In Italia ci vorrebbe l’Amazon delle biblioteche

Altro che Netflix della cultura: per rilanciare l’incredibile patrimonio delle biblioteche italiane si potrebbe attivare una piattaforma ispirata al modello Amazon, che consegna ai lettori i libri presi in prestito in una qualsiasi delle nostre biblioteche

Biblioteca Braidense Sala Maria Teresa © James OMara
Biblioteca Braidense Sala Maria Teresa © James OMara

Una delle sfide principali che il nostro Ministro della Cultura ha condotto negli ultimi anni è stata quella di creare una piattaforma autonoma, e quindi svincolata dalle grandi corporation internazionali, per la diffusione di prodotti audiovisivi legati al mondo della cultura.
Una scelta che, probabilmente, poteva essere affrontata con un approccio differente, sfruttando dapprima le potenzialità di tali canali (Netflix, Prime, ecc.) per creare una domanda, e poi posizionare la piattaforma autonoma.
Una delle problematiche principali legate alla Netflix della cultura, è che non solo la domanda di questi prodotti è ancora molto bassa rispetto a prodotti audiovisivi di più largo consumo, ma anche l’offerta è, in molti casi, ancora tutta da costruire.
Certo non vuol dire che tale canale sarà necessariamente un flop, ma sicuramente richiederà molto tempo e molti capitali prima di poter divenire un consumo abituale degli italiani.
Diverso sarebbe, invece, il destino di una potenziale Amazon delle biblioteche d’Italia: una piattaforma web in cui ciascun cittadino può accedere, scegliere un contenuto (un libro, un dvd, un videogioco) tra quelli disponibili in tutte le biblioteche d’Italia, ordinarlo e riceverlo direttamente a casa propria. Semplice come Amazon. Ma invece che comprare i libri, li prendi in prestito.

Biblioteca Nazionale Centrale di Roma
Biblioteca Nazionale Centrale di Roma

I VANTAGGI DELL’AMAZON DELLE BIBLIOTECHE D’ITALIA

Come la Netflix della cultura, anche questa sarebbe una piattaforma autonoma dalle grandi corporation internazionali, e così come la Netflix della cultura anche questa piattaforma mirerebbe alla diffusione dei consumi culturali. A differenza della piattaforma audiovisiva, però, ci sono un paio di punti che vale la pena approfondire.
L’Amazon delle biblioteche d’Italia conterebbe su un’offerta che esiste già: le nostre biblioteche già hanno a disposizione libri e contenuti destinati al prestito, e quasi tutte le nostre biblioteche hanno un’infrastruttura software connessa;
l’Amazon delle biblioteche d’Italia conterebbe su una domanda potenziale più ampia: anche se lontani dagli standard internazionali, i dati legati alla lettura del nostro Paese hanno dimensioni maggiori rispetto ad altri consumi culturali;
l’Amazon delle biblioteche d’Italia diffonderebbe il consumo culturale senza trasposizioni: il video di uno spettacolo teatrale, se il video e lo spettacolo sono buoni, è un consumo emozionante, ma ne rappresenta in ogni caso una trasposizione. Il libro che ti arriva a casa è invece lo stesso libro che compreresti in libreria. Se sei abituato a leggere libri cartacei, ordini una copia cartacea, se invece preferisci gli e-book, ordini un e-book (e in questo caso non c’è nemmeno bisogno di attendere il corriere).
Certo, un servizio del genere richiede comunque lavoro, competenze e impegno economico. E sicuramente quest’ultimo potrà sembrare un ostacolo. Ma lo è solo in apparenza.
Quanti soldi si spendono ogni anno per la gestione e il mantenimento delle biblioteche in Italia? Quanto costa, oggi, per un Comune, aprire una nuova biblioteca dove tale istituzione non è presente? Quanti libri vanno acquistati prima che una biblioteca possa essere fornita?
Quante copie vengono tenute nei magazzini senza che mai nessuna di essa venga realmente diffusa? Una piattaforma unitaria non farebbe altro che razionalizzare le politiche di approvvigionamento, riducendo, nel medio periodo, i costi di gestione e riducendo, soprattutto, i costi di apertura di nuove biblioteche. Il tutto incrementando esponenzialmente i possibili utenti, favorendo la lettura e favorendo, al tempo stesso, anche la visita reale in biblioteca. Già, perché prima che qualcuno possa pensare che l’Amazon delle biblioteche d’Italia possa sostituire le biblioteche reali, è giusto prendere atto che la funzione che le biblioteche svolgono e sempre più svolgeranno nella nostra vita non si limita più al prestito di libri.

Una piattaforma web in cui ciascun cittadino può accedere, scegliere un contenuto (un libro, un dvd, un videogioco) tra quelli disponibili in tutte le biblioteche d’Italia, ordinarlo e riceverlo direttamente a casa propria”.

Oggi la biblioteca è un centro di produzione e diffusione di cultura a tutti gli effetti: un luogo in cui puoi consultare libri, ma anche un luogo in cui puoi giocare ai videogame, puoi ascoltare musica, puoi leggere i giornali, puoi partecipare a corsi e incontri.
Creare l’Amazon delle biblioteche d’Italia significa quindi creare una piattaforma con un bacino d’utenti molto vasto, e tutti sappiamo quanto questo abbia valore nella nostra epoca.
Per una biblioteca significa profilare gli utenti di tutta Italia per invitarli a prendere parte a un corso online gratuito basato sull’interesse che questi hanno manifestato attraverso i loro ordini. Per un editore significa poter invitare una selezione ristretta di utenti alla lettura di nuovi libri in anteprima, per affiancare alle proprie politiche di selezione editoriale anche un ulteriore market-test. E, infine, significa che biblioteche e istituzioni culturali potranno contare su una rete di comunicazione e di distribuzione estremamente efficace, attraverso la quale poter fornire agli utenti anche servizi innovativi, riducendo al minimo i costi medi sostenuti. Un autentico network, non necessariamente social, in cui la cultura possa sperimentare tutti i vantaggi della rete e raggiungere finalmente un pubblico che, da anni, fatica a conquistare.

Stefano Monti

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Stefano Monti
Stefano Monti, partner Monti&Taft, è attivo in Italia e all’estero nelle attività di management, advisoring, sviluppo e posizionamento strategico, creazione di business model, consulenza economica e finanziaria, analisi di impatti economici e creazione di network di investimento. Da più di un decennio fornisce competenze a regioni, province, comuni, sovrintendenze e ha partecipato a numerose commissioni parlamentari. Si occupa inoltre di mobilità, turismo, riqualificazione urbana attraverso la cultura. È autore e curatore di numerosi libri e frequente relatore di convegni. Il suo obiettivo è applicare logiche di investimento al comparto culturale.