Aste: perché le vendite degli Old Masters seguono logiche tutte loro?

Il mercato degli Old Masters presenta delle caratteristiche peculiari che lo distinguono dagli altri segmenti. Ecco perché non andrebbero paragonati all’arte contemporanea

Correggio, Saint Mary Magdalen reading. Courtesy of Sotheby’s
Correggio, Saint Mary Magdalen reading. Courtesy of Sotheby’s

Il 27 gennaio scorso a New York si è tenuta la Master Paintings and Sculpture Part I, appuntamento centrale della Masters Week di Sotheby’s. Il catalogo della sessione era composto da nomi di enorme prestigio come Bellini, Gentileschi, Correggio, ma soprattutto Sandro Botticelli, presente in asta con il capolavoro L’Uomo dei Dolori.
Di quest’opera si era ampiamente parlato, essendo una delle poche del Botticelli ancora in mani private, ma anche per la sensazionale scoperta del disegno di una Madonna con Bambino nascosto sotto gli strati di pittura del dipinto. Insomma, viste le premesse, le aspettative erano molto alte.
Nonostante ciò, la base di partenza, fissata a 33 milioni di dollari, non è riuscita a trainare le offerte. A poco sono serviti gli sforzi del banditore David Pollack che ha cercato di ingolosire i potenziali offerenti, ma alla fine si è trovato a dirigere una breve contesa tra due soli telefoni e, dopo poche battute, ad aggiudicare il dipinto per $ 45.419.700, incluse le commissioni.
Un risultato non appagante vista la qualità del lavoro e la storia che si portava dietro.
Il sale total dell’asta ha superato i 90 milioni di dollari, ma circa la metà si deve alla vendita del Botticelli, mentre i capolavori di Bellini e Correggio sono rimasti invenduti.

Sandro Botticelli. The Man of Sorrows. Courtesy of Sotheby's
Sandro Botticelli. The Man of Sorrows. Courtesy of Sotheby’s

CAPOLAVORI INVENDUTI, PERCHÉ?

La domanda è: ma come è possibile? I motivi di questi risultati andrebbero, prima di tutto, analizzati in uno scenario di più ampio respiro, non strettamente legato solo alle ultime vendite. Prima di tutto, è opportuno evitare di paragonare il segmento degli Old Masters a quello dell’arte contemporanea, in quanto profondamente diverso e caratterizzato da dinamiche del tutto opposte. Gli Old Masters non costituiscono, infatti, un mercato dinamico come quello del contemporaneo e non sono condizionati dai trend. Al contrario, soffrono di uno “splendido isolamento”, per citare Edna O’Brien, una gabbia dorata per gli amatori che li seguono sempre e non solo quando in asta appare un Botticelli.
Essendo più ristretta la platea di collezionisti interessati, le aggiudicazioni sono più contenute e, pur facendo meno clamore, non sono meno importanti. Dunque, non stupiamoci di sentirne parlare solo quando si raggiungono cifre eclatanti, oppure quando vengono deluse particolari aspettative.

Artemisia Gentileschi, Susanna and the Elders. Courtesy of Sotheby’s
Artemisia Gentileschi, Susanna and the Elders. Courtesy of Sotheby’s

OLD MASTERS VS CONTEMPORARY MASTERS

Si deve considerare, inoltre, come questa categoria risenta di una condizione intrinsecamente radicale, una condizione che la rende impermeabile alle strategie di vendita elaborate per altri segmenti. Per intenderci, risulterebbe complesso adottare per gli Old Masters ciò che è stato studiato, a livello di mercato, per le opere che vanno dal tardo Ottocento ai Contemporary Masters, le quali dialogano armonicamente nelle 20th/21st Century Sales o nelle Modern & Contemporary Sales. Per tali epoche storiche è più semplice creare una lettura coerente con le evoluzioni delle avanguardie e infatti, a livello di vendite, queste strategie portano i loro frutti, visti i vigorosi risultati degli ultimi tempi. In sostanza, si può affermare come cross collecting e Old Masters non siano proprio sulla stessa linea e questo, inevitabilmente, influisce sul loro mercato.

TYRANNOSAURUS REX SOUTH DAKOTA, USA venduto da Christie's a New York
TYRANNOSAURUS REX SOUTH DAKOTA, USA venduto da Christie’s a New York

LE NUOVE FRONTIERE DELL’ARTE E DEL MERCATO

A ciò si aggiungono i nuovi linguaggi dell’arte, come quello dettato dagli NFT, che sta dominando la scena attuale, senza dimenticare il ritorno di “antichi” appetiti, come quello per i reperti preistorici, dal  Tyrannosaurus rex di circa 67 milioni di anni fa venduto da Christie’s nel 2020 per $ 31.847.500, oppure, rimanendo al 27 gennaio scorso da Sotheby’s, alla scultura appartenente all’epoca dell’Antico Regno d’Egitto (2663-2195 a.C.), che da 3 milioni di dollari di stima ha raggiunto quasi i dieci milioni di dollari. Questi sono tutti tasselli che, se inseriti in un mosaico più ampio, rendono l’idea di come, a volte, anche cataloghi di grande pregio rivolti agli Old Masters possano restare in penombra, per ragioni che non sono legate tanto alla qualità dei lotti all’incanto, quanto piuttosto a dinamiche di mercato influenzate da trend e attualità. Concetti, questi ultimi, che al momento rimangono lontani dagli Old Masters, ma forse è proprio questo a renderli unici e affascinanti, a prescindere da tutto il resto.

Antonio Mirabelli

Dati correlati
AutoriSandro Botticelli, Correggio
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Antonio Mirabelli
Antonio Mirabelli si è laureato in giurisprudenza presso la Luiss Guido Carli di Roma e nello stesso ateneo ha frequentato la Scuola di Specializzazione per un biennio. Avvocato e appassionato di arte, matura esperienza nel campo del Wealth management come consulente nella pianificazione patrimoniale e curando la gestione di prestigiose collezioni private. A Milano frequenta il Master in Arts Management presso l’Università Cattolica di Milano, dove affina le doti manageriali. Elabora progetti per l’implementazione dell’offerta culturale di soggetti pubblici e privati, si occupa di CSR (Corporate Social Responsibility) e lavora come Art Advisor.