Dopo essere stata ospitata al Thyssen-Bornemisza di Madrid e al Pompidou di Parigi, la grande retrospettiva dell’artista americana approda alla Fondation Beyeler di Basilea, che celebra così i suoi venticinque anni di attività

Di rado ci si prende il tempo per osservare davvero un fiore. Io li ho dipinti sufficientemente grandi da consentire agli altri di vedere ciò che io vedo”. Così parlava del suo lavoro Georgia O’Keeffe (Wisconsin, 1887 ‒ Santa Fe, 1986), tra le più note pittrici del Novecento e icona dell’arte moderna americana. La Fondation Beyeler di Basilea – che festeggia nel 2022 i venticinque anni dall’apertura ‒ avvia la stagione espositiva con una mostra, a cura di Theodora Vischer, che ripercorre la vita e la carriera di questa originale artista, esaminando attraverso i suoi capolavori l’evoluzione di una pittura tanto intima quanto potente e scevra da compromessi stilistici. Lontana dalle coeve interpretazioni pseudo freudiane che vedevano nei suoi fiori la mera rappresentazione del sesso femminile, l’arte di Georgia O’Keeffe coincide con uno sguardo che parte da un sé profondo, da una capacità acuta di intercettare la realtà e amplificarne i sensi attraverso forme generose, colori brillanti, coordinate spaziali fuori dal reale, gravità e leggerezza. Realtà e astrazione si mescolano sulle tele di O’Keeffe, generando mondi dai contorni indefiniti, lucide allucinazioni nel deserto. Come nel caso di Train at Night in the Desert del 1916, tra le opere più curiose del primo periodo, in cui l’artista raffigura un treno in lontananza che si muove verso l’osservatore: mentre il convoglio è delineato da un segno minimo, la sua potenza è intuibile dall’enorme nuvola di vapore che occupa gran parte della composizione e sfuma nel buio della notte.

Georgia O'Keeffe. Exhibition view at Fondation Beyeler, Riehen Basilea 2022
Georgia O’Keeffe. Exhibition view at Fondation Beyeler, Riehen Basilea 2022

LA MOSTRA DI GEORGIA O’KEEFFE A BASILEA

Frutto di una collaborazione tra la Fondation Beyeler, il Museo Nacional Thyssen-Bornemisza di Madrid e il Centre Pompidou di Parigi e in partenariato con il Georgia O’Keeffe Museum di Santa Fe, la mostra rappresenta un focus raro su un’autrice ancora poco rappresentata dalle istituzioni europee. Un’artista la cui vita è inscindibile dalla sua lunga produzione pittorica, dai luoghi che ha vissuto, dai paesaggi che ha attraversato e che hanno preso vita sulle sue tele, con un’inafferrabile accezione ricca di contrasti. Cresciuta nell’azienda lattiera di famiglia nel Wisconsin, nel Midwest degli Stati Uniti, Georgia O’Keeffe inizia a insegnare arte a Charlottesville, in Virginia, e poi a Canyon, in Texas, fino a quando si trasferisce a New York nel 1918. Un passaggio cruciale per la sua carriera artistica: nella metropoli, vive al centro dell’influente cerchia che ruota attorno al gallerista Alfred Stieglitz (poi diventato suo marito), tra i primi a esporre le avanguardie europee, i giovani artisti americani e la nuova fotografia.

Georgia O'Keeffe, New York Street with moon, 1925, Collezione Carmen Tyssen Bornemisza, in prestito al Museo Nacional Thyssen Bornemisza, Madrid © Georgia O'Keeffe Museum 2021
Georgia O’Keeffe, New York Street with moon, 1925, Collezione Carmen Tyssen Bornemisza, in prestito al Museo Nacional Thyssen Bornemisza, Madrid © Georgia O’Keeffe Museum 2021

GEORGIA O’KEFFEE TRA VEDUTA E PAESAGGIO

È in questi anni che gli imponenti edifici di New York entrano nelle opere dell’artista, che li coglie soprattutto nella notte, quando i contorni della città cedono il passo alle luci dei lampioni e a quella della luna che rischiara la scena. Nonostante i riconoscimenti che O’Keeffe riceve in questo periodo – fu infatti la prima donna al centro di una mostra personale al Museum of Modern Art di New York, nel 1946 –, i frequenti soggiorni nella casa di Stieglitz sul Lake George e in New Mexico, dove si trasferisce definitivamente dopo la morte del marito, la riportano a una dimensione primigenia e primordiale. Dal calore di Oriental Poppies (1927) alla delicatezza di Grey Blue & Black – Pink Circle (1929), passando per la metafisica di Pelvis with the Distance (1943) al mistero di Patio with Cloud (1956), questi paesaggi le offrono la riconciliazione con una natura libera, che ritrae senza artifici, spesso correndo sul filo dell’essenzialità e amplificandone dettagli e sensazioni.

Giulia Ronchi

Basilea // fino al 22 maggio 2022
Georgia O’Keeffe
FONDATION BEYELER
Baselstrasse 77
www.fondationbeyeler.ch

Dati correlati
AutoriGeorgia O’Keeffe, Alfred Stieglitz
CuratoreTheodora Vischer
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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Ha collaborato con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne.