#restateacasa … e leggete! 7 libri di architettura e dintorni

Non ci stancheremo di ribadirlo: #restateacasa, per la sicurezza e la salute vostra e di chi vi circonda. Cogliete l’occasione per leggere ancora di più, oltre che per lavorare in modalità smart.

1. ORA RESTATE A CASA, MA DOPO?

Kristian Ly Serena & Dominique Hauderowicz (eds.) Age Inclusive Public Space (Hatje Cantz, Berlino 2020)

Questo è un libro che andrebbe tradotto. Perché siamo un Paese che sta rapidamente invecchiando e la questione dell’ecologia dell’invecchiamento va affrontata presto, in maniera efficace e in tutte le sue declinazioni. Inclusa, appunto, quella architettonica. Il libro, dunque: i concetti portanti attraverso i quali si muove sono agency e belonging, ovvero l’autonomia e l’identità, determinanti per la qualità della vita. Come questi due concetti “possano essere facilitati spazialmente è la questione centrale di questo libro”, curato dai due fondatori dello studio danese dominique + serena. Attenzione però: qui non si tratta tanto della pur importante questione dell’accessibilità fisica allo spazio pubblico (verrà, ci auguriamo presto, un tempo in cui l’hashtag non sarà più #restateacasa), ma in maniera ben più complessa della elasticità che dovrebbe informare l’architettura e l’urbanistica, il diaframma poroso tra spazi privati e pubblici; in sintesi: la socialità e le modalità in cui essa può darsi. Gli anziani possono una volta di più aiutarci in questa pratica e in questo adattamento e ripensamento: perché una spazialità inclusiva nei loro confronti non può che essere elemento di inclusività tout court.

Kristian Ly Serena & Dominique Hauderowicz (eds.) – Age-Inclusive Public Space
Hatje Cantz, Berlino 2020
Pagg. 240, € 32
ISBN 9783775754901
www.hatjecantz.de

Marco Enrico Giacomelli

2. A COSA SERVONO LE TESI DI LAUREA

Giorgio Azzariti – In Search of a Language _ À la recherche d’un langage (Éditions Cosa Mentale, Marsiglia 2019)

Certe ricerche sono destinate a essere frutto degli sforzi di laureandi e dottorandi. Ma questo non significa che debbano restare confinate negli archivi delle biblioteche universitarie. Per fortuna ci sono editori grandi e piccoli che, con i debiti adattamenti, pubblicano questo genere di lavori. È il caso di Cosa Mentale, editore marsigliese che qualche settimana fa ha dato alle stampe la monografia del neo-architetto Giorgio Azzariti (romano classe 1991) sull’opera di Peter Märkli. Figura poco nota in Italia, Märkli è stato un professionista degno di grande interesse: formatosi all’ETH di Zurigo, ha saputo – come sottolinea Claudia Mion – compenetrare le influenze di Andrea Palladio, dello scultore Hans Josephsohn e di Rudolf Olgiati. Questa indomita curiosità si riflette nella struttura del libro: si parte con il Journey fisico e mentale di Märkli attraverso la Svizzera, il nord Italia (un esempio fra tutti: Villa Gazzotti a Bertesina) e il sud della Francia; in Imaginary si ripercorrono le tappe formative di Märkli; con Language si affronta l’opera architettonica di Märkli, con uno studio approfondito e prezioso materiale iconografico (anche qui, un esempio soltanto: il Centro visitatori della Novartis a Basilea); infine Reality, ovvero una lunga conversazione con l’autore che si è tenuta a novembre 2017 nello studio dell’architetto svizzero.

Giorgio Azzariti – In Search of a Language | À la recherche d’un langage
Éditions Cosa Mentale, Marsiglia 2019
Pagg. 192, € 48
ISBN 9782491039004
cosamentale.com

3. TUTTE LE CASE DI AXEL VERVOORDT

Axel Vervoordt – Ritratti d’interni (L’ippocampo, Milano 2019)

Noto in Italia soprattutto per il ciclo di straordinarie mostre che sono andate in scena al Museo Fortuny di Venezia, da Artempo nel 2007 a Intuition nel 2017, Axel Vervoordt è in realtà anche e soprattutto uno straordinario interior designer. Che, a questi livelli, significa miscelare con sapienza alchemica antropologia e sociologia e psicologia, storia dell’arte e dell’architettura e del design, e ovviamente una tonnellata di buon gusto. Non c’è molto altro da dire, se non invitare a guardare le magnifiche fotografie di Laziz Hamani e cercare di ca(r)pire il motivo per il quale questi spazi funzionano ognuno alla propria perfezione, che si tratti di una casa sul fiume nel Kerala o di un parallelepipedo nel bel mezzo di Tokyo, di una casa di campagna nelle Fiandre o della TriBeCa Penthouse (alla quale hanno lavorato, insieme a Vervoordt, Tatsuro Micki, Robert De Niro e Ira Drukier), di Palazzo Alverà a Venezia o di un attico londinese.

Axel Vervoordt – Ritratti d’interni
L’ippocampo, Milano 2019
Pagg. 320, € 49,90
ISBN 9788867224418
www.ippocampoedizioni.it

4. NON SOLO MOSAICI

Ian Phillips – Fondazione Bisazza (Rizzoli, Milano 2019)

Occorre inoltrarsi nella provincia vicentina, sino a Montecchio Maggiore, per raggiungere la Fondazione Bisazza. E l’effetto è un po’ quello che si prova quando si giunge al Mart di Rovereto: piacevolissimo straniamento. L’istituzione è parte anche fisica dell’azienda omonima, celeberrima per i suoi mosaici in vetro. E il mosaico naturalmente la fa da padrone anche negli 8mila mq di spazi espositivi articolati in undici sale. Qui trovano spazio idee concretizzate di artisti come Mimmo Paladino e Sandro Chia, di griffe come quella di Emilio Pucci, ma soprattutto di architetti e designer, con una lista di nomi che comprende Richard Meier e Patricia Urquiola, Alessandro Mendini (di sicuro impatto la versione monumentale della Poltrona di Proust) e Fabio Novembre, Ettore Sottsass e John Pawson, Marcel Wanders e Aldo Cibic. Con la medesima coerenza, parte della collezione (e dunque del libro) è dedicata alla fotografia d’architettura, e anche qui i nomi sono famosi: da Berenice Abbott a Eugène Atget, da Gabriele Basilico a Candida Höfer e Hiroshi Sugimoto, fino al progetto di Nobuyoshi Araki commissionato dalla stessa Bisazza (naturalmente, bondage su mosaico).

Ian Phillips – Fondazione Bisazza
Rizzoli, Milano 2019
Pagg. 232, € 50
ISBN 9788891822703
www.electa.it

5. IL TORMENTO DI MICHELANGELO

William E. Wallace – Michelangelo, God’s Architect (Princeton University Press, Princeton Oxford 2019)

Quando s’inventariò l’opera lasciata da Michelangelo Buonarroti alla sua morte, la Pietà Rondanini venne definita una “statua principiata per un Cristo et un’altra figura di sopra, attaccate insieme, sbozzate e non finite”. Incompiuta non era, ma ci vollero secoli perché lo si comprendesse. Certo, non è stata una vecchiaia semplice, quella di Michelangelo: colleghi e allievi gli morivano intorno a ritmo sempre più serrato, con la pittura aveva chiuso, con la scultura quasi. Poi c’era Vasari, che sì gli tributava l’onore di essere il primo artista vivente di cui si narrasse la Vita, ma con tanti e insopportabili errori, soprattutto relativi alla tomba di Giulio II (a onor del vero, nella seconda edizione delle Vite il Vasari pose rimedio alle storture del 1550). Pietà Rondanini a parte, la tarda maturità di Michelangelo non si svolge tuttavia all’insegna dell’inoperosità – tutt’altro. Michelangelo diventa sempre più architetto e urbanista. Diventa, come lo definisce lo specialista William E. Wallace, l’“architetto di Dio”, colui che progetta la cupola di San Pietro, disegna la Basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini (storia magnifica e tormentata, quella della basilica, con i nomi di Bramante, Sansovino, Della Porta che scorrono…), la cappella Sforza a Santa Maria Maggiore, la Biblioteca Medicea Laurenziana, e ancora Porta Pia e la chiesa di Santa Maria degli Angeli dentro le Terme di Diocleziano. Wallace racconta tutto ciò con una gran capacità narrativa, senza mai cedere all’agiografia, come quando specifica che, in fondo, Michelangelo lavorò al 12% del tempo di costruzione della basilica di San Pietro. Ma ci sarà pure una ragione se universalmente gli viene assegnata la paternità dell’edificio…

William E. Wallace – Michelangelo, God’s Architect
Princeton University Press, Princeton-Oxford 2019
Pagg. 328, $ 29,95
ISBN 9780691195490
press.princeton.edu

6. CONSIGLI DA AMICI

Sarah Miller – Where Architects Sleep (Phaidon, Londra 2020)

Il primo libro della serie era a tema culinario, con un format molto semplice: chiedere agli chef dove vanno a mangiare quando non stanno lavorando nella propria cucina. Adesso è il turno degli hotel e degli architetti, per le cure di Sarah Miller. A essere interpellati, oltre 250 professionisti, fra i quali spuntano nomi come John Pawson, Amanda Levete, Shigeru Ban, Kengo Kuma, Norman Foster e Daniel Libeskind. Come output abbiamo qualcosa come 1.200 luoghi dove trascorrere la notte, sparsi in oltre 100 Paesi del mondo. La ricerca si può effettuare per ordine alfabetico, per Stato e per tipologia – e trasversalmente ci sono una manciata di categorie trasversali: all-time favorite, beach, best-kept secret, budget, countryside, desert, eco-conscious, family friendly, island, luxury, mountains, spa, urban, where I live, wish I’d designed, worth the travel. Qualche curiosità: l’hotel più raccomandato è il 7132 Hotel a Vals, in Svizzera; 33 strutture sono all’interno di parchi nazionali; ben 25 sono i luoghi pet-friendly a New York. E l’Italia? È il Paese col maggior numero di hotel selezionati al di fuori dei centri urbani, dal Relais San Maurizio di Santo Stefano Belbo alla Masseria Le Carrube di Ostuni. Direte voi: ma non era più semplice fare una app? Risposta numero uno: il libro ha il suo perché, per design, cura dei particolari, profumo. Risposta numero due: di Where Chefs Eat l’hanno fatta una app, quindi non disperate. Dunque: sfogliatelo, compulsatelo, programmate viaggi e itinerari. E appena sarà possibile, non #restateacasa ma esplorate il mondo.

Sarah Miller – Where Architects Sleep
Phaidon, Londra 2020
Pagg. 536, £ 16,95
ISBN 9780714879260
www.phaidon.com

7. IL BAUHAUS DALL’INTERNO

Nicholas Fox Weber – Bauhaus. Vita e arte di sei maestri del Modernismo (il Saggiatore, Milano 2019)

Il 2019 è stato l’anno del centenario della nascita del Bauhaus. Una scuola, in ogni senso del termine, che, solo a nominarne una mezza dozzina di docenti, fa accapponare la pelle. E poi la straordinaria compenetrazione di discipline, fra pittura e architettura e design e arti “decorative”, il tutto in un’ottica rigorosamente modernista, ma con tali e tante declinazioni personali, e ancora con una partecipazione tutt’altro che ancillare delle docenti donne. Che fine abbia fatto, dal punto di vista storico, è noto, a causa del mostro nazista. Ma la sua eredità, come giustamente scrive Nicholas Fox Weber, la si trova anche solo percorrendo in bicicletta una qualsiasi delle nostre città (non in questi giorni, ovvio; ma potete farlo virtualmente grazie a Google Arts&Culture). Questo è dunque anche un libro di architettura, uscito nel 2009 in lingua originale e tradotto un decennio dopo in italiano. L’ha scritto il direttore della Josef and Anni Albers Foundation e si nutre di una frequentazione assidua e prolungata con la coppia, che gli ha consegnato brani preziosissimi dei propri ricordi. E lui ne ha fatto una storia assai piacevole da leggere, declinata in particolare su sei figure protagoniste di quell’esperienza: i suddetti coniugi Josef e Anni Albers, Walter Gropius, Paul Klee, Vasilij Kandinskij e Ludwig Mies van der Rohe. Con una prospettiva chiara in mente: “Tutto ciò che hanno fatto i Bauhausler è senza tempo, ma l’epoca in cui lo hanno realizzato è diversa da qualsiasi altra”.

Nicholas Fox Weber – Bauhaus. Vita e arte di sei maestri del Modernismo
il Saggiatore, Milano 2019
Pagg. 644, € 42
ISBN 9788842825890
www.ilsaggiatore.com

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Augé, Bourriaud, Deleuze, Groys e Revel. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Nel 2018 ha curato la X edizione della Via del Sale in dieci paesi dell'Alta Langa e della Val Bormida. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV e Ca' Foscari di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.