Mentre i musei sono ancora chiusi, si ragiona e ci si confronta sul come dovrebbero riaprire. A un primo editoriale del nostro direttore Massimiliano Tonelli è seguita una lettera aperta di Cristiana Perrella, direttrice del Centro Pecci di Prato. Ora è il turno di Marco Bazzini, che propone tre argomenti su cui concentrare l’attenzione.

Per ora soltanto voci e un’unica certezza: l’attesa. Però, prima o poi, anche i musei dovranno riaprire. Tra voci di ripartenza a breve e conferme di chiusure lunghe (ad esempio la Fondazione Musei Civici di Venezia) arriverà la fatidica data in cui il pubblico potrà nuovamente godere di quel “necessario superfluo” che, come diceva Lea Vergine, “ci rende felici e un po’ meno infelici”.
Non ci resta che aspettare e, in questa attesa, continuare a esercitare una distanza che permetta (almeno per me) di stare lontano dalle difese colme di pura retorica così come dalle posizioni esclusivamente prudenzial-economiche.

QUALE RUOLO PER I MUSEI POST-LOCKDOWN

Certo, non è difficile immaginare in che martoriato contesto sociale ed economico riapriranno le sale. Sicuramente più difficile è immaginare il ruolo che sarà affidato ai musei nella auspicata ripresa, vista la quasi totale considerazione di cui hanno goduto in questi mesi. Tuttavia, giocare con degli scenari è un modo anche per poi prenderseli in quello che sarà il tempo del ritorno che speriamo arrivi presto.
Forse, più che sul lancio o sul rilancio di piccole, medie o grandi esposizioni, è su altro che si dovrebbe misurare veramente la possibile differenza di scatto tra le singole istituzioni quando sarà ora di riassaporare con tutti i cinque i sensi le opere di cui oggi ci sentiamo inconsolabili orfani.
È il caso quindi di prendere in considerazione alcuni punti come esempi per ipotizzare un possibile vantaggio che, con un cambio di visione, potrebbe essere nato in questi mesi e del quale un museo potrebbe godere se è andato in quella direzione.

Aver ripensato (o pensato) la propria collezione e il modo di offrirla al pubblico anche con nuovi allestimenti e contenuti (magari aggiornati alle più recenti ricerche o anche più legati a temi contingenti) renderebbe il museo nuovamente aperto ai propri pubblici”.

Nel coatto passaggio al digitale che a partire da marzo scorso repentinamente è dovuto avvenire, avrà operato con maggior visione chi ha iniziato a immaginare il suo spazio sul web come un vero e proprio “padiglione museale” da aggiungere a quello esistente (o a quelli esistenti) e non come la mera estensione di un’azione promozionale. Un padiglione museale digitale dove è necessario adottare linguaggi specifici, con uno staff specificamente preparato e con mission altrettante specifiche, che non sono soltanto quelle di strumento di supporto per fare numeri.
Aver ripensato (o pensato) la propria collezione e il modo di offrirla al pubblico anche con nuovi allestimenti e contenuti (magari aggiornati alle più recenti ricerche o anche più legati a temi contingenti) renderebbe il museo nuovamente aperto ai propri pubblici, a partire dallo zoccolo duro dei non occasionali, e per un tempo piuttosto lungo. Un investimento strutturale su quello che già si ha, se fantasiosamente sfruttato, potrebbe accompagnare al momento della vera ripresa, che nello scenario migliore è prevista nel 2023, e quindi alla necessaria riprogrammazione delle mostre temporanee dotate di nuova linfa.

SUPERARE LE BARRIERE ECONOMICHE (MA BANDO AL GRATUITO)

Nel momento in cui i musei riapriranno, la situazione non sarà certo delle migliori, e quindi ci saranno da abbattere, oltre alle solite barriere culturali, anche le barriere economiche legate sicuramente agli ingressi, ad esempio possono essere i costi cumulativi per famiglie ma non solo. Fuori dallo sbraco dell’ingresso gratuito (speriamo non diventi il nuovo trend), chi avrà pensato una buona e diversa politica di accesso con target ben individuati e a lunga scadenza avrà fatto la miglior semina per quanto riguarda i suoi pubblici futuri.
Solo tre punti, tra loro fortemente integrati, che potrebbero far sì, insieme alle altre azioni che ogni direttore ha sicuramente individuato al meglio per la propria istituzione, che un museo riprenda nel miglior modo possibile ma soprattutto che questo anno di isolamento e di separazione dalle opere non sia passato invano.

– Marco Bazzini

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Marco Bazzini
Marco Bazzini, storico e critico d’arte, vive in campagna. Ha svolto un’intensa attività didattica presso accademie e università come insegnante in numerosi master e corsi di specializzazione. Ha curato mostre e cataloghi per spazi pubblici e privati in Italia e all’estero, sia di arte sia di design. Ha collaborato con diverse testate di settore e fatto consulenze sull’arte contemporanea per diverse istituzioni pubbliche tra cui la Regione Toscana. Dal 2007 al 2013 è stato Direttore artistico del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato. Attualmente è Presidente dell’Istituto Superiore Industrie Artistiche di Firenze (ISIA Firenze) ed è impegnato in progetti di sviluppo ed evoluzione sociale attraverso percorsi culturali.