Tra intoppi di percorso e collezionisti incerti, come è andata la fiera miart 2026 per le gallerie?

Collezionisti disorientati nella nuova sede e vendite in fasce di prezzo contenute hanno reso la fiera milanese un'occasione persa per consolidare la rassegna nel suo 30° anniversario

Se non pare si siano palesate le folle di stranieri super-ricchi, che hanno spostato la residenza a Milano attirati dai vantaggiosi trattamenti fiscali italiani, e le vendite in fiera si sono registrate soprattutto nelle fasce di prezzo basse o medie, con più affanno per opere importanti e a prezzi più importanti, il tasto dolente di questa edizione di miart è stato però il dover fare i conti con una location nuova e non del tutto adeguata alla natura della fiera d’arte di Milano nella South Wing di Allianz MiCo.

Mentre la sezione Emergent ha beneficiato di spazi più ampi, che hanno permesso anche un numero superiore al passato di proposte più giovani, e di un accesso facile e intuitivo per collezionisti e visitatori, al piano inferiore, quello del settore Establishedgli spazi sono parsi infelicemente opprimenti e cupi, orfani di aperture sull’esterno e di luce naturale, con un’illuminazione artificiale, per contro, spesso poco valorizzante per le opere, faticosa a lungo andare, e a tratti proprio carente in alcune zone. 

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Repetto Gallery

Tutti i problemi di miart 2026 

Ancor più critica poi è stata la sistemazione al piano 2 della sezione Established Anthology, che nel giorno di preview è risultata praticamente introvabile. Pur volendo riconoscere che le prime volte in spazi nuovi possono creare qualche disguido, la dislocazione degli stand su tre piani è stata resa disorientante dall’assenza di una segnaletica efficace, che ha reso a dir poco farraginosa l’organizzazione dei flussi e dei percorsi di visita, con una difficoltà oggettiva per molti collezionisti e visitatori (compresa chi scrive, mi spiace) nell’individuare ad esempio il secondo piano, come dicevamo, e poi le singole gallerie. E se la presenza di collezionisti internazionali è parsa a molti purtroppo ancora insufficiente, l’unico aspetto consolante, una volta riusciti ad arrivare al secondo piano, era la vista panoramica sul parco di City Life, coi grattacieli e le opere d’arte pubblica di ArtLine, così come la qualità degli spazi stessi, con aree per rilassarsi e per lavorare, volendo, e gli stand ariosi e la buona illuminazione dell’area dedicata alla sezione Anthology. Ma il punto, in una fiera, sono i collezionisti e il pubblico, che devono possibilmente e anche semplicemente essere messi in condizione di trovare la gallerie e comprarne le opere.

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Secci

Le gallerie perdute nei meandri di miart 

Una fiera senza pubblico perde tutto il suo senso”, ha commentato amareggiata la Galleria Alfonso Artiaco, tornata a miart dopo tre anni, convinta che la nuova sede avrebbe dato nuovo lustro a questa fiera, e invece: “Niente di più sbagliato. Eravamo al secondo piano nella sezione Establish Anthology, con una location molto bella, ampi spazi, parquet, poche gallerie, ottima illuminazione”, che però si è rivelata “una fantastica cattedrale nel deserto: già nelle prime ore del giorno di inaugurazione ci siamo resi conto di quanto la scarsa segnaletica e un percorso poco fluido rendesse di fatto molto difficile farsi trovare dai collezionisti”. Un’occasione persa, dunque e purtroppo, per una superficialità della gestione della fiera, che evidentemente ha sottovalutato quanto era importante per la riuscita della fiera la connessione tra i piani e la facilità di accesso. La galleria ha per fortuna lavorato comunque, “ma con i nostri clienti affezionati che mappa alla mano e non senza fatica sono arrivati al nostro stand”, con un progetto rigoroso incentrato sui dipinti di Juan Uslè, le sculture di Ann Veronica Janssens e le opere di Ugo Rondinone. 

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Alfonso Artiaco

Chi ha avuto successo a miart 2026

Pollice alto, invece, dalla galleria Mazzoleni, che nell’anno del suo 40° anniversario, era in fiera con doppio stand, nelle sezioni Established Anthology e Established. Con artisti quindi più storicizzati e altri più di ricerca contemporanea, con buoni riscontri per la nuova produzione di arazzi di Marinella Senatore. Buon livello di interesse riscontrato anche da Repetto Gallery di Lugano, che ci ha parlato di “un clima dinamico, con un’affluenza significativa e un buon livello di attenzione da parte dei visitatori”, ma senza nascondere che la localizzazione al secondo piano “è apparsa in parte meno integrata con il resto del percorso fieristico e non sempre immediatamente raggiungibile”. Tra i risultati più significativi per la galleria la vendita di un’importante opera in cemento di Arcangelo Sassolino, in una fascia medio-alta di mercato, così come “le opere di Alessandro Piangiamore hanno riscosso grande interesse, con la vendita di due lavori. Buoni riscontri anche per artisti storicizzati quali Michelangelo Pistoletto, Pier Paolo Calzolari e Bruno Munari”. Efficace la settimana secondo Alessia Calarota, titolare e direttrice della Galleria d’Arte Maggiore g.a.m., che ci racconta di una fiera “capace di attrarre un pubblico attento, esigente e orientato verso opere di qualità”, con un’esperienza di visita che effettivamente poteva essere favorita dal contesto arioso e accogliente. Risultati concreti ci sono stati, con l’acquisizione della scultura Le gemelledi Giosetta Fioroni da parte della Fondazione Fiera Milano e la vendita di un’opera di Claudine Drai (già entrata, tramite la galleria, nella collezione del Centre Pompidou di Parigi), insieme a una natura morta di Giorgio Morandi, un’opera di Massimo Campigli e a due sculture di Leoncillo.

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Mazzoleni, miart 2026. Credits Studio Abbruzzese. Courtesy Mazzoleni

Più spazio per le gallerie giovani ed emergenti a miart 2026

Al debutto nella sezione Emergent, la galleria veneziana Satine, con un booth monografico dedicato a Valentina Cameranesi, si è dichiarata soddisfatta, con alcune vendite realizzate, “la preview è stata il momento più forte della fiera, con buona affluenza e incontri di qualità. I giorni successivi hanno tenuto, ma con ritmi più contenuti. Il pubblico era prevalentemente italiano, con qualche presenza internazionale. Abbiamo apprezzato in particolare l’attenzione riservata agli spazi delle gallerie emergenti”. Riscontri positivi per un’altra galleria alla sua prima miart, Andrea Festa, che ha portato a casa una vendita sin dalla preview, per un lavoro di Pedro Liñares (Duas facas no aparador, 2026), e altre acquisizioni anche nei giorni successivi, soprattutto a collezionisti italiani, per opere che avevano prezzi da 1.800 a 5.500 euro. 

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Lucia Leuci, Bellezze, 2025

Alla sua seconda partecipazione, la galleria romana Eugenia Delfini, ci ha dato solo ottimi feedback sulla nuova sede, “noi eravamo le ultime che potevano lamentarsi, perché eravamo davvero in pole position, ovvero in prima fila proprio all’ingresso”. Ammettendo poi che se le giovani fossero state al secondo piano forse non se la sarebbero cavata altrettanto bene. E se il pubblico era molto numeroso in preview e con un po’ più di presenze internazionali, sembra però essere mancato lo slancio negli acquisti, con tempi allungati nella scelta, e qualche chiacchiera di troppo senza sviluppi. Tra le opere vendute, un gruppo di piccoli lavori in vetro soffiato, Bellezze, di Lucia Leuci, intorno ai 4.000 euro, in uno stand di ricerca con opere che andavano dai 1.500 agli 8.500 euro.

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Ferda Art Platform, miart 2026, Photo The Knack Studio, Courtesy Ferda Art Platform, Istanbul

Sul versante poi delle gallerie internazionali, in prima posizione c’era Ferda Art Platform di Istanbul con le opere di Güneş Terkol, soddisfatta della sede, del pubblico incontrato, prevalentemente italiano, e dell’atmosfera generale della fiera. Come anche la Ehrlich Steinberg di Los Angeles, che presentava un focus monografico di Emi Mizukami, e che ha avuto un buon feedback alla preview, con i visitatori attratti dalla tecnica dell’artista giapponese (che lavora con pittura e sabbia, a ricordare gli affreschi italiani) e buoni risultati, con vendite tra i 2.500 e 9.000 dollari a clienti vecchi e nuovi, anche grazie al buon posizionamento del settore Emergent e al concreto impegno della sua curatrice, Attilia Fattori Franchini. 

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Ehrlich Steinberg, miart 2026, Photo The Knack Studio, Courtesy Ehrlich Steinberg, Los Angeles

Cosa hanno detto di miart le gallerie della sezione principale 

Tutti i giorni ci sono state conversazioni interessanti, con presenze straniere inattese e nuove”, ci ha raccontato il gallerista Tommaso Corvi Mora, che dal suo stand al piano zero non ha mostrato troppe perplessità sulla nuova location della fiera, “più ariosa della vecchia, anche se ci vorrebbe un po’ di luce naturale. Prevedo che il prossimo anno la fiera sarà più piccola, per cui probabilmente sarebbe meglio eliminare il piano 2”, ha commentato, continuando: “Il momento non è facilissimo, per cui sono stato molto soddisfatto della reazione a due artisti poco conosciuti a Milano, David Lieske (con dipinti tra 4.500 e 8.000 euro) e Bethan Lloyd Worthington (le sue ceramiche costano 2.000-3.000 euro)”. 

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Corvi-Mora

Da Ncontemporary, Emanuele Norsa conferma che Miart resta “un momento importante per il calendario artistico della città. La nuova sede rappresenta un miglioramento per l’accoglienza, con alcune problematiche logistiche all’interno da affinare. Il pubblico si è confermato attento, in particolare quello internazionale che frequenta e vive a Milano”. Le vendite per la galleria milanese hanno riguardato in particolare il lavoro di Ruth Beraha, Anila Rubiku e del giovane pittore ucraino Nazar Strelyaev-Nazarko, di cui hanno trovato acquirenti, uno italiano e due europei, tre opere nuove i 5.000 e i 10.000 euro. 

Nonostante la nuova sede abbia inizialmente generato qualche incertezza nel percorso tra i visitatori, questa edizione di Miart si è rivelata decisamente positiva e di grande successo”, ha commentato la P420, che dopo un giovedì molto dinamico, è riuscita a finalizzare molte vendite sia in un venerdì più tranquillo, sia il sabato, con riscontri commerciali per quasi tutti gli artisti in stand, un bel sold out per le opere di Xian Kim, Khaled Jarada e Shafei Xia.

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P420@Miart, 2026, installation view. Courtesy P420, Bologna ph.S.Pellion di Persano

Come è andata la fiera miart per le gallerie 

È stato un miart particolare, complicato da decifrare”, ci ha segnalato Thomas Brambilla, con vendite il giorno dell’opening in linea con le aspettative iniziali, ma sottotono nei giorni successivi, diversamente dal solito. E molti aspetti da correggere sulla gestione della nuova location: “Abbiamo riscontrato diversi problemi legati alla logistica e alla disposizione delle gallerie”, ci hanno segnalato, con un percorso che sembrava praticamente “a ostacoli” per il pubblico. “Probabilmente l’anno prossimo si tornerà nei vecchi padiglioni: nonostante la sede attuale sia forse più bella esteticamente rispetto a quella storica, la funzionalità ne ha risentito e anche i collezionisti mi sono parsi disorientati, continua la galleria di Bergamo, che ha notato anche meno presenze internazionali, un dato forse legato anche al contesto attuale non serenissimo. Tra le vendite più significative, un neon di Erik Saglia per una cifra intorno ai 15.000 euro e buoni risultati per Marco Cingolani e Maggi Hambling, con molta attenzione su Joe Zucker e Bryan Hunt.

Tra intoppi di percorso e collezionisti incerti, come è andata la fiera miart 2026 per le gallerie?
Thomas Brambilla

Sempre al piano inferiore nella sezione principale, Secci Gallery ha trovato Miart 2026 una fiera equilibrata, con una presenza più attiva di collezionisti italiani e una partecipazione discreta di quelli internazionali, “tuttavia, la nuova distribuzione degli spazi e delle sezioni in alcuni momenti sembra frammentare il ritmo della visita, rendendo meno immediata la lettura complessiva”, in un cambiamento “non ancora completamente convincente”.

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ABC

Miart 2026 è stata per ABC-Arte, che della nuova sede ha apprezzato in particolare l’assenza di una divisione troppo netta tra established e contemporaneo nel ground 0, “una fiera vivace e ben calibrata, capace di coniugare qualità curatoriale e dinamiche di mercato”, con un opening partecipato e interesse concreto per le opere esposte “fin dalle prime ore, con un flusso continuo di collezionisti, operatori e istituzioni” e “la chiusura immediata di vendite di opere  di Antonio Kuschnir” insieme a richieste per tutti gli artisti in stand (dove i prezzi andavano dai 3.000 ai 190.000 euro), con trattative andate in porto per Tomas Rajlich, Nanni Valentini, Jerry Zeniuk e Filippo Moroni e altre, al sabato, quando abbiamo raggiunto la galleria, in corso per Chiara Crepaldi, Gastone Biggi, Arnaldo Pomodoro. Un po’ di presenza internazionale ha inciso sugli acquisti delle proposte più giovani. 

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Dep Art

Torna sulla problematica della location anche Antonio Addamiano di Dep Art Gallery, una spiacevole sorpresa per quanto riguarda la logistica e il complesso collegamento delle tre aree espositive in tre piani”, con la scarsa chiarezza sul percorso e “scale mobili e ascensori che non hanno compensato la bellissima vista e l’ingresso di Milano City Life ed il suo parco”. In fiera la galleria scommetteva su tra i più importanti artisti americani e italiani: “Da una parte, due grandi capolavori di Valerio Adami del 1977 e 1987 con due ironiche opere uniche di Tom Wesselmann, dall’altra Salvo con quattro opere significative della sua  carriera (il famoso Bar del 1981, una Sicilia del 1976, San Giovanni Eremiti del 1982 ed una Primavera del 1994) con due chicche di Alex Katz del 1973 e 1988”. Al sabato, molte erano le trattative avviate, ma nessuna vendita era stata chiusa, a conferma dei tempi lunghi che i collezionisti prendono sulle fasce superiori di prezzo. 

Tra intoppi di percorso e collezionisti incerti, come è andata la fiera miart 2026 per le gallerie?
FREDIANO FARSETTI

La scansione dei giorni in fiera a miart 2026

Secondo la galleria Farsetti c’è un altro aspetto da mettere in luce, la gestione dei visitatori tra giornate di preview e apertura al pubblico. “La giornata della preview è sempre un momento ricco di visitatori, collezionisti consolidati e occasione per conoscere nuovi clienti”, ha segnalato Leonardo Farsetti, “la grandissima affluenza di pubblico, soprattutto dal pomeriggio in poi, rischia però di creare molta confusione, che non ci consente talvolta di riservare ai collezionisti la giusta attenzione. Lo scopo della fiera dovrebbe essere quello di creare connessioni tra gallerie e visitatori con l’obiettivo sì di vendere opere, ma anche di far amare l’arte alle persone”. Il venerdì, più tranquillo, si è trasformato così “in un giorno ideale per chi vuole intavolare trattative con la giusta attenzione, il sabato è il giorno dei veri appassionati, mentre la domenica la fiera si apre a un pubblico più diversificato”. E se la nuova sede è accattivante dall’esterno, all’interno “il percorso ha delle problematicità. Al piano terra gli spazi sono angusti e il percorso risulta tortuoso, mentre il livello superiore non risulta ben segnalato”. Tra i risultati migliori, alla fine della fiera, la galleria menziona l’interesse in particolare per Prampolini e Santomaso, insieme a Enrico Castellani e a un’opera in stand di Keith Haring dalla collezione Elio Fiorucci. “Su vendite e trattative ci riteniamo abbastanza soddisfatti ma siamo convinti che una città come Milano con il suo potenziale economico e il suo respiro internazionale sia in grado di offrire maggiori soddisfazioni, è la conclusione di Farsetti.

Preview intensa ma sede non adeguata per Miart, secondo la ED Gallery di Piacenza, che ha incontrato un pubblico per la maggior parte italiano. Tra le trattative, oramai sempre più lunghe e incerte, una vendita da segnalare è stata una scultura in ceramica del 1955 di Nanni Valentini per la manifattura Baratti Pesaro, intorno ai 4.000-5.000 euro. 

Tra intoppi di percorso e collezionisti incerti, come è andata la fiera miart 2026 per le gallerie?
ED Gallery, miart 2026, Photo The Knack Studio, Courtesy ED Gallery, Piacenza

E mentre non sappiamo dove si terrà la prossima edizione di Miart, nel 2027, e chi la dirigerà, vista la fine del mandato di Nicola Ricciardi, non possiamo che chiudere con un po’ di amarezza per l’esperienza di questa fiera, mortificata nei suoi intenti e nelle sue potenzialità, in cui tutti non facciamo che continuare a credere. 

Cristina Masturzo

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Cristina Masturzo

Cristina Masturzo

Cristina Masturzo è storica e critica d’arte, esperta di mercato dell’arte contemporanea, art writer e docente. Dal 2017 insegna "Economia e Mercato dell'Arte" e "Comunicazione e Valorizzazione delle Collezioni" al Master Accademico in Contemporary Art Markets di NABA, Nuova Accademia…

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