Iniziativa di Emergency: 17 super fotografi uniti per l’Afghanistan

17 fotografi di fama internazionale offrono alcuni loro scatti emblematici focalizzati sull’Afghanistan per una raccolta fondi organizzata da Ishkar: la somma ricavata andrà a supporto degli ospedali Emergency del Paese.

BUZKASHI HORSEMEN, WAKHAN CORRIDOR BY LEVISON WOOD
BUZKASHI HORSEMEN, WAKHAN CORRIDOR BY LEVISON WOOD

In vendita sulla piattaforma di Ishkar fino al 15 settembre, si possono scegliere 24 scatti, realizzati da 17 fotografi di fama internazionale. I fondi raccolti andranno a sostenere gli ospedali Emergency in Afghanistan. Le stampe fotografiche saranno eseguite su carta Giclée Hahnemühle Pearl, dalla superficie luminosa e liscia con una grana fine a buccia d’arancia, fibrosa al tatto. Tutte le fotografie sono disponibili in tre diverse dimensioni.
Ishkar è un’impresa sociale inglese nata a Kabul che ha coinvolto, per il secondo anno, professionisti del settore e talenti emergenti. Lo scopo? Raccontare l’Afghanistan. Gli scatti sulla piattaforma non indugiano sulla violenza dei conflitti, sulla morte e sulla paura, ma si soffermano su attimi di quotidianità, di bellezza ed incontro. Sono anche immortalati paesaggi evanescenti, silenzi lirici, pianure a perdita d’occhio. Stupiscono la limpida umiltà insieme alla dignità quasi regale di una popolazione che – nonostante i dissidi religiosi, politici, sociali, la guerra che imperversa da ormai 40 anni ininterrotti – sogna una vita semplice e ricca di affetti, una tregua per ricominciare.

I FOTOGRAFI CHE HANNO PARTECIPATO 

Spiccano i nomi di Steve McCurry, artista iconico conosciuto universalmente da addetti e non, Lorenzo Tugnoli, primo italiano ad essere insignito del Premio Pulitzer, ricevuto nel 2019 con le fotografie sulla crisi dello Yemen, e World Press Photo nel 2019 e 2020, Michael Christopher Brown, celebre per i suoi reportage dalla Libia e l’azera Rena Effendi che ha realizzato numerosi servizi fotografici sui giovani dal Cairo a Kabul, si interessa alle tematiche ambientali e postbelliche, esponendo anche alla Biennale di Venezia. Ancora, Matthieu Paley, Andrew Quilty, Farshad Usayan, Emily Garthwaite, Lalage Snow, Solmaz Daryani, Louise Follain, Jim Huylebroek, Charles Thiefaine, Levison Wood, Omid Scheybani, Erin Trieb, KalpeshA corredo delle fotografie si trovano delle brevi considerazioni degli autori, ad esempio Steve McCurry scrive: “Un uomo sta in mezzo a uno stormo di colombe alla Moschea Hazrat Ali. La leggenda dice che le colombe sono di un bianco puro a causa della santità del santuario, e che se una colomba con un granello di colore vola dentro e rimane, anch’essa diventerà bianca come la neve.”
Lorenzo Tugnoli invece riflette così, i dati alla mano: “Durante il lungo inverno di Kabul le strade non asfaltate dei campi si trasformano in vicoli fangosi. Anche riscaldare le case di fortuna è difficile, spesso i rifugiati raccolgono legna nella spazzatura per riscaldarsi. Quasi due terzi della popolazione afgana vive in aree direttamente colpite dal conflitto e molte famiglie hanno preso la difficile decisione di trasferirsi nei campi profughi vicino ai centri urbani. Secondo i dati dell’Unhcr, 340mila persone sono state costrette a fuggire dalle loro case nel 2018 fissando il totale degli sfollati interni al numero record di quasi 2 milioni”.

– Giorgia Basili

www.ishkar.com

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Giorgia Basili
Giorgia Basili (Roma, 1992) è laureata in Scienze dei Beni Culturali con una tesi sulla Satira della Pittura di Salvator Rosa, che si snoda su un triplice interesse: letterario, artistico e iconologico. Si è spe-cializzata in Storia dell'Arte alla Sapienza con una tesi di Critica d'arte sul cinema di Pier Paolo Pasolini, letto attraverso la lente warburghiana della Pathosformel. Collabora con diverse riviste di settore prediligendo tematiche quali l’arte urbana e il teatro, la cultu-ra e l’arte contemporanea nelle sue molteplici sfaccettature e derive mediali. Affascinata dall’innesto del visivo con la letteratura, di tea-tro e mitologia, si dedica alla scrittura di poesie per esprimere la propria sensibilità e il proprio pensiero estetico-critico su ciò che la circonda.