immaginifica, variopinta, lontana dai cliché sobri e talvolta didascalici della comunicazione istituzionale ci ha permesso di svolgere un lavoro corale con creativi da tutto il mondo, che hanno contribuito con appassionanti immagini digitali. Certo, non è stato semplice racchiudere in soli 5 minuti tutti gli elementi di Felicità, dalla contaminazione tra le arti alla massima attenzione all’accessibilità, uno dei cardini dell’intero progetto.
Rispetto alla comunicazione tradizionale quali sono state le peculiarità di “Felicità”?
La differenza sta negli obiettivi. La comunicazione di “consumo” nasce per vendere prodotti; mentre, culturale, invece, non “vende” ma promuove attività, valori e contenuti legati alla cultura, all’arte e al patrimonio. La mission è sensibilizzare, educare, coinvolgere. Comunicando tematiche sociali e culturali si avvale di un linguaggio emotivo, riflessivo e artistico .
Qual è stato il vostro target di riferimento?
L’idea era di non avere “un target” per essere più che mai inclusivi, abbracciando un pubblico ampio e vario, composto da persone di età, interessi e caratteristiche differenti, per suscitare in ognuno il desiderio di visitare un museo, un sito archeologico o un luogo della cultura. L’accessibilità è stato un tema centrale nella costruzione del progetto, volevamo che tutti si sentissero coinvolti e rappresentati.
L’opera video ha richiesto un procedimento lungo e complesso. Come si è evoluto?
Il progetto realizzato con il Ministero della Cultura è stato sviluppato in più di un anno in oltre 40 location museali con talent internazionali e l’intervento di digital artist tra cui Humberto Cruz, Vlady Dupuy, Spacekkabbi, il collettivo Team Rolfes e altri 25 studi creativi internazionali. Tra i vari protagonisti, molti sono stati gli atleti provenienti dal mondo dello sport olimpico e paralimpico, tra cui Larissa Iapichino -Villa Medicea della Petraia, Firenze; Ambra Sabatini -Gallerie degli Uffizi, Firenze, portabandiera dell’Italia ai Giochi Paralimpici di Parigi 2024; Alessandro Ossola – Museo Egizio di Torino; Assunta Legnante – Museo Tattile Statale “Omero” di Ancona; Sandra Truccolo e Daniele Scarpa – Palazzo Grimani – Venezia.
“Felicità” è accompagnata dall’omonimo brano di Raffaella Carrà. Perché lo avete scelto e che ruolo ha avuto la musica nella costruzione emotiva del film?
Raffaella Carrà - voluta fortemente da Luca - si è rivelata una scelta vincente sotto ogni punto di vista per i numerosi significati e valori che veicola. È stata una paladina dell’inclusione capace di parlare a tutti trasmettendo energia ed entusiasmo. Il brano Felicità porta con sé un forte carico simbolico e narrativo. Il titolo richiama un sentimento universale e il ritmo rispecchia ciò che volevamo costruire: qualcosa di immediato, coinvolgente e memorabile. La sua forza evocativa rimanda agli Anni Sessanta, un’epoca in cui la pubblicità oltre al compito di vendere, aveva quello di educare, accompagnare e creare un immaginario collettivo. Ciò che speriamo di essere riusciti a fare anche noi.
Parola all’editor Federica Intelisano, VFX Creative Director di “Felicità”
Cosa ti ha portato ad aderire al progetto “Felicità”?
L’arte ha sempre fatto parte del mio percorso, ancora prima del mio lavoro. È uno di quei luoghi in cui torno quando ho bisogno di ispirazione o di connessione interiore. Per questo mi ha colpito molto l’idea di raccontarla in un modo così umano, lontano dall’immagine del museo come qualcosa di distante o riservato a pochi. Poi credo fermamente nell’app Musei Italiani che il progetto veicola, uno strumento essenziale per avvicinare le persone ai luoghi della cultura con naturalezza, senza togliere nulla alla loro profondità.

Com’è andata la collaborazione con Luca Finotti?
Conoscendo la sua sensibilità sapevo che non si sarebbe limitato a raccontare i musei, ma il rapporto che ognuno può avere con l’arte. Il sottotesto del film, il modo in cui parla di connessione, identità e emozioni mi corrisponde. Felicità è uno di quei progetti che ti permettere di crescere in modo verticale e multidirezionale. Un composto colloidale in cui ogni artista ha portato una materia diversa, una propria sensibilità e un proprio linguaggio. Nessuno si è dissolto nell’altro e proprio questa coesistenza ha dato forma a qualcosa di nuovo, che esiste solo grazie all’equilibrio tra tutte le persone coinvolte, tenute insieme dalla visione del regista.
Da editor e VFX creative director del progetto, quale ritieni che sia stato il tuo contributo?
Per me il montaggio non è mai solo mettere insieme delle immagini. È il momento in cui un film trova la sua voce e la sua luce. Il mio ruolo è quello di diventare un’estensione dello sguardo del regista, traducendone la sensibilità in ritmo, emozione e significato. Lavorando con Luca da anni si è creato un rapporto di fiducia che mi permette di entrare nel processo creativo in modo molto naturale, lasciando emergere la mia autorialità nella creazione di connessioni, costruendo il linguaggio del film e trovando un equilibrio tra istinto e racconto. Elementi che in questo progetto ho declinato in maniera ancor più personale. Più che raccontare una storia fatta di storie, mi è sembrato di camminarci dentro. Prendendo io stessa parte ad un viaggio che continuerà ad accompagnarmi.
Parola ai talent dell’opera video “Felicità”
Niccolò Pirosu atleta paralimpico ipovedente ci racconta la sua esperienza in “Felicità”
Cosa ti ha colpito di questo progetto e perché hai scelto di prenderne parte?
Innanzitutto la curiosità, perché non avevo mai vissuto questo tipo di esperienza. Poi mi sono appassionato.

Com’è stato lavorare con Luca Finotti? C’è stato un momento sul set che ti ha aiutato particolarmente a interpretare lo spirito della campagna?
È stato fantastico, sia per la gentilezza e la passione con cui sono stato accolto, sia per la professionalità e l’umanità con cui si è svolto il lavoro. La svolta è stata quando Luca mi ha chiesto di improvvisare permettendomi di tirare fuori a livello espressivo le emozioni che realmente stavo provando, se avessi dovuto attenermi a un copione sarei stato sicuramente più rigido.
Da creator, pensi che iniziative come “Felicità” possano avvicinare le nuove generazioni ai musei e al patrimonio culturale?
Certo, perché rispetto alla solita comunicazione istituzionale Felicità ha un linguaggio meno austero e più attraente, che dimostra come questi luoghi siano frequentabili e fruibili da persone di tutte le età e condizioni. Insomma, offre un’immagine del patrimonio più viva e umana rispetto a come viene presente sulle pagine dei manuali scolastici.
In che modo pensi che il linguaggio digitale possa contribuire a questo dialogo?
Permettendo di modulare la visita attraverso strumenti interattivi, come la App Musei Italiani, penso che il digitale possa far da grimaldello aprendo davvero le porte a tutti. Tenendo sempre presente però che l’esperienza virtuale nasce per ampliare e potenziare la visita live non per sostituirla. Insomma, è auspicabile che il digitale serva per creare ponti tra le generazioni non per tagliarli, ma per costruire un futuro sempre più comunitario e inclusivo.
E ora il punto di vista dell’AI Artist Vlady Dupuy
“Felicità” invita il pubblico a riscoprire il patrimonio culturale italiano attraverso una dimensione emotiva e personale. Cosa ti ha colpito maggiormente del progetto?
Ciò che mi ha colpito di più è stata l’opportunità di far dialogare il mio lavoro con patrimonio artistico italiano. Come artista digitale sono grato di aver avuto la possibilità di confrontarmi con l’eredità dei grandi maestri e di lavorare a contatto con i musei. È stata un’esperienza straordinaria che ho vissuto come un privilegio e una responsabilità. Penso che la prospettiva emotiva e personale costituisca il valore aggiunto di quest’opera video. Perché Felicità non presenta il patrimonio come qualcosa di asettico o distante, ma come una realtà collettiva e condivisa che può far parte della vita di chiunque. Un approccio in sintonia con la mia pratica artistica che non mira a riprodurre la realtà ma a creare momenti cinematografici che incoraggino gli spettatori a immergersi a pieno nell’esistente.

Quali le ragioni principali che ti hanno spinto a partecipare?
Il desiderio di dimostrare che strumenti generativi come l’IA possono dialogare in modo rispettoso con la tradizione artistica; perché, oltre a essere utili a livello tecnico, costituiscono un linguaggio creativo autonomo, che non intende sostituire il passato, ma creare una nuova prospettiva sul presente e avvicinare il patrimonio culturale al linguaggio visivo ed emozionale di oggi. In altre parole, per me l’IA è un’opportunità per ampliare la narrazione visiva e aprire nuove forme di racconto.
Qual ritieni che sia stato il tuo contributo principale?
Spero che estendendo la narrazione oltre ciò che era stato fisicamente ripreso con la costruzione di scene immaginarie, io sia riuscito a offrire agli spettatori una prospettiva complementare e parallela alle riprese reali. Il mio ruolo è stato proprio di aggiungere un’altra dimensione, per ampliare il modo in cui il patrimonio viene percepito e vissuto. Quindi, ho cercato di trasmettere dei significati attraverso dettagli sottili e atmosfere per amplificare l’emozione più che spiegarla.
Ludovica Palmieri
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