Non solo gallerie a Frieze New York: da quest’anno ammessi anche gli art dealers

Il format della fiera nata a Londra si rinnova, offrendo per la prima volta la possibilità di avere uno stand non solo ai galleristi, ma anche agli art dealer, privi di sede espositiva. Voglia di ampliare il format, che nasconde ovviamente chiare motivazioni economiche…

Frieze New York 2016, Photo Mark Blower. Courtesy of Mark Blower/Frieze
Frieze New York 2016, Photo Mark Blower. Courtesy of Mark Blower/Frieze

Il format delle fiere d’arte contemporanea sta vivendo decisamente una fase di trasformazione. Segno dei tempi che cambiano, della concorrenza sempre più ampia sia ad Oriente che ad Occidente, di un numero maggiore di addetti ai lavori che spingono per prenderne parte. E se Art Basel, madre di tutte le fiere, amplia la sua offerta con Art Basel Cities, un programma che le permetterà di produrre eventi culturali su larga scala, lavorando gomito a gomito con le municipalità di luoghi sparsi in ogni angolo del pianeta, le altre fiere non stanno certo a guardare. L’ultima in ordine di tempo ad apportare una modifica al proprio format è Frieze New York che apre, per la prima volta, la possibilità di partecipare anche agli espositori che non hanno uno spazio fisico.

SI ALLARGA L’OFFERTA

In apparenza si tratta di un piccolo cambiamento che permetterà anche agli art dealer, che hanno un ottimo bouquet di clienti e che si muovono da un continente all’altro, di poter partecipare alla fiera accanto alle grandi gallerie internazionali. In realtà, per chi si occupa di mercato e in particolare di fiere, è questo il segno di un passaggio storico importante. La sezione principale di Frieze New York sarà ancora composta da gallerie che per essere ammesse devono dimostrare di avere un progetto culturale con artisti internazionali e almeno quattro mostre all’anno all’interno del proprio spazio, rispettando così il criterio di ammissione più o meno comune a tutte le fiere più importanti dell’art-world. Con un’apertura importante, però, a partire proprio dall’edizione 2018: la possibilità, come riporta Artnet, cioè, di presentare domanda di partecipazione alla fiera anche per gli art dealer, che non hanno una galleria.

I CRITERI

Frieze New York è la prima fiera a dare questa opportunità, ma i criteri di selezione non sono ancora stati fissati. “Ogni caso”, sostengono gli organizzatori della fiera, “sarà esaminato e valutato singolarmente”. È chiaro che, almeno per i primi anni, sull’ammissione o meno alla fiera, peserà il nome e la riconoscibilità internazionale. Tra i partecipanti all’edizione 2018, c’è Nicole Klagsbrun, che ha chiuso la sua galleria di New York nel 2013 e, da allora, ha scelto di lavorare su progetti ed artisti internazionali senza un luogo fisico in cui esporli; ma c’è anche Tif Sigfrid che con la sua galleria di Los Angeles ha già partecipato a Frieze New York tre volte in passato ed ora ritorna in fiera con uno stand da art consultant.

NON A CASO A FRIEZE

Per la prima volta, quindi, nella storia delle fiere d’arte contemporanea sembra cadere quella gerarchia implicita che colloca le gallerie alla punta dell’art world. E non è un caso che sia proprio Frieze la prima ad offrire questa opportunità. Nata nel 2003 a Londra come appendice dell’omonimo magazine, Frieze Art Fair è per sua natura una fiera sperimentale che mette in discussione con regolarità il proprio format. Non si tratta, però, solo di una messa in discussione formale, ma nasconde anche motivazioni di natura economica. Se l’appuntamento di Londra che si svolge ogni anno ad ottobre in duplice veste con Frieze, dedicata al contemporaneo e Frieze Masters sui maestri, continua a reggere la concorrenza internazionale, Frieze New York, prevista a maggio, sembra soffrire maggiormente la competizione sia a causa della poca distanza temporale con l’Armory show, sia per la concorrenza spietata di San Francisco e del colosso Art Basel Miami Beach, sia per una scelta di una location come Randall’s Island, periferica e avulsa dalle dinamiche cittadine, che di fatto ha segnato nel tempo un calo costante di visitatori. La fiera newyorchese prova, dunque, a rilanciarsi sperando in nuovi flussi (anche economici). Ci riuscirà?

   Mariacristina Ferraioli

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Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia e Icon Design. Sta conseguendo un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano ed è docente a contratto presso diverse istituzioni tra cui l’Accademia di Belle Arti di Brera.