Cosa sarà degli ISIA? Futuro incerto per gli Istituti Superiori per le Industrie Artistiche

Mentre si parla del progetto di un nuovo Bauhaus europeo, gli istituti di Alta Formazione Artistica e Musicale e gli ISIA navigano nell’incertezza, assistendo a concorsi indetti per ruoli ancora inesistenti. Giordano Bruno, ex direttore di ISIA Roma, fa il punto della situazione.

La biblioteca dell'ISIA di Faenza
La biblioteca dell'ISIA di Faenza

In merito all’interessante e pienamente condivisibile articolo a firma di Gabriele Simongini dal titolo Alta Formazione Artistica e Musicale, Università e l’eredità del Bauhaus (in chiave europea), desidero esprimere il mio apprezzamento per le osservazioni fatte e le questioni poste, e proporre un’ulteriore riflessione in linea con le sue considerazioni.
Intanto plaudo all’iniziativa della Presidente von der Leyen per il progetto di un nuovo Bauhaus europeo. Ritengo anch’io, come evidenziato dal prof. Simongini, che tornare realmente alle origini, per cogliere gli spunti di attualità presenti nella visione di Gropius e del Bauhaus, in questo caso non sia un arretramento, ma il possibile rafforzamento di elementi ancora pienamente vivi nelle nostre istituzioni AFAM.
A tale proposito – mi esprimo in qualità di professore dell’ISIA di Roma a partire dal 1982 e di direttore dal 2010 al 2016 – desidero ricordare che gli Istituti Superiori per le Industrie Artistiche hanno rappresentato a partire dagli Anni Settanta del Novecento l’eredità più manifestamente realizzatrice di quella cultura (si veda il pregevole testo di Anty Pansera, La formazione del designer in Italia: una storia lunga più di un secolo).

LE 3 PREROGATIVE DEGLI ISIA

Tre sono state le prerogative degli ISIA che fino alla riforma dell’AFAM del 1999 hanno consentito a questi Istituti di acquisire una buona fama in Italia e all’estero.
La prima è stata il fondamentale assetto di queste istituzioni, nate appunto secondo i principi e i valori del Bauhaus, che dal punto di vista della loro configurazione formativa hanno privilegiato la ricerca sviluppata con imprese ed enti pubblici e privati, al fine di trasferire i risultati ottenuti e il metodo seguito nella formazione didattica.
La seconda è stata la non omologazione all’ordinamento statale per l’organizzazione e la gestione della didattica e della ricerca. I docenti, tutti non di ruolo, salvo i responsabili dei laboratori attivi a tempo pieno, erano chiamati a tenere gli incarichi di insegnamento da un Comitato scientifico-didattico, facente anche funzione di Consiglio di Amministrazione, che sceglieva i docenti che riteneva più in grado di realizzare il progetto formativo ISIA, tenendo conto delle loro professionalità e delle loro capacità di fare “sistema”. Tali Comitati erano nominati dal Ministero e comprendevano, oltre al Direttore dell’Istituto di nomina ministeriale anch’esso, personalità di elevata statura culturale e professionale.
La terza prerogativa è fondata sull’elaborazione dei piani di studio, modificati nel tempo, innovando dove era necessario per seguire gli sviluppi scientifici e tecnologici, oltre che di carattere socio-culturale, al fine non solo di garantire agli studenti la loro più ampia utilizzazione sul mercato del lavoro, ma anche la garanzia di una formazione di esteso respiro culturale. A tale proposito, mi è d’obbligo segnalare che l’ISIA di Roma, primo fra tutti nel 2004 ha istituito un corso magistrale in Design dei sistemi e ha introdotto lo studio della “complessità” a vantaggio dei suoi studenti. Da sottolineare anche il numero limitato, tra 25 e 30, ammessi al corso sia triennale che biennale, il tempo pieno, il coinvolgimento nella ricerca, anche attraverso un uso massiccio dei laboratori. Infine, riguardo alla citazione di Simongini concernente l’estetica e l’etica, desidero segnalare che personalmente ho potuto osservare, sia come docente sia quale direttore dell’ISIA di Roma, come nel lavoro del designer si sviluppi una dimensione “sistetica” (termine da me coniato per indicare la sintesi tra sistemica, estetica ed etica. Si veda il mio scritto A need for “Systetics”, in Pessa E., Minati G., Abram M., Systemics of Incompleteness and Quasi-Systems. pagg. 247-256, Springer, 2019).

“Occorrerebbe allora, al contrario, per queste istituzioni un “ritorno al futuro”, che potrebbe essere garantito solo da una totale sburocratizzazione”.

Successivamente, al contrario, una riforma mai realizzata pienamente, così come un’autonomia mai pienamente compiuta, come già rilevato da Gabriele Simongini, hanno indebolito questi istituti, come le altre Istituzioni AFAM, ma direi di più li hanno snaturati, togliendo loro di fatto quelle caratteristiche che ne avevano determinato il successo. Mentre sino all’attuazione del nuovo decreto sul reclutamento dei docenti, l’ISIA di Roma (in particolare) attraverso i suoi organi (direttore e consiglio accademico) ha fatto suo il metodo di nomina seguito dai precedenti Comitati scientifico-didattici, siamo giunti al colmo e al paradosso di oggi in cui vengono indetti concorsi di idoneità nazionale all’insegnamento anche per gli ISIA su posti di ruolo che non esistono, con la promessa di futura istituzione. Concorsi che si basano su punteggi solo ed esclusivamente quantitativi legati ai titoli di studio e di servizio, valutando tutti gli anni di incarico avuti in precedenza senza alcun limite temporale.

RISCHI E FUTURO

Lascio giudicare a chi legge se nelle condizioni descritte sia possibile parlare per il settore AFAM, e in particolare per gli ISIA, di un nuovo Bauhaus europeo, oppure come io credo non solo di un arretramento drammatico verso un modello di secondarizzazione dell’istruzione (che peraltro è largamente fallimentare come sostenuto dai dati P.I.S.A. che escono ogni anno), ma anche il vero e proprio azzeramento di un sistema efficace e portatore di valori che oggi riteniamo imprescindibili, quali quelli della sostenibilità per citarne uno.
Occorrerebbe allora, al contrario, per queste istituzioni un “ritorno al futuro”, che potrebbe essere garantito solo da una totale sburocratizzazione, promozione della ricerca, e conseguente trasferimento didattico proprio del modello Bauhaus (che sarebbe il caso di trasferire e applicare anche nelle scuole di ogni ordine e grado!).

Giordano Bruno

www.isiaroma.it

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Spazio espositivoISIA
IndirizzoPiazza della Maddalena 53 - Roma - Lazio
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Giordano Bruno
Presidente Fondazione MORFE’ (Centro di ricerca, formazione e sviluppo del design), Docente ISIA Roma Design, Esperto di sistema per ANVUR - AFAM.