Quando si pensa alla pittura di Monet, il primo dipinto a venire in mente è senza dubbio “Impression, soleil levant”. A 150 anni dalla sua realizzazione, Parigi e la Normandia ne ricordano la storia

Nel novembre del 1872, esattamente 150 anni fa, Claude Monet dipingeva da una finestra dell’hotel Amirauté sul Grand Quai a Le Havre il sole che emerge dal mare fra le brume autunnali. In pochi tocchi il pittore restituisce l’atmosfera del porto industriale, il profilo delle barche e delle navi, l’increspatura delle onde, i raggi del sole che si irradiano nell’aria e sulle acque del mare. Con Impression, soleil levant ‒ il nome verrà assegnato al quadro un paio d’anni più tardi ‒ Monet dipinge, in poche ore e in una sola seduta, non solo un capolavoro, ma un’opera destinata a dare il nome all’Impressionismo e ad aprire la strada a una delle correnti artistiche oggi più conosciute e popolari della storia dell’arte moderna.

Gérard Fromanger, Impression, soleil levant 2019, 2019, Acrylique sur toile, 200 x 300 cm, Collection Anna Kamp. © Studio Christian Baraja SLB / Fonds de dotation Fromanger
Gérard Fromanger, Impression, soleil levant 2019, 2019, Acrylique sur toile, 200 x 300 cm, Collection Anna Kamp. © Studio Christian Baraja SLB / Fonds de dotation Fromanger

MONET AL MUSÉE MARMOTTAN

Per celebrare l’anniversario, il Marmottan di Parigi, il museo dove è conservato il quadro, organizza l’esposizione Face au Soleil: un astre dans les arts, un’esplorazione della rappresentazione del Sole nell’arte (fino al 23 gennaio 2023). I due curatori, Marianne Mathieu ‒ direttrice scientifica del Marmottan ‒ e Michael Philipp del Museo Barberini di Potsdam, hanno riunito oltre una cinquantina di opere prestate da collezionisti privati e da musei francesi, tedeschi, americani, inglesi, canadesi, danesi, spagnoli, italiani, polacchi, norvegesi e svizzeri. Oltre a oggetti legati all’antichità egiziana e greco-romana, il percorso espositivo si concentra su dipinti del Seicento, quando l’astro era l’emblema del potere assoluto di Luigi XIV e, passando per Claude Lorrain, Turner, Signac, Munch, Vallotton e diversi altri, si arriva alle astrazioni contemporanee di Gérard Fromanger di Impression, soleil levant, 2019.
Il quadro di Monet, che negli ambienti sotterranei del museo è stato valorizzato in uno spazio dedicato, isolato da altri dipinti fra cui molti che rappresentano ninfee (soggetto prediletto del pittore nell’ultimo scorcio di attività), è arrivato in dono al museo di rue Louis Boilly nel 1940, alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, grazie alla generosità della collezionista Victorine Donop de Monchy. Fra il 2014 e il 2015 gli studi multi disciplinari di storici, storici dell’arte e astrofisici hanno permesso di rilevare numerosi dettagli nell’opera di Monet e in particolare di arrivare a una datazione, fino ad allora solo ipotetica. Per la precisione il più celebre sorgere del sole della storia dell’arte sarebbe stato dipinto il 13 novembre 1872.
Alla chiusura del Salone del 1874, il quadro venne acquistato per 800 franchi (si calcola circa 3mila euro attuali) da Ernest Hoschedé, un industriale appassionato d’arte che diventerà un sostenitore di Monet. Solo quattro anni dopo, per problemi finanziari, è costretto a vendere la sua collezione e il quadro viene acquistato per soli 210 franchi (800 euro) da Georges de Bellio, uno dei primi e più importanti collezionisti di opere degli impressionisti. Alla sua morte la figlia Victorine e il marito Eugène Donop de Monchy ereditano l’opera che rimane nelle loro collezioni fino alla donazione al Museo Marmottan.
A partire dagli Anni Cinquanta del Novecento al quadro viene progressivamente riconosciuta la sua importanza innovatrice e già nel 1959 viene assicurato per 50 milioni di franchi in occasione di un prestito. Anche gli ultimi anni sono stati travagliati per un capolavoro che misura solamente 54×65 centimetri (75×91 con la cornice): oggetto di un furto nel 1985, è ritornato sulle pareti del Marmottan nel 1990 e attualmente viene visto da circa 300mila visitatori l’anno (2019).

La Maison impressionniste Claude Monet, Argenteuil. Photo ©Mélinée Faubert, Agence ABAQUE MON bateau page
La Maison impressionniste Claude Monet, Argenteuil. Photo ©Mélinée Faubert, Agence ABAQUE MON bateau page

ARGENTEUIL E GLI IMPRESSIONISTI

Anche Argenteuil, la località sulle rive della Senna che fu molto amata dai pittori impressionisti, celebra la ricorrenza dei 150 anni di Impression, soleil levant con l’apertura al pubblico della casa abitata da Claude Monet e dalla sua famiglia fra il 1874 e il 1878. Dopo un lungo lavoro di restauro, “la villa rosa dalle persiane verdi” propone un’esperienza inedita ai visitatori, con installazioni multimediali dove le opere del pittore si confrontano con la storia di Argenteuil. La ricostruzione della barca-atelier usata dal pittore per dipingere direttamente sull’acqua offre la possibilità di rivivere i momenti che hanno segnato la nascita dell’Impressionismo. Il periodo trascorso ad Argenteuil, fin dal 1871, fu per Monet particolarmente fecondo: vi dipinse centinaia di quadri di cui molti hanno come soggetto la stessa cittadina alle porte di Parigi. Il 1874 è un anno chiave: Monet e gli altri pittori che hanno sposato la filosofia di dipingere en plein air rigettando i dettami dell’Accademia organizzano una prima esposizione nell’atelier del fotografo Nadar. È proprio visitando questa esposizione che il critico Louis Leroy nel suo articolo pubblicato su Le Charivari conia, in termini ironici, il termine “impressionista”.
Quello trascorso ad Argenteuil è un periodo fecondo di relazioni. Édouard Manet viene a trascorrervi un’estate e dipinge un suo quadro famoso, Monet che dipinge sul suo atelier galleggiante. Egualmente importante la lunga amicizia che lega Monet a Gustave Caillebotte. Quest’ultimo, oltre che valente pittore, ebbe un ruolo decisivo come mecenate del gruppo degli impressionisti, contribuendo in modo decisivo al finanziamento dei successivi Salon e acquistando numerosi quadri a chi si trovava in difficoltà economiche. Nella sua casa-giardino sulla Senna al Petit-Gennevilliers alterna l’attività pittorica con quella di appassionato velista (era un membro del Cercle de la voile di Parigi) e con Monet avrà in comune la passione per il giardinaggio. Anche Caillebotte era legato ad Argenteuil, suo luogo di allenamento nautico agli esordi, e anni dopo nel 1888 dipingerà una tela famosa, Barche a vela ad Argenteuil, oggi al Musée d’Orsay.

Il lungomare dove Claude Monet amava dipingere come appare oggi, Le Havre. Photo © Dario Bragaglia
Il lungomare dove Claude Monet amava dipingere come appare oggi, Le Havre. Photo © Dario Bragaglia

IL RUOLO DELLA SENNA

E non può essere che la Senna a fare da trait d’union fra le diverse località legate alla genesi di Impression, soleil levant. Il fiume ha il suo estuario proprio a Le Havre, città collegata a Parigi (Gare Saint-Lazare) da una linea ferroviaria fin dal 1847. Arrivare a Le Havre ripercorrendo questo tragitto su rotaia ‒ per lunghi tratti si segue ancora il tracciato storico attraversando a ripetizione i meandri della Senna ‒ è un po’ come rivivere l’atmosfera vissuta da tanti pittori (e scrittori) che si recavano fuori Parigi in cerca di ispirazione.
Quando nel 1872, Monet dipinge a Le Havre Impression, soleil levant non si trova di fronte a un soggetto e a un ambiente totalmente estranei perché, anche se il luogo di nascita nel 1840 è Parigi, l’infanzia e la prima giovinezza le trascorre nella città portuale. Ritornerà a Parigi solo nel 1859 per intraprendere la carriera di artista. Ma le difficoltà economiche e la ricerca di scenari adatti alla sua pittura lo porteranno, come abbiamo visto, ad Argenteuil (1871-1878), Vétheuil (1878-1881). Poissy (1881-1883), poi a Giverny, a partire dal 1883 fino alla morte (1926). Fra uno spostamento e l’altro ‒ sempre sulle rive della Senna, che può essere considerata il filo conduttore della sua vita ‒ continua a frequentare la Normandia dove la zia possiede una casa vicino a Le Havre e dove, a Rouen, abita il fratello. L’estuario della Senna e le falesie della Côte d’Albâtre sono fra i suoi soggetti preferiti. Con altri pittori frequenta la ferme Saint-Siméon a Honfleur, luogo d’incontro e di socialità per tutta una generazione di pittori paesaggisti, a partire naturalmente da Eugène Boudin.

La città ricostruita da Auguste Perret con il porto sullo sfondo, Le Havre. Photo © Dario Bragaglia
La città ricostruita da Auguste Perret con il porto sullo sfondo, Le Havre. Photo © Dario Bragaglia

LE HAVRE

Quando Monet dipinge Impression, soleil levant non è quindi la prima volta che usa Le Havre come soggetto, ma questa volta la sua attenzione si sposta verso il porto e la sua attività industriale, all’epoca in piena espansione. Un soggetto moderno, contemporaneo che però quasi non si percepisce perché protagonista del quadro è la luce e le sue riflessioni nell’aria e nell’acqua.
Le Havre oggi è completamente diversa da quella frequentata da Monet. Il bombardamento alleato del 1944 ha praticamente raso al suolo la città storica e provocato 3mila vittime civili. Dall’alto della torre comunale, a oltre 70 metri di altezza, si può osservare la città ricostruita negli Anni Cinquanta sotto la direzione dell’architetto e urbanista Auguste Perret (da visitare la chiesa di Saint-Joseph, il suo capolavoro in cemento armato). Ma la luce, la vista sul porto e sulle acque della Manica al levar del sole continuano a legarci a quell’istante immortalato da Monet. E proprio di fronte al mare, non lontano dal luogo dove il pittore posava il suo cavalletto, si trova il MuMa, Musée d’Art Moderne André Malraux che vanta la più ricca collezione di opere impressioniste in Francia (dopo quella del Musée d’Orsay), comprese molte opere di Claude Monet. Quello che è oggi uno scrigno di luce destinato alle collezioni permanenti e alle esposizioni temporanee (fino al 2 ottobre c’è la bella mostra Le Vent, cela qui ne peut être peint) fu la prima Maison de la Culture, inaugurata nel 1961 dall’allora ministro André Malraux.
A qualche minuto dal MuMa, Sainte-Adresse è una stazione balneare alla moda nel XIX secolo addossata a una collina che Monet frequentò nell’estate del 1867 e dove realizzò le sue prime opere d’ispirazione impressionista, fra cui un quadro molto noto come la Terrasse à Sainte-Adresse (1867).

Dario Bragaglia

https://www.marmottan.fr/
http://www.muma-lehavre.fr/

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AutoreClaude Monet
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Dario Bragaglia
Dario Bragaglia si è laureato con Gianni Rondolino in Storia e critica del cinema con una tesi sul rapporto fra Dashiell Hammett e Raymond Chandler e gli studios hollywoodiani. Dal 2000 al 2020 è stato Responsabile delle acquisizioni documentarie e delle collezioni per le Biblioteche civiche torinesi. È stato professore a contratto della Facoltà di Lettere e Filosofia - Università degli studi di Torino (Diploma Universitario Conservazione Beni Culturali). Giornalista pubblicista dal 1992, scrive per La Stampa e altre testate nazionali.