Libro-mostra sui giardini della straordinaria Villa Maraini di Roma

A conclusione del programma di residenza transdisciplinare ‘Roma calling 2019/2020’ organizzato dall’Istituto svizzero, gli artisti e i ricercatori hanno deciso di pubblicare “Orto”, un viaggio che attraversa gli spazi fisici dei Giardini di Villa Maraini per poi deviare tra i meandri metaforici della mente.

Presentazione del libro mostra ORTO, Istituto Svizzero, Roma 2020. Photo © Davide Palmieri
Presentazione del libro mostra ORTO, Istituto Svizzero, Roma 2020. Photo © Davide Palmieri

Artisti e ricercatori hanno vissuto sotto lo stesso tetto, quello di Villa Maraini, sede dell’Istituto Svizzero a Roma. Durante il periodo di confinamento dettato dalla pandemia sono nate visioni e riflessioni riunite successivamente in ORTO, la pubblicazione progettata e prodotta da NERO Editions. Possiamo definirlo un semplice libro? Non completamente, vista la varietà dei contributor che vi hanno collaborato. L’intento di base è stato quello di abbattere ogni forma di barriera, un concetto coraggioso e dalla progettazione ‒potenzialmente ‒ difficile, se si considerano le condizioni in cui è nata l’idea.
A raccontarlo sono stati Marcello Di Paola, esperto di filosofia ambientale, e Saul Marcadent, curatore e research fellow allo IUAV di Venezia, che per il progetto ha vestito anche i panni di coordinatore editoriale della pubblicazione.

ORTO (Nero Editions, Roma 2020)
ORTO (Nero Editions, Roma 2020)

NON UN SEMPLICE LIBRO, MA UNA MOSTRA CARTACEA

L’irruenta sospensione delle attività culturali ha investito anche l’Istituto Svizzero e i suoi inquilini impegnati nella residenza artistica. Questo periodo è stato definito spesso come “sospeso”, una realtà confinante nella quale ognuno ha cercato di ricostruire la propria normalità. Ma ci sono tracce di questo periodo fluttuante? Quali sono le impronte che ha lasciato e quali le riflessioni che, ancora oggi, emergono da quell’esperienza? A dare una risposta tangibile “in un momento storico dove tutto era smaterializzato” sono stati gli artisti e i ricercatori realizzando più di un libro, una mostra sfogliabile. Attenzione, non stiamo parlando di un divertente pop-up, ma di “un libro molto bello dove la diversità dei contributi emerge”, come dichiara la direttrice dell’Istituto Svizzero Joëlle Comé.
Ho difficoltà a chiamarlo libro, giacché si trova in quel sottile confine tra libro e rivista, snello e flessibile”, così parla il curatore Saul Marcadent. “Non ha la pretesa di avere la solidità del libro bensì qualcosa che tiene insieme dei contributi molto diversi, come è varia la provenienza delle persone che lo hanno realizzato. Un oggetto facile e maneggevole. Non troppo autorevole, anche se alcuni contributi sono molto profondi e altri molto visivi”.

Presentazione del libro mostra ORTO, Istituto Svizzero, Roma 2020. Photo © Davide Palmieri
Presentazione del libro mostra ORTO, Istituto Svizzero, Roma 2020. Photo © Davide Palmieri

L’ORTO SECONDO I 13 ARTISTI RESIDENTI

Lavorare NELLO spazio di una galleria o di una Villa – come nel caso di Villa Maraini e lavorare nello spazio della pagina è abbastanza diverso e, soprattutto, ha delle regole che rovesciano il punto di vista a cui bisogna avvicinarsi in maniera differente”, continua Marcadent. La caratteristica di questa pubblicazione è che si identifica come una raccolta di undici letture (perché due ricercatori hanno scelto di lavorare assieme) e interpretazioni della parola ORTO. Le sfumature passano dal significato più letterale del termine a quello più astratto e introspettivo. (…) L’editore Nero è stato molto partecipe per cercare e trovare un ritmo, una consequenzialità, agli interventi, affinché ci fosse una sintonia tra loro, a volte per ampliare le divergenze e altre volte per collegare riflessioni”.
I protagonisti di questo libro dinamico e sorprendente sono Armando Bramanti, Johanna Bruckner, Romeo Dell’Era, Francesco Dendena, Pauline Julier, Dominique Laleg, Charlotte Matter, Nastasia Meyrat, il duo artistico Real Madrid (alias Bianca Benenti Oriol e Marco Pezzotta), Kiri Santer, Urs August Steiner, Anaïs Wenger. “Quello su cui mi sono interrogato di più in questo periodo” – conclude Marcadent – “è se questo modo di fare collettivo (pulsante) è anche una modalità di fare cultura che ci può dire qualcosa, che ci può insegnare qualcosa. Un quesito a cui ancora non so dare una risposta perché è passato troppo poco tempo, però sono certo che capiremo se effettivamente questa pubblicazione abbia avuto un buon esito, e questo modo di lavorare in maniera collettiva abbia avuto un senso, un valore, nella contemporaneità, e anche nelle nostre vite”.

Valentina Muzi

AA.VV. – ORTO
Nero Editions, Roma 2020
Pagg. 144, € 25
ISBN 788880561040
www.neroeditions.com

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Valentina Muzi
Valentina Muzi (Roma, 1991) è diplomata in lingue presso il liceo G.V. Catullo, matura esperienze all’estero e si specializza in lingua francese e spagnola con corsi di approfondimento DELF e DELE. La passione per l’arte l’ha portata a iscriversi alla Facoltà di Studi Storico-Artistici dell’Università di Roma La Sapienza, laureandosi in Storia dell’Arte Contemporanea e svolgendo il tirocinio formativo presso il MLAC - Museo e Laboratorio di Arte Contemporanea dell’Ateneo, parallelamente ha frequentato un Executive Master in Management dei Beni Culturali presso la Business School del Sole24Ore di Roma. Dal 2016 svolge attività di PR, traduzione di cataloghi, stesura di testi critici e curatela indipendente. Dal 2017 svolge l’attività di giornalista di taglio critico e finanziario per riviste di settore. Attualmente è membro del Board Strategico presso l’Associazione culturale Arteprima noprofit, nella stessa ha svolto il ruolo di Social Media Manager ed è Responsabile organizzativa della piattaforma Arteprima Academy.