La Fondazione Juan March, a Madrid, ospita la prima ampia retrospettiva su Bruno Munari nella città spagnola. 300 opere di “una figura molto attuale nella società liquida odierna, nella quale non ci sono limiti fra territori espressivi”, come racconta il curatore

Bruno Munari (Milano, 1907-1998) è stranamente poco noto in Spagna. I suoi più celebri libri per l’infanzia (o quelli che illustrò per Gianni Rodari) sono tradotti in castellano, ma in vita ebbe solo una personale, in una galleria di Cadaqués nel 1975. La prima mostra allestita a Madrid è forse anche una delle antologiche più complete che gli siano state dedicate, finora, fuori dall’Italia.
La Fondazione Juan March ospita fino al 22 maggio un’ampia retrospettiva che svela i mille talenti dell’artista e intellettuale italiano del Novecento: una personalità che, malgrado sfugga a ogni regola convenzionale, presta per primo ingegno e creatività al servizio dell’industria.
Munari non è uno specialista né un designer”, spiega Marco Meneguzzo, curatore della mostra, “ma è una figura molto attuale nella società liquida odierna, nella quale non ci sono limiti fra territori espressivi. Munari è un esempio di flessibilità, di capacità di adattamento dell’uomo all’ambiente. Il suo metodo, che non è teorico ma pratico, consiste nello scoprire il limite delle cose che ci circondano e di volerlo ogni volta superare”.

Bruno Munari. Exhibition view at Fundación Juan March, Madrid 2022. Photo © Dolores Iglesias – Archivo Fundación Juan March
Bruno Munari. Exhibition view at Fundación Juan March, Madrid 2022. Photo © Dolores Iglesias – Archivo Fundación Juan March

LA MOSTRA SU BRUNO MUNARI A MADRID

Il pubblico spagnolo si trova, dunque, per la prima volta di fronte alla vasta e poliedrica produzione dell’artista e disegnatore grafico, scrittore e pedagogo italiano che ha attraversato letteralmente tutto il “secolo breve” inventando ogni volta una maniera nuova di vedere il mondo, con il gioco, l’umorismo e la leggerezza. L’idea è quella di “una mostra collettiva di Bruno Munari” – citando non a caso il titolo di una delle sue esposizioni – che racconta per grandi temi l’intensa attività del “Leonardo del nostro tempo”, come lo definì Pablo Picasso. Le trecento opere esposte a Madrid provengono quasi tutte dall’Italia, da musei, archivi, fondazioni e soprattutto da collezioni private. Dall’Archivio Lafuente di Santander, immensa raccolta di documenti relativi all’arte contemporanea, provengono invece alcuni interessanti pezzi della prima stagione grafica, come il curioso libro di poesie di Tullio D’Albissola, del 1934, con la copertina in latta disegnata da Munari e la prefazione di Marinetti.

Bruno Munari. Exhibition view at Fundación Juan March, Madrid 2022. Photo © Dolores Iglesias – Archivo Fundación Juan March
Bruno Munari. Exhibition view at Fundación Juan March, Madrid 2022. Photo © Dolores Iglesias – Archivo Fundación Juan March

BRUNO MUNARI FRA ASTRAZIONE, SPERIMENTAZIONE E IRONIA

L’approccio alla mostra di Madrid, tuttavia, non è facile. Lo spazio espositivo della Juan March ‒ che si visita peraltro gratuitamente ‒ è affollato di oggetti, immagini e creazioni diversissimi fra loro, che esemplificano la metodologia essenziale del lavoro di Munari e nei quali predominano astrazione e sperimentazione. La prima cosa che salta agli occhi sono i pezzi di arredamento: il Sofá Barchetta, del 1935, l’Abitacolo (spazio in tubolare d’acciaio, personalizzabile per bambini) del 1971; il Banco Divanetta (1972), la sedia Derby (1967) o i Carrelli Vademecum (1974), tutti ancora modernissimi e funzionali. Alle pareti sono esposte invece le diverse serie pittoriche di Negativo-Positivo, le Curve di Peano, le tantissime illustrazioni, manifesti, collage e lavori grafici, a metà tra bozzetti d’architettura, giochi di linee astratte e divertenti divagazioni a penna libera (o a pennarello). Dal soffitto pendono alcune opere futuriste, come le Macchine Inutili (simili ai contemporanei Mobiles di Calder), I Filipeso o i Concavo-Convesso in rete metallica, ma anche le delicate lampade Bali e Falkland (prodotte da Danese); nel vano della finestra, non si può non ammirare una bellissima Macchina aerea degli Anni Trenta. Nelle numerose vetrine, ci sono le iconiche Sculture da viaggio, in carta, cartoncino, legno o acciaio; le Strutture Continue e, per la prima volta riunite insieme, anche cinque Macchine Aritmiche degli Anni Cinquanta. Ma attirano l’attenzione gli oggetti più insoliti: come i prototipi del Gatto Meo (1949) e della Scimmietta Zizí (1953), giocattoli fabbricati in gomma spuma e fil di ferro per la Pirelli (il secondo, vincitore anche del Compasso d’Oro); gli immancabili li oggetti da tavolo, come le ciotole Maldive i e posacenere Cubo, per Danese (1957-60), e i tanti progetti editoriali, libri e giochi per bambini, disegnati durante tutta la sua lunga carriera.

Bruno Munari. Exhibition view at Fundación Juan March, Madrid 2022. Photo © Dolores Iglesias – Archivo Fundación Juan March
Bruno Munari. Exhibition view at Fundación Juan March, Madrid 2022. Photo © Dolores Iglesias – Archivo Fundación Juan March

GLI OGGETTI-CREAZIONI DI BRUNO MUNARI

Particolarmente interessanti, e forse meno noti anche in Italia, sono gli esordi artistici di Munari, alla fine degli Anni Venti, quando dipinge piccoli quadri come Depero o Miró, sperimenta con la tecnica del collage e si dedica all’illustrazione grafica di libri e riviste dell’epoca fascista, mostrando già uno stile personalissimo e una libertà creativa antiretorica e anticonvenzionale.
La varietà e stravaganza degli oggetti-creazioni di Bruno Munari diverte ancora oggi, ma fa anche riflettere: Le scritture illeggibili dei popoli sconosciuti e i Libri illeggibili, le Xerografie originali e i Fossili del 2000, la serie dei Ritratti degli antenati a pennarello, la sedia per visite brevissime o le Forchette parlanti esprimono l’inarrestabile desiderio di interpretare la realtà con divertimento, come un gioco da bambini, per conservare nella vita lo spirito dell’infanzia. Per questo, la Fondazione Juan March conclude la mostra con uno spazio dedicato ai laboratori didattici, aperti a bambini, giovani e adulti, nei quali si insegna il Metodo Munari per apprendere attraverso il gioco.

Bruno Munari. Exhibition view at Fundación Juan March, Madrid 2022. Photo © Dolores Iglesias – Archivo Fundación Juan March
Bruno Munari. Exhibition view at Fundación Juan March, Madrid 2022. Photo © Dolores Iglesias – Archivo Fundación Juan March

L’ESSENZA DI MUNARI A MADRID

Munari è presente un po’ ovunque in mostra anche attraverso i tanti e spesso altrettanto divertenti ritratti fotografici in bianco e nero, in parte scattati da Ugo Mulas, in parte da Ada Ardessi e Atto Belloli Ardessi. L’ironia e la leggerezza sono presenti anche nel bellissimo catalogo, a cura di Meneguzzo, con contributi di Claudio Cerritelli, Beppe Finessi, Andrea Piccardo, Manuela Cirino, Silvana Sperati, Emilio Gil e Juli Capella. Un’opera grafica in puro stile Munari, con le pagine ad anelli, che rappresenta il primo testo di riferimento per lo studio e la conoscenza del designer milanese in Spagna. Sulla costa della copertina giallo girasole c’è scritto: “Questo è il libro (leggibile) che accompagna la mostra di Bruno Munari (1907-1998) e non solo non si proibisce l’accesso alle persone estranee a tale opera, ma si raccomanda allegramente di entrarvi, leggerla e approfittarne!”.

Federica Lonati

Madrid // fino al 22 maggio 2022
Bruno Munari
a cura di Marco Meneguzzo
FUNDACIÓN JUAN MARCH
Castelló 77
www.march.es

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AutoreBruno Munari
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Federica Lonati
Federica Lonati (Milano, 1967), giornalista professionista italiana, dal 2005 vive a Madrid. Diploma al Liceo Classico di Varese e laurea in Lettere e Filosofia all’Università Cattolica di Milano, si è formata professionalmente alla Prealpina, quotidiano di Varese, scrivendo di cronaca, ma anche di teatro, opera lirica e musica classica. Dal 1995 al 2005 ha lavorato nella redazione di Lombardia Oggi, supplemento settimanale di attualità, spettacoli e tempo libero della stessa Prealpina, occupandosi delle pagine di arte, moda e classica. Dalla Spagna ha scritto articoli per Libero, Qui Touring, Corriere del Ticino e Sole 24 ore. Tra il 2008 e il 2011 ha collaborato con Agrisole, supplemento settimanale del Sole 24 ore, realizzando cronache e reportage dedicati all’economia agricola. Oggi scrive articoli, interviste e reportage raccontando la Spagna contemporanea, la sua cultura e il suo mondo artistico. Come freelance, oltre all’impegno costante con Artribune (iniziato nel 2014), collabora con testate come Bell’Europa e Bell’Italia, Il Gambero Rosso, Interni e D di Repubblica.