Le biblioteche sono il futuro dell’imprenditoria?

Per favorire lo sviluppo dell’imprenditoria sono necessarie una serie di risorse, che nelle biblioteche potrebbero trovare una sponda idonea

Biblioteca Gambalunga, Rimini
Biblioteca Gambalunga, Rimini

Crescono gli hub innovativi. Crescono le iniziative per la digital economy. Eppure, secondo i dati pubblicati da Business Angels Network, il numero di imprese finanziate da Angels Network in Italia, al 2019, erano 73, contro le 80 della Turchia e le circa 900 in Inghilterra.
Perché dunque sviluppare una strategia da incubatori? Perché non trovare modi per favorire direttamente l’economia reale? Davvero abbiamo così tanto bisogno di formare i nuovi imprenditori?

I LIMITI DELLA FORMAZIONE IMPRENDITORIALE

Il percorso che da anni seguiamo può essere semplicisticamente sintetizzato in questo modo: fondi di investimento, investitori privati e società private, unitamente a fondi di altra natura (pubblici, comunitari, ecc.), convergono i propri interessi per sviluppare nuovi centri per l’innovazione, in cui si offre l’opportunità a potenziali imprenditori di frequentare corsi di management, business planning e affini, con lo scopo di essere affiancati all’inizio della propria carriera e di poter finalmente strutturare un progetto d’impresa vincente.
A necessario corollario, chiaramente, appaiono costanti i richiami della rilevanza della Pubblica Amministrazione, in una logica di partnership tra pubblico e privato, così come appaiono costanti i richiami alla riduzione della distanza tra Ricerca e Impresa e l’agevolazione dell’incontro tra aspiranti imprenditori e investitori, in grado di finanziare i progetti scalabili. Ci sono, ovviamente, variazioni sul tema. Ma più o meno il sunto è questo.
E questo modello ha creato indubbiamente dei casi di successo, ma ha anche visto l’alternarsi di esperienze che sono morte sul nascere. Però questo è un po’ il gioco dell’imprenditoria.
Il punto, quindi, non è tanto se questo modello di sviluppo sia più o meno efficace, condizione che può dipendere da una variabile enorme di fattori. Il punto è piuttosto capire se questo sia l’unico modello realizzabile. E la risposta è, ovviamente, no.

Biblioteca Teresiana, Mantova
Biblioteca Teresiana, Mantova

STRATEGIE PER FAVORIRE IMPRENDITORIA E INVESTIMENTI

Sono molti i modi attraverso i quali si possono stimolare l’innovazione e l’imprenditoria, così come sono molti i modi attraverso i quali poter intercettare finanziatori (italiani ed esteri) che finanziano realtà imprenditoriali piccole. In fin dei conti, per favorire questo tipo di esperienza (dando per scontato che, ovviamente, ci siano giovani talenti con spirito imprenditoriale) sono necessari alcuni elementi chiave:

  • un network, vale a dire una rete che sia sufficientemente capillare sul territorio nazionale al fine di favorire la connessione tra differenti categorie di soggetti

 

  • una serie di infrastrutture, vale a dire una serie di macchine (PC, stampanti 3D, ecc.) il cui costo potrebbe essere troppo elevato per il singolo aspirante imprenditore

 

  • accesso a banche dati e ai più disparati corsi di formazione, che possano favorire l’incremento delle conoscenze sia in ambito manageriale che in ambito specifico (tecnologico, digitale, ecc.)

 

  • avviare connessioni con il mondo industriale, della ricerca accademica e della finanza
Galleria dell'Incoronata della Biblioteca Palatina, Parma. Photo Giovanni Hänninen
Galleria dell’Incoronata della Biblioteca Palatina, Parma. Photo Giovanni Hänninen

IL MODELLO BIBLIOTECA

Se guardiamo questi elementi costitutivi, è possibile quindi definire un modello alternativo su cose che esistono già e che dovrebbero semplicemente essere potenziate.
Si pensi ad esempio alle biblioteche. Abbiamo 7425 biblioteche nel nostro Paese, pubbliche e private, statali e non statali, ecc. In pratica, 3 biblioteche ogni 100 chilometri e 1 biblioteca ogni 8000 abitanti. Un network che, insomma, sul livello di capillarità, è forse tra i più potenti in Italia. Il discorso diviene ancora più interessante se si pensa che questo network, che molti danno per agonizzante, conta in realtà soggetti anche molto innovativi, che provano a innovare il modello di servizio al fine di creare sempre maggiore coinvolgimento della cittadinanza. Un modello di servizio che spesso già si è dotato di infrastrutture digitali, e che, soprattutto, ha già nella propria mission quella di diffondere conoscenza.
Le biblioteche, quindi, già dispongono di elementi essenziali: spazi fisici, organizzazioni e operatori che possano assistere gli aspiranti imprenditori nell’utilizzo delle strumentazioni, connessioni con il settore pubblico, talvolta accesso a banche dati (si pensi alle biblioteche universitarie) o a corsi di formazione specializzati (ancora l’università, ma anche la possibilità di creare account premium a MOOC o affini).

FONDI, CAMERE DI COMMERCIO E FINANZA

Cosa manca? Mancano i fondi per dotare tali soggetti delle macchine di lavoro, così come mancano le connessioni con gli investitori e con il comparto industriale. Il problema dei fondi, in realtà, è di semplice risoluzione, perché l’incremento dei fondi riguarderebbe quasi esclusivamente il costo dell’acquisto delle macchine. C’è già una struttura organizzativa, e almeno nella metà dei casi ci sono anche gli spazi fisici. Condizione che quindi implicherebbe che questo tipo di sviluppo richieda una semplice fornitura di prodotti. E, con una fornitura di queste dimensioni, il prezzo di ogni singolo componente sarebbe sicuramente conveniente, senza tener conto di potenziali sponsorship tecniche.
C’è poi il problema delle connessioni con il comparto industriale. E anche questo è di semplice soluzione. C’è un altro network, nel nostro Paese, che è presente quantomeno in ogni provincia italiana. Esatto, proprio loro: le camere di commercio. Altra istituzione che da molti è guardata con nostalgia, ma che da un’operazione di questo tipo potrebbe sicuramente riposizionarsi strategicamente in modo molto importante, riducendo al contempo alcuni costi (formazione, ecc.) a vantaggio di altre iniziative.
L’ultimo tassello, che in molti vedono come realmente critico, è quello della connessione con la finanza. Questo, però, è un finto problema: il lavoro degli investitori è quello di investire risorse economiche affinché queste possano generare ritorni di breve, medio o lungo periodo, sulla base della strategia perseguita. Il fatto che gli aspiranti imprenditori debbano necessariamente stare lì a rincorrere spasmodicamente gli investitori è un mito che va parzialmente sfatato. Si tratta, semplicemente, di un mercato, in cui c’è una domanda e un’offerta, ed entrambe (domanda e offerta) sono alla ricerca di accordi favorevoli.

Biblioteca Universitaria Genova
Biblioteca Universitaria Genova

IL NETWORK DELLE BIBLIOTECHE IN ITALIA

Nel nostro Paese, è vero, è difficile farli incontrare, e i centri di sviluppo, come li abbiamo adesso, svolgono proprio questo tipo di funzione: aggregano differenti soggetti in modo che possa essere più facile e più rapido far incrociare la domanda e l’offerta di investimenti.
Il network delle biblioteche, strutturato come descritto, svolgerebbe questa attività con ancora maggiore efficacia: un soggetto che sia costituito da soggetti pubblici, privati, università e camere di commercio, con un modello d’azione unitario su tutto il territorio nazionale, si configurerebbe come uno dei più importanti Marketplace dell’investimento digitale nel Paese. E la finanza ne capirebbe subito gli impatti in termini di investimento e di relazioni. Chiaramente non è detto che il percorso di sviluppo dell’imprenditoria digitale attraverso le biblioteche sia un percorso senza ostacoli. È però un percorso che sicuramente vale la pena di strutturare, anche soltanto come pilot-test, perché presenta, sotto il profilo strutturale ed economico, più di un vantaggio competitivo.

Stefano Monti

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Stefano Monti
Stefano Monti, partner Monti&Taft, è attivo in Italia e all’estero nelle attività di management, advisoring, sviluppo e posizionamento strategico, creazione di business model, consulenza economica e finanziaria, analisi di impatti economici e creazione di network di investimento. Da più di un decennio fornisce competenze a regioni, province, comuni, sovrintendenze e ha partecipato a numerose commissioni parlamentari. Si occupa inoltre di mobilità, turismo, riqualificazione urbana attraverso la cultura. È autore e curatore di numerosi libri e frequente relatore di convegni. Il suo obiettivo è applicare logiche di investimento al comparto culturale.