Manovra 2018: rischi e opportunità per il mondo dell’arte. L’opinione di Franco Broccardi

Manovra 2018: si fa un passo indietro e le misure che sembravano mettere a rischio il mondo dell’arte sono state cancellate. Abbiamo raccolto l’opinione di un Dottore commercialista e revisore contabile Esperto in materia di Economia della Cultura, Franco Broccardi.

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Qualche anno fa Hans Magnus Enzensberger raccolse alcuni suoi articoli in un volume che intitolò Zig Zag. Si trattava di saggi su argomenti eterogenei e apparentemente slegati, volutamente non lineari. Il concetto, di Enzensberger è che la vita non è l’essere ed essere uniformi e coerenti, ma una transizione continua. La vita procede a saltelli, a zig zag, appunto, e qualsiasi pensiero che proceda in linea retta non sarà mai adeguato alla nostra ricerca della comprensione, pur limitata, della realtà.  Probabilmente è questo concetto che ispira, ogni anno, la formazione della legge di bilancio: un ammasso eterogeneo di norme, talvolta incoerenti e di cui non sempre si comprende il senso o, se lo si comprende, questo può sembrare distante dagli obiettivi che parrebbero logici. Di certo un testo che varrebbe la pena leggere solo una volta approvato ma anche certamente un testo che è meglio leggere in ogni suo passaggio per evitare che siano approvati scempi. E anche questo è procedere a zig zag, in fondo.

 

LA MANOVRA 2018

Il mondo dell’arte è un gigante d’argilla, un organismo fragile, un elefante pauroso e, forse, immaturo ed è bastato un attimo per creare il panico. Il tempo di ipotizzare una norma, scritta davvero male, che prevedeva la tassazione delle plusvalenze sulle opere d’arte e apriti cielo. L’homo erectus, o detto più semplicemente noi è più vicino alla verità quando accetta la propria fallibilità, quando ammette l’idea che nella vita nulla sia per sempre. Che si procede sempre di bolina. Che non importa seguire una strada dritta per camminare, orgogliosamente, eretti. E quindi è sempre possibile cambiare idea. Auspicabile talvolta. Lo ha fatto chi quell’articolo lo aveva scritto o quanto meno qualcuno al di sopra che ha capito quanto l’interpretazione data dell’art. 67.1.i del TUIR fosse imbarazzante, scorretta, soprattutto scoordinata. E non tanto nell’idea che le plusvalenze sulle opere d’arte possano essere soggette a tassazione (lo sono già a determinate e frequenti condizioni) ma in quella che tutto questo non debba essere inserito in un quadro più ampio, scritto meglio evitando retroattività, sanzioni e danni a un settore potenzialmente enorme.

LA NORMA FANTASMA

Quando in altri settori si sta lavorando per fornire un’immagine attrattiva, se l’Italia intera si sta spendendo per portare a Milano l’Agenzia europea del farmaco, se immaginiamo la brexit come opportunità e, al di là di questo frangente, se pensiamo a quanto il mercato dell’arte possa essere anche economicamente trainante per il nostro paese beh, forse non è il caso di intervenire a gamba tesa.

La norma fantasma aveva carattere interpretativo. E alcune riflessioni la merita:

  • Non ha senso considerare attività commerciale la vendita di qualcosa che sia stato ereditato o ricevuto in donazione. Perché ci sia commercio servono almeno un acquisto e almeno una vendita. E in questo caso, lo capisce chiunque, un pezzo manca.
  • Non ha senso rendere retroattiva una interpretazione perché se serve una norma per chiarire una situazione vuol dire che quella situazione non era così chiara. E anche ammesso che si voglia tornare indietro nel tempo beh, le sanzioni proprio no!
  • Non ha senso, soprattutto, parlarne ancora perché quell’articolato è sparito dalle ipotesi.

Quello che ha senso è mettersi attorno a un tavolo per capire cosa fare davvero. Senza preconcetti, senza voler difendere rendite di posizione o un vuoto normativo che è il paradiso solo per i furbetti del quadrettino. C’è bisogno di altro e non vuol dire immaginare il settore immune da ogni contagio fiscale. Vuol dire pensare a un sistema, vuol dire creare un complesso di regole che assicurino la competizione leale, la contribuzione corretta, lo sviluppo del mercato, la lealtà del gioco. Pensare a colpire le plusvalenze ma tenendo conto delle minusvalenze (anche quelle latenti derivanti da atti esterni come, ad esempio, quelle derivanti dalla dichiarazione di interesse su opere non più esportabili), discutere dell’iva sulle importazioni ma anche di un’aliquota ordinaria fuori mercato a livello internazionale, valorizzare la fruizione pubblica delle opere, favorire gli scambi, i finanziamenti, la sburocratizzazione e tutte le leve possibili necessarie alla crescita.
Soprattutto far sì che chi scrive le leggi sappia di cosa sta parlando e non metta parole a caso, concetti forse validi in altri settori e non applicabili invece a questo. Perché procedere a zig zag nella ricerca della verità è una ricetta che va bene al singolo ma non alla collettività.

Franco Broccardi

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Franco Broccardi
Franco Broccardi (Sanremo, 1964). Dottore commercialista e revisore contabile Esperto in materia di Economia della Cultura, di mercato e fiscalità dell’arte oltre che di gestione e organizzazione aziendale. Ricopre incarichi di consulente o revisore per musei, teatri, gallerie d’arte, fondazioni e associazioni culturali. Partecipa a convegni, incontri di formazione e tavole rotonde in veste di coordinatore e relatore. È membro della commissione Fisco e Finanza presso Federculture.