I futuri professionisti della cultura in Africa saranno formati da sei musei italiani
La quarta edizione della Scuola Internazionale del Patrimonio esplora la connessione tra il patrimonio archeologico e le arti contemporanee, coinvolgendo 23 professionisti di diversi ambiti disciplinari provenienti da dodici Paesi coinvolti nel Piano Mattei per l’Africa. La formazione presso sei musei italiani
Per comprendere la bontà dell’iniziativa che in queste settimane vede concretizzarsi le attività della quarta edizione della Scuola Internazionale del Patrimonio Culturale, bisogna risalire al Piano Mattei per l’Africa.
Un progetto strategico di interesse nazionale, varato dal Governo italiano nel 2024 con l’obiettivo di imprimere un cambio di paradigma nei rapporti con il Continente africano, costruendo partenariati su base paritaria per superare la logica donatore-beneficiario e generare benefici e opportunità reciproche.
La Scuola Internazionale del Patrimonio Culturale forma i professionisti della cultura africani
In questo contesto è stato sviluppato il programma di alta formazione internazionale promosso dal Ministero della Cultura e dalla Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali, dedicato allo sviluppo delle competenze dei professionisti del patrimonio culturale provenienti dal continente africano e dall’area mediterranea. Il progetto coinvolge una rete di musei e istituzioni culturali italiane in un percorso integrato di formazione, ricerca e collaborazione internazionale rivolto a professionisti del patrimonio – direttori, funzionari, curatori, conservatori, bibliotecari e archivisti – provenienti da 12 nazioni africane: Algeria, Angola, Congo-Brazzaville, Costa d’Avorio, Egitto, Ghana, Kenya, Marocco, Mozambico, Senegal, Tanzania e Tunisia.

Il dialogo tra archeologia e arti contemporanee al centro della formazione in sei musei italiani
Dopo i primi moduli online e una settimana di incontri a Roma tenutasi dal 20 al 24 aprile, dal 27 aprile la fase residenziale della Scuola Internazionale è entrata nel vivo: fino al 22 maggio – quando si terrà al Ministero della Cultura l’evento conclusivo del ciclo – i 23 professionisti del continente africano coinvolti lavoreranno all’interno di alcune tra le principali istituzioni museali italiane, per formarsi sul campo.
I partecipanti saranno ospitati presso sei musei italiani: Museo delle Civiltà (MUCIV), Musei e Parchi archeologici di Praeneste e Gabii, Museo Archeologico Nazionale di Taranto (MArTA), Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN), Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria (MArRC) e Museo Archeologico Nazionale dell’Agro Falisco e Forte Sangallo di Civita Castellana. Qui lavoreranno su collezioni, ricerca curatoriale e progettazione pubblica, concentrandosi sul tema centrale del programma, intitolato Managing Art Collections: from ancient to contemporary, che è dedicato alla gestione, conservazione e valorizzazione delle collezioni, con un approccio che mette in relazione patrimonio archeologico e pratiche contemporanee. “Il coinvolgimento di una rete ampia e qualificata di musei italiani testimonia la capacità del sistema culturale nazionale di operare in modo coordinato nella cooperazione internazionale e nella formazione specialistica”, sottolinea Gerardo Villanacci, che presiede la Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali.
Cos’è la Scuola internazionale del Patrimonio Culturale
La Scuola Internazionale del Patrimonio Culturale è in realtà attiva dal 2019 (l’ultima edizione risaliva al 2022), nata per consolidare lo scambio di competenzetra professionisti italiani e stranierioperanti nella gestione del patrimonio culturale. Così facendo, la Scuola favorisce l’internazionalizzazione delle istituzioni culturali italiane incentiva progettualità condivise, partenariati e gemellaggi. “La Scuola Internazionale del Patrimonio Culturale è uno degli strumenti attraverso cui il Ministero della Cultura rafforza la propria azione, promuovendo la diplomazia culturale come dialogo, collaborazione e costruzione di relazioni istituzionali durature”, sottolinea in merito il Ministro Alessandro Giuli.
Ogni edizione del programma circoscrive un ambito tematico di indagine e studio ed un’area geografica di provenienza dei partecipanti, candidati al corso direttamente dagli organismi, attivi nella gestione del patrimonio culturale, presso i quali lavorano: possono aderire professionisti impegnati, sia nel settore pubblico sia in quello privato.
Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati