Cosa accadrà al patrimonio culturale ora che i Talebani hanno preso l’Afghanistan?

A lanciare l’allarme è stato il direttore del Museo Nazionale dell’Afghanistan: “Siamo molto preoccupati per la sicurezza del nostro personale e delle nostre collezioni”. Le prospettive non sono rosee.

Di Carl Montgomery Kabul Museum Director Dr. Omara Massoudi. Uploaded by mangostar, CC BY 2.0, httpscommons.wikimedia.orgwindex.phpcurid=6765829 via Wikipedia
Di Carl Montgomery Kabul Museum Director Dr. Omara Massoudi. Uploaded by mangostar, CC BY 2.0, httpscommons.wikimedia.orgwindex.phpcurid=6765829 via Wikipedia

Dopo la ritirata delle truppe americane, Kabul è ufficialmente caduta sotto il controllo dei talebani, intenzionati a restaurare l’Emirato islamico che 20 fa era stato abbattuto dall’intervento occidentale. Le immagini della conquista della capitale hanno fatto in poche ore il giro del mondo, mostrando un clima di terrore che ha già spinto alla fuga migliaia di civili afghani. Una tragedia preannunciata che rischia di cambiare drasticamente il volto del Paese. In questa situazione, anche le istituzioni culturali hanno espresso la propria preoccupazione, dopo aver tentato di mettere in sicurezza siti e manufatti appartenenti al patrimonio nazionale. “Siamo molto preoccupati per la sicurezza del nostro personale e delle nostre collezioni“, ha dichiarato il direttore del Museo Nazionale dell’Afghanistan Mohammad Fahim Rahimi al National Geographic. “Non ci aspettavamo che accadesse così rapidamente“, ha aggiunto Noor Agha Noori, alla guida dell’Istituto di archeologia dell’Afghanistan a Kabul.

Buddha_Bamiyan_1963.jpg: UNESCO/A Lezine;Tsui at de.wikipedia.Later version(s) were uploaded by Liberal Freemason at de.wikipedia.Buddhas_of_Bamiyan4.jpg: Carl Montgomeryderivative work: Zaccarias, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons
Buddha_Bamiyan_1963.jpg: UNESCO/A Lezine;Tsui at de.wikipedia.Later version(s) were uploaded by Liberal Freemason at de.wikipedia.Buddhas_of_Bamiyan4.jpg: Carl Montgomeryderivative work: Zaccarias, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons

I TALEBANI E IL FONDAMENTALISMO ISLAMICO

A destare maggiori timori, sono le posizioni fondamentaliste islamiche e notoriamente iconoclaste dei talebani, che rifiutano qualsiasi tipo di raffigurazione di esseri umani e animali. Anche il passato preislamico è guardato con sospetto. Una linea inconciliabile con la ricchezza del patrimonio afghano – il solo Museo Nazionale conta circa 80 mila reperti antichi – che ha visto intrecciarsi nel passato influenze culturali appartenenti a zoroastrismo, cristianesimo, ebraismo e induismo; il Paese costituiva infatti un’arteria importante sulla Via della Seta, collegando l’India con l’Iran e la Cina. Nell’interrogarsi sul futuro prossimo dei beni culturali, ritornano alla mente i fatti del 12 marzo 2001, quando i talebani distrussero le gigantesche statue dei Buddha di Bamiyan – erano alte una 38 e l’altra 53 metri e risalivano a 1800 e a 1500 anni prima – nell’area archeologica che oggi è inserita nella lista dei Patrimoni mondiali dell’umanità dell’Unesco.

Di Michal Hvorecky from Slovak Republic National Museum, CC BY 2.0, httpscommons.wikimedia.orgwindex.phpcurid=12116844
Di Michal Hvorecky from Slovak Republic National Museum, CC BY 2.0, httpscommons.wikimedia.orgwindex.phpcurid=12116844

IL PATRIMONIO CULTURALE DELL’AFGHANISTAN IN MANO AI TALEBANI

In una dichiarazione ufficiale, i talebani avrebbero espresso la volontà di “proteggere, monitorare e preservare saldamente le reliquie, fermare gli scavi illegali e salvaguardare tutti i siti storici“. Un bluff, stando a Omar Sharifi, professore di scienze sociali presso l’Università americana dell’Afghanistan: secondo quanto riporta ancora National Geographic, infatti, “sono ancora un gruppo molto ideologico e radicale”, ha affermato il docente prima di fuggire dalla capitale, a seguito di minacce ricevute da membri talebani. E mentre si naviga a vista in uno scenario ancora imperscrutabile per il patrimonio storico e artistico, si diffondono già sui social le conseguenze del dictat iconoclasta, che si abbatte persino sui manifesti pubblicitari, con la cancellazione dei volti. Una sorte che – come non è difficile immaginare – presto potrebbe toccare anche all’arte pubblica di Kabul, che proprio negli ultimi anni stava sviluppando un proprio linguaggio contemporaneo, segno di una società emancipata e progressivamente aperta. Un lungo cammino lungo un ventennio e cancellato in un attimo.

-Giulia Ronchi

https://www.nationalmuseum.af/ 

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Ha collaborato con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne.