10 libri per prepararsi alle elezioni presidenziali negli Stati Uniti

Mancano ormai poche settimane al 3 novembre, quando il popolo americano sarà chiamato a eleggere il suo nuovo presidente fra Donald Trump e Joe Biden. Qui vi proponiamo una decina di libri usciti durante il mandato Trump, utili a “leggere” il panorama socio-politico d’oltreoceano e a fare qualche previsione sul futuro.

A poche settimane dal voto, il tabellone della grande battaglia presidenziale si colora di rosso e di blu. A seconda del margine di vantaggio che i sondaggi attribuiscono ai due candidati, le caselle sagomate degli Stati Uniti si accendono di tinte più o meno accese, come in una versione da guerra civile di Risiko.
Restano in marroncino gli stati in bilico, i famigerati swing states, quelli che alla fine, probabilmente, decideranno l’esito del confronto. Per i due candidati prendere un voto in più dell’avversario a livello nazionale non serve a niente. Quello che conta davvero è conquistare le preferenze dei delegati, i grandi elettori espressi dai singoli stati dell’unione.
Ogni stato assegna insomma una sorta di punteggio, proprio come a Risiko. Per vincere bisogna arrivare almeno a 270 punti. Non tutti lo ricordano, ma nelle elezioni del 2016 Hillary Clinton prevalse nel voto popolare, con quasi 3 milioni di preferenze in più del suo competitor. Fu però Donald Trump ad avere la meglio, avendo conquistato a sorpresa una serie di stati chiave, che gli garantirono l’appoggio di 304 grandi elettori.
Per provare a indovinare il possibile vincitore della tornata del 2020, bisogna insomma andare a leggere la situazione a livello locale, contea per contea.
A questo scopo, la mappa della media sondaggi prodotta da 270towin.com con i dati del sito specializzato fivethirtyeight.com (che aggrega, bilancia e aggiorna quotidianamente le rilevazioni statistiche degli istituti più attendibili del Paese), rappresenta uno degli strumenti più efficaci per cercare di comprendere le tendenze politiche, e quindi gli umori, di un Paese sconfinato e sfaccettato come gli Stati Uniti.
Secondo 538, se si votasse oggi lo sfidante Joe Biden conquisterebbe 331 grandi elettori, contro i 207 del Presidente Trump. Il leader dei democratici avrebbe quindi il 77% di probabilità di aggiudicarsi la vittoria. Un valore che può sembrare confortante per i blu, ma che ricorda sinistramente il vantaggio attribuito alla Clinton giusto 4 anni fa…
I sondaggi si effettuano rapidamente, bastano pochi giorni per realizzarne uno, ma, come si è visto anche nelle passate elezioni, non offrono alcuna garanzia.
Forse i libri, che pure hanno tempi di produzione infinitamente più lunghi e per questo sono inevitabilmente in ritardo sull’attualità, possono fornirci qualche indicazione aggiuntiva. Scavando più in profondità, a volte si dimostrano in grado di intercettare tendenze a medio termine e traiettorie sottotraccia. Aggiungiamo quindi un livello di lettura alla nostra mappa: disegniamo un percorso in 10 tappe, scandito da alcuni dei libri più interessanti usciti negli anni del primo mandato Trump, dal 2016 al 2020.
Schieriamo i nostri carrarmatini sul tabellone, per verificare se sia possibile evidenziare delle corrispondenze tra la (presunta) situazione politica attuale e il quadro, necessariamente parziale e frammentario, che le opere che abbiamo scelto ci restituiscono dell’America contemporanea.

Marcello Giannangeli

1. STEPHEN MARKLEY – OHIO

Stephen Markley Ohio (Einaudi, Torino 2020)

Partiamo allora da New Canaan, la piccola cittadina del nord-ovest dell’Ohio in cui è ambientato il formidabile esordio di Stephen Markley.
Si tratta di un punto d’inizio perfetto, perché è soprattutto nei territori della Rust Belt, l’ex cuore industriale degli Stati Uniti, che Trump si è guadagnato la propria elezione quattro anni fa, strappando alla Clinton quasi tutti gli stati dell’area nordoccidentale del Paese, la cosiddetta “cintura di ruggine” che si affaccia sui grandi laghi.
Ohio, accolto con entusiasmo da gran parte della critica internazionale e uscito nel 2020 per Einaudi, descrive un panorama malinconico composto da Walmart e negozi di liquori, campi da football e caffetterie kitsch, case prefabbricate a due piani, con flosce bandiere a stelle e strisce appese alle finestre, e vecchie acciaierie abbandonate. Attraverso le sfortunate storie incrociate di quattro ex compagni di liceo, Stephen Markley racconta con cupa e penetrante poesia la vita di una cittadina qualunque, persa nella terra del granturco e della ruggine.
Nonostante qualche eccesso di retorica, ne viene fuori un quadro nitido e struggente di un pezzo d’America, un tempo relativamente benestante, che dopo decenni di delocalizzazione e deindustrializzazione ha perso ogni sicurezza, finendo per sprofondare in una crisi sociale devastante.
Ed è proprio facendo leva sulla delusione e sulla rabbia della working class bianca, un tempo più vicina al partito democratico, che Trump si è aggiudicato il successo in uno degli swing states più contesi nel 2016. Ed è nuovamente da qui, dalla Rust Belt, che dovrà probabilmente passare una sua eventuale riconferma a Potus. Se in Ohio la partita sarà certamente dura e incerta fino all’ultimo, andando verso la costa occidentale la mappa si colora gradualmente di un blu sempre più acceso. Le previsioni si fanno più confortanti per i Democratici di Biden.

Stephen Markley – Ohio
Einaudi, Torino 2020
Pagg. 544, € 21
ISBN 9788806244101
https://www.einaudi.it

2. OCEAN VUONG – BREVEMENTE RISPLENDIAMO SULLA TERRA

Ocean Vuong Brevemente risplendiamo sulla terra (La nave di Teseo, Milano 2020)

Affacciato sull’Atlantico, incontriamo il Connecticut di Ocean Vuong, con il suo intenso romanzo d’esordio Brevemente risplendiamo sulla terra, uscito sempre nel 2020 per La Nave di Teseo. Di origine vietnamita, Vuong si è trasferito negli Stati Uniti nel 1990. Nel suo libro racconta, con accenti a volte un po’ melodrammatici, la difficoltà di ritrovarsi perso in una terra straniera e ostile, con la necessità di costruire dal nulla una qualche forma di identità, non soltanto personale, ma anche famigliare.
Per il protagonista Little Dog accompagnare verso l’integrazione le donne della sua famiglia (che non parlano neppure l’inglese), affrontare l’ostilità dei coetanei che non accettano la sua diversità, e convivere con i turbamenti di un amore vivo ma improbabile, saranno prove dure e sconosciute. Quello di Vuong non è certo un testo esplicitamente politico, quanto piuttosto un originale e a tratti toccante romanzo di formazione, scritto in buona parte in forma epistolare. In esso, però, l’identità sessuale, sociale e culturale dei protagonisti di origine vietnamita determina inevitabili e profonde sofferenze.
L’immigrazione, come vedremo in altre tappe del percorso, rappresenta uno dei temi più caldi e divisivi che “muovono” il dibattito elettorale americano. Se Trump, dopo quattro anni di Casa Bianca, continua a rimanere fedele soprattutto alla sua base elettorale bianca, il suo avversario Biden, ex vice del primo presidente di colore della storia statunitense, è di certo molto più popolare tra le tante minoranze etniche che compongono il caleidoscopico mosaico demografico del Paese. Scendendo dal Connecticut verso la Grande Mela, il quadro elettorale si fa ancora più definito: il vantaggio per i dem è consolidato e incolmabile.

Ocean Vuong – Brevemente risplendiamo sulla terra
La Nave di Teseo, Milano 2020
Pagg. 292, € 18
ISBN 9788834601327
http://www.lanavediteseo.eu

3. SANDRA NEWMAN – I CIELI

Sandra Newman I cieli (Ponte alle Grazie, Milano 2019)

Per avere un’idea di quanto sia intenso il blu che colora la casella dello Stato di New York, basta ripensare al 2018 e all’elezione di Alexandra Ocasio Cortez, la più giovane candidata mai approdata alla Camera dei rappresentanti, vero e proprio astro nascente della politica americana. Nonostante fino a pochi mesi prima fosse impiegata come cameriera in un ristorante, a 29 anni AOC ha sbaragliato la concorrenza alle primarie, battendo il navigato Joe Crowley, numero quattro del partito alla Camera, per poi sconfiggere il repubblicano Anthony Pappas, con un gigantesco 78% delle preferenze.
Ocasio Cortez porta avanti tutte le istanze espresse dalla piattaforma di Bernie Sanders: sanità pubblica per tutti, università gratuita, eliminazione della gestione privata delle prigioni, green new deal, tassazione al 70% dei grandi patrimoni privati… Posizioni spesso estreme (in particolare per gli Stati Uniti), ma comunque popolari presso una buona fetta di elettorato dem. A inizio novembre bisognerà verificare se, contrariamente a quanto avvenuto con Hillary Clinton nel 2016, questa parte di votanti si schiererà compatta a favore di Biden.
AOC, figlia di genitori di origini portoricane, cresciuta nel borough del Bronx, è molto popolare tra gli elettori più giovani e ottiene ottimi consensi anche nell’elettorato bianco, benestante e altamente scolarizzato.
Sarebbe un’ottima candidata anche per Kate, protagonista del bizzarro, fiabesco e inquietante romanzo di Sandra Newman I cieli, uscito nel 2019 per Ponte alle Grazie.
Kate è una giovane donna newyorkese, idealista e appassionata di arte. Vive in una versione utopistica degli Stati Uniti, in cui il presidente appartiene al partito dei verdi, le guerre sono un lontano ricordo del passato e l’uomo ha appena compiuto il suo primo sbarco su Marte.
In sogno la protagonista si trasferisce nel 1500, trasformandosi in Emilia, poetessa e musicista italiana, in contatto con un giovane e ancora sconosciuto scrittore di nome William Shakespeare. Le decisioni di Emilia cambiano completamente la condizione vissuta da Kate negli Anni Duemila, e, come per conseguenza di un incontrollabile effetto farfalla, impattano direttamente anche sul corso della storia americana.
Man mano che la vita dell’alter ego onirico di Kate prosegue il suo percorso insieme a Shakespeare, l’Occidente si avvia sempre più rapidamente verso un futuro sinistro e minaccioso, che lascia intravedere all’orizzonte la catastrofe.
I cieli è un libro quasi indecifrabile, sospeso tra fiaba e distopia, che ricorda a tratti la poetica di Borges. Nel romanzo della Newman, l’alta società newyorkese pare smarrita tra idealistiche fantasticherie e cupe inquietudini. Società e individuo, politica ed esperienza estetica rappresentano i poli di un’antitesi irrisolvibile.

Sandra Newman – I cieli
Ponte alle Grazie, Milano 2019
Pagg. 246, € 16,80
ISBN 9788833310435
http://www.ponteallegrazie.it/

4. BEN LERNER – TOPEKA SCHOOL

Ben Lerner Topeka School (Sellerio, Palermo 2020)

Ma la contrapposizione tra individuo e collettività è anche uno dei temi più ricorrenti di Topeka School, il nuovo straordinario romanzo di Ben Lerner (Sellerio, 2020), ambientato a Topeka, a una manciata di chilometri da Kansas City.
Siamo quindi nel Midwest, in quel Kansas in cui Donald Trump conserva ancora un lieve margine di vantaggio, ma che pure nel 2019 ha registrato l’inaspettata vittoria della democratica Laura Kelly nella corsa alla carica di governatore.
Lerner è spesso inicato dalla critica come lo scrittore più talentuoso della sua generazione. Il suo Topeka School, in buona parte autobiografico, compie una sofisticata analisi delle condizioni che, a partire dagli Anni Novanta, hanno determinato l’ascesa di una cultura violenta e conflittuale. Il protagonista Adam Gordon appartiene a una famiglia colta, impegnata e progressista. È uno studente all’ultimo anno di high school e un talento nel debate, una disciplina competitiva praticata nei licei americani, basata sull’uso della retorica.
Attraverso le vicende che coinvolgono Adam e il suo nucleo familiare, Lerner ricostruisce i passaggi che hanno portato al disfacimento delle regole del confronto pubblico, all’intolleranza e al conflitto sociale permanente, di cui ora vediamo gli esiti più estremi, anche e soprattutto nella campagna elettorale del 2020.
Come ricorda il popolare antropologo e storico Jared Diamond nel suo recente saggio Crisi (Einaudi, 2020), anche nel corso delle fasi più complesse e problematiche della propria storia, gli Stati Uniti hanno sempre saputo trovare un punto d’incontro, una base valoriale condivisa, con cui superare le più accese contrapposizioni politiche e sociali interne. Sia a livello di classe dirigente che di opinione pubblica. L’impressione di Diamond (premio Pulitzer per Armi acciaio e malattie, edito da Einaudi nel 1997) è che negli ultimi anni questa tendenza alla sintesi e al compromesso sia andata persa, a causa di una sempre più marcata tendenza alla polarizzazione dello scenario politico. Tra le cause di questa frattura, dobbiamo probabilmente inserire anche la profonda diversità culturale e sociale che contraddistingue differenti aree degli States.

Ben Lerner – Topeka School
Sellerio, Palermo 2020
Pagg. 384, € 16
ISBN 9788838940538
https://sellerio.it/it

5. CHRIS OFFUTT – NELLE TERRE DI NESSUNO

Chris Offutt Nelle terre di nessuno (Minimum Fax, Milano 2017)

Fino a ora, con i nostri libri, ci siamo spostati solamente in zone urbane e suburbane, ma c’è anche un’altra America che occorre visitare per provare ad avere una visione d’insieme più ampia del quadro politico. Se infatti Biden viene dato in netto vantaggio in gran parte delle aree più densamente popolate e col più alto tasso di scolarizzazione, le cose cambiano quando ci si incammina verso le aree interne, rurali, del Paese, dove Trump sembra conservare un buon vantaggio nelle preferenze degli elettori.
In zone come queste, un candidato come Alexandra Ocasio Ortez non avrebbe certo vinto le elezioni di midterm con il 78% delle preferenze…
Tra gli stati che saranno assegnati al tycoon newyorkese possiamo probabilmente inserire il Kentucky di Chris Offutt, uno dei più grandi narratori dell’America rurale contemporanea.
Da poche settimane Minimum Fax ha pubblicato il suo ultimo Il fratello buono, che segue l’uscita di Country Dark nel 2018. Ma per il nostro viaggio è forse ancora più significativo spendere due parole su Nelle terre di nessuno, che risale al 1992, ma è uscito in Italia nel 2017.
In questa splendida raccolta di racconti, Offutt dipinge un quadro cupo e affascinante del Kentucky, del suo paesaggio selvaggio e degli uomini che ne popolano le contee più desolate.
Siamo in un angolo di Paese dominato da una natura aspra e impervia, in cui pochi personaggi solitari si spostano alla deriva attraverso ampie distese di territorio quasi disabitato.
L’azione si concentra attorno a poche baracche di lamiera, segherie abbandonate e bar fumosi. Un senso d’incombente pericolo aleggia ovunque. Le armi, i liquori, il gioco d’azzardo fanno parte della quotidianità. Non c’è tempo per spinte idealiste e turbamenti esistenziali: conta soltanto la sopravvivenza.

Chris Offutt – Nelle terre di nessuno
minimum fax, Roma 2017
Pagg. 156, € 17
ISBN 9788875218416
https://www.minimumfax.com

6. COLSON WHITEHEAD ‒ I RAGAZZI DELLA NICKEL

Colson Whitehead I ragazzi della Nickel (Mondadori, Milano 2019)

Se nella storica roccaforte repubblicana del Kentucky a prevalere sarà quasi certamente Trump, la partita sarà invece molto più incerta, come sempre, in Florida, dove i due candidati risultano per ora appaiati.
I ragazzi della Nickel, l’ultimo romanzo di Colson Whitehead, uscito per Mondadori nel 2019, è ambientato negli Anni Sessanta proprio a Frenchtown, il quartiere nero di Tallahassee.
Attraverso le vicende che coinvolgono il protagonista del racconto, Elwood, Whitehead descrive la realtà della Nickel Academy, ufficialmente un riformatorio per ragazzi difficili, in realtà un vero e proprio inferno di maltrattamenti e percosse.
Dopo il bellissimo La ferrovia sotterranea (Big Sur, 2017), con I ragazzi della Nickel l’autore si è aggiudicato per la seconda volta in carriera il Premio Pulitzer. Rappresenta il primo e sinora l’unico scrittore di colore ad aver mai ricevuto il prestigioso riconoscimento.
Anche per questo, in un momento storico caratterizzato da profonde tensioni razziali e grandi manifestazioni di piazza del movimento Black Lives Matter, le sue opere hanno assunto un valore simbolico di grande rilevanza, anche in senso politico.
I due romanzi portano avanti un coerente percorso di riappropriazione dell’identità culturale afroamericana. Per Whitehead, raccontare il passato, le storie di ordinario sfruttamento e di violenza che hanno costantemente caratterizzato la vita dei neri americani può condurre alla consapevolezza del carattere sistemico che ancora oggi contraddistingue il razzismo made in USA. Come spesso accade, anche attraverso la forma del romanzo storico è possibile parlare della contemporaneità e lanciare messaggi potenti verso l’opinione pubblica.

Colson Whitehead ‒ I ragazzi della Nickel
Mondadori, Segrate 2019
Pagg. 216, € 18,50
ISBN 9788804713227
https://www.mondadori.it

7. JEANINE CUMMINS – IL SALE DELLA TERRA

Jeanine Cummins Il sale della terra (Feltrinelli, Milano 2020)

A proposito di minoranze etniche e identità culturale, c’è un altro libro che, al di là della sua (opinabile) qualità letteraria, può risultare per noi interessante. Si tratta de Il sale della terra, di Jeanine Cummins, uscito per Feltrinelli nel 2020. Il romanzo racconta le vicende di Lydia, una libraia messicana che perde improvvisamente la famiglia ad Acapulco, per mano di uno spietato commando Narcos. Lydia, assieme al sopravvissuto figlio Luca, è costretta ad attraversare il confine con gli USA a bordo della famigerata Bestia, il treno che molti disperati migranti provenienti dal Messico e dall’America Centrale “cavalcano” per provare a fuggire da povertà e violenza.
Per aver scritto questa storia, la Cummins, scrittrice bianca del Maryland, è stata ripetutamente accusata di appropriazione culturale, il fenomeno per cui un esponente di una “cultura dominante” fa propri alcuni riferimenti di una “cultura di minoranza”, per trarne benefici economici e reputazionali. Un tema che in Italia è arrivato solo in parte, ma che negli Stati Uniti emerge periodicamente con forza, non soltanto in ambito letterario.
Nonostante un buon successo in libreria, la Cummins è stata aspramente criticata da molti intellettuali, che l’hanno accusata di aver banalizzato l’identità culturale messicana, con l’obiettivo di sfruttare la grande partecipazione emotiva dei lettori americani nei confronti di certi temi. Sul romanzo si è scatenata una polemica ostinata e accesa, che alla fine ha portato ben 142 scrittori messicani a firmare una lettera aperta per chiedere alla popolarissima conduttrice Oprah Winfrey di evitare di concedere troppa visibilità al libro nel suo talk Oprah’s Book Club.
L’aspetto più singolare dell’intera vicenda è che il romanzo della Cummins pare quasi uno spin-off dell’ultima fatica di un altro scrittore bianco di grande successo, Il confine di Don Winslow, ultimo capitolo della fortunata trilogia di Art Keller.

Jeanine Cummins – Il sale della terra
Feltrinelli, Milano 2020
Pagg. 416, € 18
ISBN 9788807033810
https://www.feltrinellieditore.it

8. DON WINSLOW – IL CONFINE

Don Winslow Il confine (Einaudi, Torino 2019)

Tra le tante tracce narrative che il romanzo sviluppa tra Messico e Stati Uniti, c’è n’è una, forse la più appassionante e riuscita, che parla proprio dei disperati viaggi dei migranti centroamericani a bordo della Bestia. A differenza di quanto è accaduto con Il sale della terra, il romanzo di Winslow non ha subito particolari critiche, ma ha al contrario raccolto buone recensioni, e riscosso (come sempre) un grande successo tra i lettori.
Anche se Il confine non è forse il capitolo più riuscito della saga (meglio i precedenti Il potere del cane e Il cartello), Winslow rappresenta uno dei maggiori autori di genere degli ultimi anni. Gode di una buona credibilità come intellettuale, e riesce a esprimere per Nico e Flor, i protagonisti del racconto, una profonda empatia.
Il romanzo conclude la trilogia sul narcotraffico a cui l’ex investigatore privato ha dedicato quasi 15 anni di carriera. Dal Sudamerica il racconto si sposta gradualmente verso nord, fino a toccare i vertici più alti dell’economia e della politica statunitense.
Benché la narrativa di Winslow ambisca soprattutto a incollare il lettore alle pagine, con trame avvincenti, continui colpi di scena e salti temporali, in questo lavoro la dimensione politica prende decisamente il sopravvento sulla crime fiction, fino a coinvolgere nella trama anche lo stesso Donald Trump, nel ruolo di principale antagonista di Keller.
Una scelta forse infelice, che mostra quanto negli ultimi anni il dibattito politico sia andato crescendo esponenzialmente in intensità, fino a fagocitare anche generi letterari che solitamente si rivolgono a un pubblico ampio e trasversale, spesso in cerca soltanto di un bel librone avvincente con cui passare l’estate.
Cummins, Winslow e molti altri autori e artisti contemporanei stanno producendo riflessioni e narrazioni sulla frontiera che separa Stati Uniti e Messico. Su questo tema Trump spinse molto nel 2016, lanciando l’idea del famoso muro che avrebbe separato i due stati. Un argomento che al momento sembra meno al centro del dibattito politico.
La sempre più numerosa popolazione latina (composta da ben 60 milioni di persone) giocherà comunque un ruolo fondamentale in queste elezioni. Non parliamo soltanto della contesissima Florida, dove si concentra la maggioranza degli esuli cubani e dei loro discendenti, ma anche di stati come l’Arizona, il New Mexico e il Texas, divenuto per la prima volta contendibile per i dem. La demografia USA è infatti in continuo divenire, un quarto degli studenti americani parla spagnolo, conquistare l’appoggio dei latinos (e portarli poi effettivamente alle urne) può risultare decisivo per entrambi i candidati.
Presso questa fascia di popolazione, per ora Biden resta in netto vantaggio, ma secondo le rilevazioni avrebbe perso molti punti rispetto ai risultati ottenuti da Obama e dalla Clinton.
Anche la California, lo stato con il maggior peso elettorale in assoluto, che porta in dote ben 55 grandi elettori, è chiusa a sud da un bel pezzo di frontiera. In questo caso comunque non c’è storia: i democratici prevalgono in maniera netta.

Don Winslow – Il confine
Einaudi, Torino 2020
Pagg. 928, € 22
ISBN 9788806230630
https://www.einaudi.it

9. EMMA CLINE – LE RAGAZZE

Emma Cline Le ragazze (Einaudi, Torino 2016)

Nella parte nord della California, a un paio d’ore di macchina da San Francisco, è ambientato il fortunato romanzo di Emma Cline Le ragazze, uscito nel 2016 per Einaudi.
Attraverso le vicende vissute dalla protagonista Evie, il libro rielabora il celebre caso di cronaca della Manson Family. L’azione si svolge nell’estate del 1969, quando l’allora quindicenne Evie viene in contatto con un gruppo di ragazze spettinate, libere e trasgressive, da cui si sente irresistibilmente attratta. In breve tempo la protagonista finisce per trasferirsi con loro in un ranch isolato fuori città, una comune affollata di giovani scoppiati, capeggiata dal carismatico e sinistro Russell, alter ego di Manson. Un luogo inquietante e privo di regole, in cui Evie arriva presto a fare esperienza della violenza fisica e psicologica più devastante.
Le ragazze, uscito quando l’autrice aveva appena 27 anni (anche se non si direbbe), ha ottenuto un successo straordinario a livello internazionale, vendendo una marea di copie. Si nutre di un immaginario che è tuttora profondamente radicato nella cultura USA, a cui anche la politica, e in particolare Trump, non smette di guardare.
Anche se con uno sguardo personale e originale (e una visione estetizzante che ha indispettito diversi critici italiani), la Cline mette in scena, ancora una volta, l’America degli Anni Sessanta, degli hippie, dell’LSD, delle proteste e della conseguente reazione repubblicana al “caos”, al grido di “Law and Order!”.
Il motto Legge e Ordine fu utilizzato soprattutto da Nixon nella sua campagna presidenziale del ’68. A seguito dei recenti e prolungati episodi di violenza e saccheggio avvenuti in città come Portland e Seattle (spesso alimentati dalle frange armate dell’ultradestra segregazionista), Trump ha fatto suo lo slogan, rilanciandolo su Twitter con cadenza quasi quotidiana. Molti analisti hanno messo in dubbio l’efficacia della sua strategia. A fine Anni Sessanta, Nixon corse infatti per conquistare la Casa Bianca, presentandosi come uomo forte in grado di ripristinare la quiete in un Paese attraversato da profonde tensioni sociali.
Nel 2020 Trump corre per un secondo mandato, è già il presidente degli Stati Uniti, come può ergersi a restauratore dell’ordine dopo essere stato in carica per ben 4 anni?
Questa e altre uscite un po’ vintage ‒ come i riferimenti alla “silent majority”, altra espressione coniata da Nixon, o alla minaccia socialista che sarebbe rappresentata da Biden, un candidato chiaramente moderato e centrista – si spiegano anche con l’intenzione da parte di Trump di mantenere alto il consenso presso la fascia di età over 65. Un suo tradizionale punto di forza. Già a partire dalla campagna per le elezioni del 2016, la retorica trumpiana del MAGA – Make America Great Again – ha espresso un chiaro e inequivocabile messaggio di restaurazione. E ancora oggi la piattaforma repubblicana, più che alla contemporaneità, sembra volgere lo sguardo al passato, proponendo un programma basato su tre R: “Restaurare il nostro stile di vita”, “Ricostruire la più grande economia della storia”, “Rinnovare il sogno americano”.
Per molti osservatori questo posizionamento strategico potrà forse portare alla vittoria nel 2020, ma mostra una netta difficoltà da parte del partito nel costruire un’immagine nuova, lanciare temi attuali e accogliere le istanze di una popolazione variegata e in continuo sviluppo come quella statunitense.
Non è un caso che il Partito Democratico risulti in netto vantaggio non soltanto presso le varie minoranze etniche del Paese (in costante crescita) e le fasce più scolarizzate della popolazione (anch’esse in ascesa in molti stati decisivi come il Texas), ma anche presso gli elettori più giovani, particolarmente sensibili a temi come climate change, diritti civili ed emancipazione femminile.

Emma Cline – Le ragazze
Einaudi, Torino 2016
Pagg. 344, € 18
ISBN 9788806226169
https://www.einaudi.it

10. MARGARET ATWOOD – I TESTAMENTI

Margaret Atwood I testamenti (Ponte alle Grazie, Milano 2019)

Questi argomenti ci introducono all’ultimo libro del nostro percorso letterario: I testamenti di Margaret Atwood, vincitore del Booker Prize 2019, uscito in Italia per Ponte alle Grazie.
Non siamo in questo caso in uno dei 50 stati che compongono l’unione, ma nella distopica Repubblica di Gilead, la nazione immaginaria che fa da sfondo anche al precedente capitolo della saga, Il racconto dell’ancella, da cui è tratta l’omonima serie TV.
Gilead ricopre buona parte dell’attuale territorio degli Stati Uniti. È uno stato teocratico totalitario fondato da un gruppo di estremisti religiosi che hanno preso il potere con un golpe, a seguito di una disastrosa catastrofe ambientale. Uno dei principali obiettivi della giunta militare che governa il Paese consiste nell’alzare, a ogni costo, il tasso di natalità della nazione, crollato sotto zero proprio a causa dell’alto livello di tossicità dell’aria. Nella società rigidamente classista e sessista dipinta da Margaret Atwood, il principale ruolo delle donne consiste proprio nel generare prole. Per chi non avesse visto la serie tv o letto il libro da cui è tratta, il rischio spoiler è troppo alto, non andiamo quindi oltre nel tratteggiare la trama.
Chi ha invece già conosciuto Gilead ed è stato conquistato dall’ambientazione, così verosimile e inquietante, de Il racconto dell’ancella, divorerà certamente anche I testamenti, scoprendo così come si conclude l’appassionante storia della protagonista Offred…
La distopia costruita con grande maestria e mestiere dalla Atwood introduce alcuni temi che giocano un ruolo importante anche nel dibattito politico che sta caratterizzando queste elezioni. “L’America e le sue radici cristiane sono minacciate da nemici esterni, che invadono il Paese con la scusa di cercare lavoro, e da altri interni, che cercano di distruggere i valori della famiglia tradizionale”… Sembra la dichiarazione stampa di uno dei golpisti a capo di Gilead. È invece un recente tweet di Trump, che negli ultimi anni di mandato sta cercando, con sempre maggiore insistenza, di ottenere il pieno consenso della parte più conservatrice della società americana. Non si tratta di semplici uscite a uso elettorale. Alle parole stanno seguendo atti politici estremi, che cercano di limitare fortemente le tutele conquistate dalla comunità LGBTQ+ e dalle donne. Nel 2019 diversi stati a maggioranza repubblicana hanno proposto provvedimenti con cui restringere enormemente il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza. In Alabama, ad esempio, la governatrice Kay Ivey ha firmato una legge che avrebbe proibito il ricorso all’aborto anche in caso di stupro o incesto. Una decisione al momento bloccata dall’intervento di una giudice federale, che ha ritenuto l’atto incostituzionale. Anche a seguito di iniziative come queste, molte recenti manifestazioni di protesta di stampo femminista hanno visto scendere in piazza gruppi di attiviste, vestite proprio con la tipica divisa che le ancelle indossano in The Handmaid’s Tale.
Con la recente scomparsa della giudice della Corte Suprema Ruth Bader Ginsburg, vera e propria icona liberal, da decenni in campo a difesa dei diritti delle donne, i progressisti hanno perso un punto di riferimento fondamentale e vedono stagliarsi all’orizzonte una nuova minaccia. Trump pare intenzionato ad approfittare della situazione e a nominare prima delle elezioni un nuovo membro della Corte a lui vicino, che porti avanti anche posizioni anti-abortiste. Grazie alle conseguenze di questa mossa, il presidente potrebbe conquistare definitivamente l’appoggio del movimento pro-life e degli evangelici cristiani, che giocano un ruolo importante nel grande scacchiere delle presidenziali.
Se nel 2016 l’attuale presidente poteva contare sul favore del 20% degli evangelici, già oggi questo dato è salito fino all’80%. A fare da contraltare a questa tendenza, c’è però il dato generale delle preferenze espresse nei sondaggi dalle donne, che al momento sembrano schierarsi decisamente a favore di Biden. Anche il tema dell’ecologia, particolarmente caro alla Atwood, è uno degli argomenti che più dividono gli schieramenti. Trump, incurante dei terrificanti incendi che ogni estate devastano California e altri stati dell’Ovest, così come degli uragani che con sempre maggiore frequenza colpiscono le coste a Sud-Est, ha assunto già da tempo una posizione negazionista sul fenomeno del cambiamento climatico.
Biden si mostra al contrario un convinto sostenitore della causa del Green New Deal, salvo poi dover fare i conti con le tante questioni locali che gli impediscono di definire un programma radicale e concreto in questo ambito. Per evitare una possibile sconfitta in Pennsylvania, ad esempio, il cauto Joe si è recentemente affannato a smentire categoricamente l’intenzione di bandire la pratica del fracking (l’estrazione d’idrocarburi dal terreno attraverso fratturazione idraulica), che comporta gravi rischi ambientali di contaminazione dell’acqua e dell’aria.
Come dicevamo inizialmente il complesso sistema elettorale statunitense, in una situazione di competizione aperta come questa, non consente di sacrificare nemmeno pochi grandi elettori. Per Biden perdere la Pennsylvania (il suo stato d’origine) potrebbe risultare decisivo nella corsa alla Casa Bianca. Ma al contempo, scelte contraddittorie come questa potrebbero favorire l’astensione dal voto della componente più radicale del partito democratico.
Si tratta insomma di un puzzle, o, per tornare alla nostra metafora iniziale, di una complicata partita a Risiko, in cui bisogna decidere quali stati lasciare più scoperti e quali proteggere con un sostanzioso numero di carrarmatini.
Complessivamente Trump ha dalla sua parte una componente forse minoritaria del Paese, che compone però una base elettorale compatta ed estremamente motivata. A livello statistico, è composta in buona parte da maschi bianchi, residenti nelle zone rurali e a basso tasso di scolarizzazione. La base del Partito Democratico sembra invece meno unita e soprattutto meno entusiasta del proprio candidato, un po’ anzianotto e non particolarmente carismatico.
Biden avrebbe dalla sua la maggioranza delle donne, delle minoranze etniche (in particolare la comunità nera), le fasce più scolarizzate di popolazione e i residenti nelle aree urbane.
Ma la partita sarà incerta fino all’ultimo minuto. Andrà anzi, molto probabilmente, anche oltre i tempi regolamentari, visto che l’ampio ricorso al voto via posta cui gli americani sembrano orientati potrebbe determinare una conclusione molto ritardata dello spoglio, con possibilità di riconteggi e ricorsi.
Nel nostro percorso letterario siamo passati dalla Rust Belt alla costa atlantica settentrionale, ci siamo addentrati verso il Midwest e le grandi aree rurali interne degli Stati Uniti. Abbiamo toccato la Florida per poi percorrere la frontiera con il Messico assieme a Don Winslow e a Jeanine Cummins. Siamo passati per la California settentrionale, per chiudere il cerchio nella distopica terra di Gilead. Abbiamo parlato di economia, diritti civili e immigrazione. Appropriazione culturale, integrazione, religione ed ecologia. Violenza e contestazioni, legge e ordine. Tutti argomenti che stanno fortemente caratterizzando la campagna elettorale presidenziale. C’è però un ultimo grande tema che la narrativa non è ancora stata in grado di mettere a fuoco. Ed è forse l’aspetto che maggiormente potrà andare a impattare sull’esito delle elezioni. La gestione scomposta dell’emergenza Covid-19 da parte dell’attuale amministrazione e gli effetti economici che questa sta generando potranno forse decidere il nome del prossimo presidente degli Stati Uniti d’America.
Su questo fronte la maggioranza del popolo americano sembrerebbe al momento preferire le posizioni di Joe Biden, che si presenta agli elettori come un uomo cauto, affidabile e rispettoso della scienza. Ma l’evoluzione dell’epidemia avviene in tempo reale, e ci sono molti fattori imprevedibili, che non possiamo andare a leggere né nella mappa dei sondaggi di 538, né tra le pagine della nuova letteratura americana. I tre dibattiti televisivi che attendono i due contendenti, i colpi sotto la cintola che sicuramente verranno scagliati al momento opportuno e l’indecifrabile sviluppo della pandemia daranno vita anche quest’anno a un appassionante thriller da seguire fino all’ultima riga.

Margareth Atwood ‒ I testamenti
Ponte alle Grazie, Firenze 2019
Pagg. 502, € 18
ISBN 9788833312415
http://www.ponteallegrazie.it/

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Marcello Giannangeli
Laureato in lettere moderne all’Università di Bologna, si occupa di eventi culturali e comunicazione. Ha partecipato alla realizzazione di festival come Enzimi, Dissonanze, Fotografia, Letterature, per poi fondare la società Snob Production e produrre progetti dedicati a musica, arte, food e moda. Tra questi: Mit – Meet in Town, This Is Rome, This is Food, Chorde, Now Norwegian Way, Carhartt Square. È founder dello studio creativo We Rise Studio, che si occupa di promozione digitale, in particolare in ambito culturale ed enogastronomico.