I monumenti possono trasformarsi? L’esempio del Colosseo

Il progetto per la nuova arena del Colosseo è un ottimo spunto per riflettere sul ruolo dei monumenti e su quanto sia controproducente pensarli come entità immutabili

Arena Colosseo, crediti MiBACT Emanuele Antonio Minerva
Arena Colosseo, crediti MiBACT Emanuele Antonio Minerva

In maniera quasi miracolosa, in un Paese nel quale non si contano i progetti lasciati a metà e i proclami a cui non seguono i fatti, il processo di costruzione della nuova arena del Colosseo prosegue il suo cammino. Come ogni tappa precedente, anche la presentazione del progetto vincitore è stata accolta, oltre che da elogi per la funzionalità della proposta, da accese critiche. In particolare, è stato obiettato che “i monumenti non sono cose da riempire”: il monumento basta a se stesso, e al pubblico, è un’entità assoluta, immutabile, che a un certo punto si cristallizza per sempre e che da questa cristallizzazione trae il suo valore quasi sacrale. Una visione di questo tipo potrebbe essere contestata sotto più punti di vista (per la sua impostazione assolutistica e antidemocratica, innanzitutto; e poi chi stabilisce in quale punto scatta la cristallizzazione e ogni mutamento diventa un delitto?); ma ci si limita qui a considerare la sola questione terminologica, l’ambiguità del termine “monumento”, che può, in parte, essere all’origine di letture come questa.

Un monumento-edificio può avere nuove funzioni senza cancellare le precedenti”.

Con “monumento” si identificano infatti cose molto diverse tra loro. Da un lato abbiamo la statua, il rilievo, la targa commemorativa. E questi monumenti coincidono in tutto con il loro messaggio: li si accetta così come sono, o li si abbatte, come si è visto fare spesso ultimamente. Accanto al monumento-statua c’è il monumento-edificio, la cui funzione è sì quella di essere, etimologicamente, portatore di un ‘ammonimento’, e dunque di rappresentare la testimonianza di un’epoca, di una civiltà artistica, di una società, ma questa non è la sua unica funzione, visto che il monumento-edificio è anche un’architettura, uno spazio incastonato, spesso, nel tessuto vitale delle nostre città, un luogo che può, e anzi deve, essere investito di sempre nuove funzioni e di ulteriori significati, che tuttavia non cancellano quelli precedenti, a cominciare dalla natura di puro e semplice ‘monumento’ del bene. Usi e significati si accumulano e convivono, non si sostituiscono.

IL FUTURO DEL COLOSSEO

Quando una chiesa di eccezionale valore storico-artistico viene usata per le funzioni religiose smette forse di essere anche un monumento? No, e non smette di esserlo neanche quando vi si tengono concerti. E neanche una chiesa sconsacrata riconvertita in biblioteca dismette il suo carattere monumentale. Il Colosseo ‘ripavimentato’, dunque, può divenire luogo di spettacoli, conferenze, concerti, senza per questo smettere di essere anche un monumento. Il sogno, certo, è un altro: che con l’arena restituita torni a essere quello che è stato per secoli, una piazza aperta alla libera circolazione e al libero incontro di chiunque (mentre le strutture in elevato e i sotterranei possono continuare a essere spazi musealizzati, cui si accede con un biglietto). Questo esito rappresenterebbe un grande passo in direzione del reinserimento sociale dell’Antico.

Fabrizio Federici

Articolo pubblicato su Grandi Mostre #24

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Spazio espositivoCOLOSSEO
IndirizzoPiazza Del Colosseo - Roma - Lazio
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Fabrizio Federici
Fabrizio Federici (1978) ha compiuto studi di storia dell’arte all’Università di Pisa e alla Scuola Normale Superiore, dove ha conseguito il diploma di perfezionamento discutendo una tesi sul collezionista seicentesco Francesco Gualdi e il suo inedito trattato Delle memorie sepolcrali. I suoi interessi comprendono temi di storia sociale dell’arte (mecenatismo, collezionismo), l’arte a Roma e in Toscana nel XVII secolo, la storia dell’erudizione e dell’antiquaria, la fortuna del Medioevo, l’antico e i luoghi dell’archeologia nella società contemporanea. È autore, con J. Garms, del volume "Tombs of illustrious italians at Rome". L’album di disegni RCIN 970334 della Royal Library di Windsor (“Bollettino d’Arte”, volume speciale), Firenze, Olschki 2010. Dal 2008 al 2012 è stato coordinatore del progetto “Osservatorio Mostre e Musei” della Scuola Normale.