La debolezza culturale dell’Europa e la questione afghana

La dichiarazione pubblicata dall’Unione Europea in merito agli ultimi avvenimenti in Afghanistan è flebile e rivela la necessità di prese di posizioni culturali più nette.

Bandiere europee
Bandiere europee

La recente nota che l’Unione Europea ha pubblicato in merito alla condizione dell’Afghanistan è forse un concentrato delle più importanti difficoltà strutturali dell’Unione. Questa la nota: “L’UE esprime preoccupazione a seguito della nomina di un governo ad interim da parte dei talebani. La sua composizione non è all’altezza delle promesse dichiarate dai talebani sulla necessità di un governo inclusivo che rifletta la diversità politica, religiosa ed etnica in Afghanistan”. Una nota dalla quale non si evince alcun modello di cultura, solo una pacata, equilibrata e burocratica manifestazione di interesse alle vicende afghane.
Così, da un lato abbiamo i cosiddetti populisti, che esprimono opinioni che parleranno pure alla pancia della gente, ma che almeno esprimono una posizione, e dall’altra abbiamo un lessico sicuramente politically correct, ma completamente trasparente.
Malgrado le differenti posizioni degli Stati Membri, malgrado le differenti storie, e culture, che sono raccolte in questa nostra Unione, è necessario che l’Europa esprima una propria identità. Una cultura. Che si senta abbastanza forte da poter esplicitare, con il tatto e con l’eleganza cui ambisce, un punto di vista chiaro.
La questione afghana è una vicenda senza dubbio complicata, guardando la quale è quasi impossibile assumere un’opinione che non includa un giudizio di natura morale. Per questo è necessario avviare una strategia attraverso la quale sia possibile coltivare il pluralismo, che l’Unione Europea ha posto alla base delle proprie visioni, senza che ciò scada in un qualunquismo scialbo e nefasto. Perché la nota riportata non ha alcun significato dal punto di vista politico, economico, sociale, bellico, culturale.

UNIONE EUROPEA: NON SOLO ECONOMIA

Oggi il mondo politico internazionale è organizzato secondo uno schema che vede competere differenti superpotenze, sia sotto il profilo culturale che sotto il profilo economico ed espansivo. La nostra Unione Europea è stata creata per far sì che i propri Stati Membri potessero avere la dimensione politica ed economica per essere rappresentati nel grande scacchiere: un po’ come si fa con le piccole imprese, che si uniscono per poter avere più peso; un po’ come si fa con le associazioni di categoria, che si presentano come uno strumento attraverso il quale fornire rappresentanza ai propri associati.
Creando l’Europa, gli Stati Membri hanno, a un certo punto, capito che non volevano soltanto un’Unione di tipo economico, ma volevano estendere l’insieme di condizioni che legano gli iscritti anche a dimensioni estranee all’economia – e il budget per la cultura nei piani europei è lì a confermarlo. Però ci sono momenti in cui è necessario poter trasmettere la propria opinione, anche quando questa è necessariamente composita

La burocrazia è utile nella gestione dei contratti, non nella creazione di un’Unione culturale”.

Forse un confronto con le note delle altre superpotenze può essere chiarificatore.
Questa la nota di Biden: “La nostra missione in Afghanistan non è mai stata la costruzione di una nazione. Non avremmo mai dovuto provare a creare una democrazia unificata e centralizzata”. In un incontro con Angela Merkel, invece, così si è espresso Putin: “Non si può imporre il proprio stile di vita su altri popoli, perché hanno le loro tradizioni. Questa è la lezione da trarre da quanto accaduto in Afghanistan. D’ora in poi lo standard sarà il rispetto delle differenze, perché non si può esportare la democrazia, che uno lo voglia o no”.
Secondo i media di Pechino, invece, durante la telefonata tra Jinping e Putin, il presidente della Repubblica Popolare ha chiarito che la Cina “rispetta sovranità, indipendenza e integrità territoriale, fornendo la disponibilità a rafforzare comunicazione e coordinamento […] per negoziare una struttura aperta e inclusiva”. Anche la Cina parla di inclusività, ma chiarisce bene che, ai confini con l’Afghanistan, non ci sarà spazio per organizzazioni terroristiche.

IDEE E AUTOREVOLEZZA

Ed è qui che sta la differenza, sostanziale, tra una superpotenza e una Unione che sul piano politico, sociale e culturale non ha ancora trovato una propria identità.
Un individuo può trasmettere autorevolezza senza essere autoritario, senza alzare la voce, anche essendo carezzevole. Se l’uomo o la donna sono forti delle proprie idee, non è necessario alzare la voce.  Se invece non c’è quella determinazione, se non c’è la forza delle idee, se non c’è un punto di vista concreto, allora le parole carezzevoli saranno semplicemente flebili e timide.
Questo è il risultato di un’Unione che è gestita attraverso la burocrazia. Ma la burocrazia è utile nella gestione dei contratti, non nella creazione di un’Unione culturale. E un’Unione Europea, senza cultura, potrà ambire semplicemente a essere un contraente, o un fornitore. Ma non è questo il motivo per cui è stata creata.

Stefano Monti

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Stefano Monti
Stefano Monti, partner Monti&Taft, è attivo in Italia e all’estero nelle attività di management, advisoring, sviluppo e posizionamento strategico, creazione di business model, consulenza economica e finanziaria, analisi di impatti economici e creazione di network di investimento. Da più di un decennio fornisce competenze a regioni, province, comuni, sovrintendenze e ha partecipato a numerose commissioni parlamentari. Si occupa inoltre di mobilità, turismo, riqualificazione urbana attraverso la cultura. È autore e curatore di numerosi libri e frequente relatore di convegni. Il suo obiettivo è applicare logiche di investimento al comparto culturale.