Top e flop miart 2019. Cosa ci è piaciuto e cosa no della settimana dell’arte di Milano

Come da consuetudine, ecco i nostri top e flop sull’appena terminata art week milanese capitanata dal miart. Abbiamo girato la città in lungo e in largo, e adesso abbiamo stilato una lista delle cose che ci sono piaciute di più e quelle che non ci sono piaciute affatto. E voi cosa ne pensate?

1. TOP – LA PROGRAMMAZIONE CULTURALE DEL COMUNE DI MILANO

Il Museo del Novecento di Milano

Inutile negarlo: lo abbiamo criticato più volte. Sia il Comune di Milano, sia in particolare l’assessore alla cultura Del Corno. Lo abbiamo sempre considerato un po’ privo del necessario carisma per governare le faccende culturali di una città che sta scalando le classifiche internazionali su più di un campionato. Eppure, inesorabile come un diesel, l’impianto di Del Corno sta pian piano uscendo niente male e noi non abbiamo paura ad ammettere che avevamo esagerato con le critiche. Durante questa Art Week (a proposito, il Comune di Milano si è inventato la Art Week, per dire) le mostre comunali, dal Pac al Museo del 900 fino a Palazzo Dugnani, hanno giocato un ruolo più che significativo. È sembrato inoltre ben rodato il feeling tra la città e le sue istituzioni culturali: miart stessa, ma anche la Fondazione Trussardi ad esempio, che ha ottenuto i permessi per realizzare una laboriosa installazione ai Caselli di Porta Venezia. Insomma mentre l’altra capitale Italiana – Roma – sembra lavorare per ostacolare la crescita e la vivacità culturale sul proprio territorio tra inefficienze, scelte autolesionistiche e assurde burocrazie, Milano funge da facilitatrice sia in prima persona, sia invogliando l’attività di terzi.

2. TOP – MOSTRE AL FEMMINILE

Lygia Pape alla Fondazione Carriero – ph. Irene Fanizza

In tempi bui e minacciosi come questi, che mettono in discussione diritti e libertà conquistati grazie al coraggio di intere generazioni, rilevare una nutrita presenza femminile all’interno dell’offerta espositiva milanese è un segnale importante. Numerose le mostre che celebrano la creatività di donne talentuose, più o meno storicizzate. Si va dalla efficace retrospettiva dedicata dalla Fondazione Carriero a Lygia Pape ‒ rigorosa nella selezione delle opere che ne descrivono la carriera ‒ al tris di rassegne ospiti del Museo del Novecento ‒ Marinella Pirelli, Renata Boero e Paola Pivi; dalla monografica su Anna Maria Maiolino allestita negli ambienti del PAC alla prima personale italiana di Sheela Gowda al Pirelli HangarBicocca. E ancora, l’installazione-chicca di Goldschmied & Chiari alla Galleria Cracco e la riflessione su arte e femminismo nel contesto italiano del 1978, protagonista della mostra presso FM Centro per l’arte contemporanea. Un mosaico di voci e poetiche eterogenee, che ribadisce con senso critico e consapevolezza il sostanziale apporto femminile al dibattito artistico internazionale.

3. TOP – LE MOSTRE-CHICCA

Agreements to Zinedine, LANIMALE CERIMONIALE, 2019 © Melania Dalle Grave e Agnese Bedini per DSL Studio

Art Week come quella milanese rischiano sempre l’effetto concentrazione, ovvero che ci si concentri sulle già numerose iniziative “wow”, sulle mostre più importanti, sui soggetti più noti. E invece a Milano è successo che questo primo aspetto si è sposato magnificamente con una quantità (e qualità) di eventi che definire minori sarebbe scorretto. Dalla già citata opera di Goldschmied & Chiari da Cracco all’anteprima del film (chiamiamolo così, perché ogni parola in più sarebbe un imperdonabile spoiler) di Mario Milizia al Cinema Anteo, dal secret-show di Stefano Arienti al bar bear gay Company Club all’affollatissimo simposio organizzato dal neonato MEET, centro per la cultura digitale, fino a Immersione libera, la mostra in quel luogo magico che sono i Bagni Misteriosi. E che dire di Thomas Braida e la sua mostra irresistibile a Le Dictateur? Una Milano plurale: non può che piacerci.

4. TOP – MEET

MEETing, Milano

Il primo evento di Meet nella sua nuova sede nell’ex Spazio Oberdan – ancora in fase di ristrutturazione – è stato un grande successo. Quasi 500 persone sono accorse ad assistere alla conferenza che metteva a confronto i rappresentanti dei maggiori centri di cultura digitale in Europa, e moltissimi sono rimasti fuori dalla sala a seguire la discussione tramite gli schermi allestiti nell’atrio. Un successo inaspettato – ma meritato – che testimonia quanto sia alta l’attenzione su questi temi, in tutti i settori. Il progetto di Maria Grazia Mattei, che negli scorsi anni ha seminato con gli appuntamenti di Meet the Media Guru, colma una lacuna che in Italia ci portiamo avanti da decenni.

5. TOP – FONDAZIONE PINI

Carlos Amorales. L’ora dannata. Installation view at Fondazione Adolfo Pini, Milano 2019. Photo Andrea Rossetti

Chi lo avrebbe mai detto qualche anno fa? Eppure adesso è la concreta verità: la Fondazione Pini, un tempo istituzione un po’ polverosa come ce ne sono a bizzeffe in Italia e a Milano, sta trovando via via negli anni un nuovo ruolo, si sta accreditando come tappa, si sta posizionando come pezzetto di città grazie al suo staff, alle sue idee e alla sua qualità. “Sono appena uscita da una piccola fondazione che mi piace perché fa belle mostre e non se la tira”, dice una giovane al telefono mentre si avvia su Via Garibaldi. E intanto, all’interno, la folla: la mega installazione di farfalle nere di carta di Carlos Amorales sarà anche chiacchierata (da oltre dieci anni si dibatte se sia o non sia stata scopiazzata ad un’opera identica di Andrea Mastrovito, comparsa un anno prima), ma ha fatto il pienone e ha contribuito alla crescita di questa piccola-grande realtà.

6. FLOP – PALAZZO DUGNANI

Palazzo Dugnani, Milano

Di fascino assoluto e grande risorsa per la città sempre un po’ sottosfruttata, forse Palazzo Dugnani dovrebbe essere usato meglio specie in occasione delle Art Week, durante le quali ci aspettiamo di trovare qui installazioni o proposte più peculiari e pensate. La grande mostra di video proposta in questi giorni espone opere importanti e nomi di rilievo internazionale, ma è un po’ riduttivo usare questo spazio unico nel suo genere come una location per proiezioni (con gli ovvi problemi di audio, peraltro). Certo, così è più facile e non occorre altro che far arrivare qualche dvd o pennetta usb, ma il gioiello rococò affacciato sui giardini comunali merita molto molto di più ed è pronto a entrare in un network di spazi di gran rilievo vicino com’è al Pac e alla Villa Reale.

7. FLOP – POVERA ITALIA

Alberto Bonisoli

Il Ministro della Cultura è venuto al miart e si è anche pubblicamente vantato di essere stato il primo ministro a farlo. Beh, magari gli altri ministri non venivano in fiera, ma è anche vero che non facevano parte di governi che si divertivano e si divertono a gettare il Paese in una recessione inquietante e senza speranze. miart è migliorata, la città di Milano è strabiliante, ma sopra a tutti questi dati positivi c’è una cappa pazzesca e tra i corridoi della fiera si è sentita eccome: siamo pur sempre in Italia. L’unico paese europeo dove l’economia va indietro invece che in avanti, l’unico paese europeo dove il governo lotta per ridurre e non per aumentare i grandi cantieri e le grandi opere infrastrutturali di sviluppo. Come si fa, in un contesto del genere, a tenere delle manifestazioni che si basano sulla fiducia e sull’entusiasmo come delle fiere d’arte?

8. FLOP – IL SERVIZIO TAXI

Milano Duomo with Milan Cathedral and Galleria Vittorio Emanuele II, 2016. ph Steffen Schmitz fonte wikimedia

Milano è una città sempre più impeccabile da molti, moltissimi punti di vista. I trasporti in primis. Manco serve più il biglietto giornaliero: sfiori il tornello con la carta di credito e coi mezzi pubblici vai dappertutto. Durante una settimana densa come quella appena trascorsa è capace che in una giornata tu riesca a vedere cinque o sei mostre ai quattro angoli della città grazie a questo ben di dio. Poi però qualche volta capita che ti servano i taxi. Specie se sei un anziano collezionista, o un corpulento gallerista ed esci alle 20 dalla fiera che sta chiudendo. E allora prova un po’ ad aspettare, di sabato sera, un taxi fuori da FieraMilanoCity. L’altro giorno c’erano zero taxi ed una fila assurda di persone. Mancavano i taxi ma non mancava affatto il tassista abusivo che per comodi 30 euro si offriva di portarti in centro. Non è così che si trattano i clienti, urge un accordo serio tra fiera e cooperative di taxi per il prossimo anno.

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