Tracey Emin vuole che la sua opera More Passion sia tolta da Downing Street

Visti gli scandali del Sue Gray Report, secondo cui il governo britannico avrebbe tenuto una serie di feste durante il lockdown, l’artista ha chiesto che l’opera al neon sia rimossa dalla casa e ufficio del primo ministro inglese.

More Passion CC Tracey Emin
More Passion CC Tracey Emin

Più passione è l’ultima cosa di cui l’attuale governo ha bisogno”. Con questo gelido commento l’artista britannica Tracey Emin (Croydon, 1963) ha chiesto che la sua opera al neon More Passion sia tolta dal numero 10 di Downing Street, residenza e ufficio del primo ministro inglese. L’ex Young British Artist, unendosi a molte personalità di spicco dello spettacolo e della cultura nel Regno Unito, ha esplicitato in questo modo la sua delusione nei confronti del governo in carica, coinvolto in una serie di scandali in seguito ai cosiddetti Sue Gray Report.

 

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GLI SCANDALI A DOWNING STREET

Secondo i report di Sue Gray, segretaria nell’ufficio di gabinetto britannico, ci sarebbero stati tra maggio 2020 e aprile 2021 una dozzina di incontri governativi “non convenzionali”, a cui avrebbero partecipato diversi politici in carica incluso il premier Boris Johnson, che si vocifera a un passo dalle dimissioni. Più che incontri di lavoro, questi sono stati descritti come vere e proprie feste, con tanto di fiumi di alcol e comportamenti indecorosi, tenutesi a Downing Street e a Whitehall in momenti di severissimo lockdown e nel pieno del dramma da Covid. La Gran Bretagna ha patito infatti la perdita di 158mila persone per il coronavirus, motivo per cui (dopo alcuni sfortunati commenti di Johnson sull’immunità di gregge) il governo aveva applicato una serie di regole molto limitanti su spostamenti e incontri, non diversamente da quanto accaduto in Italia.

LA GOVERNMENT ART COLLECTION E TRACEY EMIN

Tracey Emin – tra le più famose artiste inglesi viventi, vincitrice del Turner Prize del 1999 con la dirompente opera My Bed e oggi accademica della Royal Academy of Arts – aveva donato More Passion alla Government Art Collection nel 2010, quando l’allora primo ministro David Cameron le aveva chiesto di realizzare un’opera apposta per la ricca collezione. La Government Art Collection, con i suoi quasi 125 anni di storia alle spalle, raccoglie più di 14.700 opere d’arte dal XVI secolo a oggi allo scopo di promuovere promuove l’arte, la storia e la cultura britanniche a livello globale. I lavori, infatti, non sono esposti solo negli edifici del governo britannico, ma anche nelle ambasciate e nei consolati nel Regno Unito in più di 365 location nel mondo. L’opera di Emin era stata assegnata proprio a Downing Street, lo stesso anno della sua creazione e donazione. Inizialmente sostenitrice del partito laburista, l’artista aveva supportato il primo ministro Tony Blair per poi seguire il conservatore David Cameron (entrambi li avrebbe poi definiti come “terribili”) e mantenere nel tempo una posizione piuttosto vicina ai Tory. L’impatto subito dalla società inglese e dal mondo della cultura dopo la Brexit, però, aveva portato Emin a ritirare il proprio supporto, cosa che emerge anche dalla creazione di opere come I Want My Time With You, neon rosa realizzato nel 2017 come lettera d’addio all’Europa (e alla madre recentemente scomparsa) e posto nella stazione di St. Pancras. La richiesta di rimuovere il suo neon da Downing Street sembra sancire questa distanza, ma Emin ha dichiarato che vorrebbe comunque che l’opera rimanesse nella collezione e fosse semplicemente messa da un’altra parte, almeno per il momento: “Voglio che sia tolto, e al governo vorrei dire che hanno bisogno non di passione, ma di compassione. Non hanno certo bisogno di un’atmosfera da festa”, ha detto alla BCC. Il governo di Johnson ha dichiarato che ora parlerà direttamente con l’artista per risolvere la questione, confermando il mantenimento di More Passion nella Government Art Collection.

-Giulia Giaume

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Giulia Giaume
Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo Walter Tobagi. Collabora con diverse riviste su temi culturali, diritti civili e tutto ciò che è manifestazione della cultura umana, semplicemente perché non può farne a meno.