Dal 23 al 27 febbraio si terrà a Kirkenes la diciottesima edizione del Barents Spektakel. Intanto facciamo il punto sul contesto e sulla storia di questa rassegna

L’ultima settimana di febbraio si svolgerà a Kirkenes la diciottesima edizione del Barents Spektakel, il festival artistico che ogni anno abbatte i confini geografici, politici e culturali tra i Paesi dell’estremo Nord. A seguito della precedente edizione, tenutasi in modalità virtuale per via delle misure restrittive dovute al Covid, il festival torna finalmente in presenza e lo fa per riflettere attorno a un tema importante che dà il titolo a questa edizione: Where do we go from here?. Ogni tentativo di risposta sarà senz’altro agevolato da un’introduzione a questo prodotto trans-culturale e al particolare contesto geografico e sociale in cui nasce e si sviluppa.

Chiesa di Kirkenes con segnali stradali in Norvegese e Russo, 2008. Photo CC Bair175 via Wikimedia
Chiesa di Kirkenes con segnali stradali in Norvegese e Russo, 2008. Photo CC Bair175 via Wikimedia

LA STORIA DI KIRKENES

Come recita uno scioglilingua locale, “chicken is not a bird, Kirkenes is not abroad. Effettivamente, la cittadina norvegese di Kirkenes dista dal confine con la Russia solamente quindici chilometri. Cinquanta sono invece quelli che la separano dalla Finlandia e che contribuiscono a rendere questo centro di poco più di tremila abitanti la capitale culturale delle regioni di Barents. Popolazioni russe, norvegesi e minoranze indigene Sámi abitano questo strategico crocevia di civiltà e, insieme, compongono oltre settanta gruppi etnici. La vita che scorre sotto un clima rigido e l’estrema lunghezza del giorno e della notte non rappresentano le uniche cose che tengono unita questa comunità così diversificata. Subentra, infatti, un passato storico comune, lungo e articolato, che oggi dà sfoggio di sé nei nomi delle vie, scritti in russo e norvegese per testimoniare la forte cultura ibrida che contraddistingue questa zona. Nata come piccolo conglomerato di pescatori, la città è diventata nel 1906 un grosso centro d’estrazione mineraria, fino a essere tra i luoghi più bombardati durante la Seconda Guerra Mondiale. Se ai tempi della Guerra Fredda, invece, Kirkenes è stata considerata unicamente come l’ultimo baluardo nordico d’Europa, essa è riuscita a reinventarsi nuovamente alla fine del secolo. È così che è divenuta il centro nevralgico del progetto geo-politico di cooperazione internazionale denominato International Euro-Barents Arctic Regions. In altre parole, dopo aver fatto della collocazione e delle sue caratteristiche estreme i suoi veri punti forza, Kirkenes può presentarsi oggi come città catalizzatrice di cultura, incontri e scambi tra nazioni. Va da sé che tutto ciò trova un campo d’espressione privilegiato nell’arte contemporanea, di cui Kirkenes è oramai promotrice e luogo prediletto almeno nelle regioni del Nord Europa e dell’estrema Russia Occidentale.

Il Terminal B, 2017. Courtesy Pikene På Broen
Il Terminal B, 2017. Courtesy Pikene På Broen

IL RUOLO DELL’ARTE A KIRKENES

Si inserisce a pieno titolo in questo spirito di rinnovamento culturale l’associazione di curatrici Pikene På Broen, fondata nel 1996 con l’intenzione di sostituire ogni genere di confine con un numero sempre più fitto di ponti simbolici. Ne è conferma non solo la traduzione del nome, “ragazze sul ponte(preso in prestito dal celebre dipinto di Edward Munch), ma soprattutto l’ampia rosa di iniziative organizzate a Kirkenes e in altre città satellite, come Murmansk, Petrozavodsk, Nikel e San Pietroburgo. Si tratta di eventi su micro e macro scala, tra cui rientra la residenza artistica BAR International, impostata come un laboratorio socio-culturale per l’osservazione dei mutamenti in corso nelle border region artiche e per il loro inquadramento nell’ottica di problematiche globali, come la crisi climatica e i controversi rapporti tra la cosiddetta fortezza Europa e i territori extra Schengen. Il Transborder Café, invece, si impegna innanzitutto a superare i confini tra oratore e pubblico con l’invito a prendere parte attiva in dibattiti sulle tematiche più disparate. Il tutto accade durante specifiche occasioni d’incontro all’interno e all’esterno del quartier generale delle Ragazze sul Ponte, il Terminal B, un hub artistico e culturale in cui convergono importanti esponenti del mondo musicale, curatoriale, artistico, universitario, letterario, politico e architettonico. Come un vero e proprio terminal aeroportuale, lo spazio favorisce quelli che sono definiti dall’associazione stessa degli autentici border-crossing exercise.

Stefano Cagol, The End of The Border (Of the Mind), 2013-14. Courtesy Pikene På Broen. Photo Pikene På Broen
Stefano Cagol, The End of The Border (Of the Mind), 2013-14. Courtesy Pikene På Broen. Photo Pikene På Broen

LO SPETTACOLO DI BARENTS

Il più significativo tra questi esercizi di attraversamento frontaliero è sicuramente il Barents Spektakel, un cocktail politico-culturale che, dal 2004, viene riproposto a cadenza annuale, con ogni volta un nuovo tema. Il periodo di svolgimento rimane invece (generalmente) sempre il mese di febbraio. Questa scelta pare finalizzata a enfatizzare un tipo di esperienza spettatoriale “estrema” e oltre i confini dei comuni festival d’arte contemporanea: Kirkenes non è raggiungibile di certo a piedi; la temperatura rimane quasi sempre costante a molti gradi sotto zero e le ore di buio superano di gran lunga quelle di luce. Eppure, tutto questo diviene motivo d’attrazione e conferisce a Kirkenes le vesti di una metropoli ricca di spettacoli, eventi culturali, mostre, concerti, conferenze e performance. Se si rintracciano alcuni celebri interventi passati, si può cogliere lo spirito no-border che anima queste occasioni e, soprattutto, la vivace diversità linguistico-culturale che contraddistingue l’espressione poetica e artistica qui promossa.
Ad esempio, le spettacolari proiezioni luminose di Stefano Cagol hanno evidenziato le controverse pratiche di controllo frontaliero in occasione dell’edizione Mind the Map! del 2011. La resistenza da parte della polizia di frontiera russa verso l’idea di proiettare un fascio di luce da una parte all’altra del confine rispetta il titolo dell’opera, Evoke Provoke (the border), con cui Cagol ha inevitabilmente fatto luce su un luogo di transizione, uno spazio liminale che può essere una zona di divisione o d’unione, a seconda delle pratiche politiche retrostanti. Non a caso, l’artista ha illuminato Kirkenes anche nella tappa finale del suo progetto The End of the Border (of the Mind) nel 2013/14, in occasione della Barents Art Triennale, durante la quale l’aurora boreale poteva essere confusa con il raggio proiettato da un’unità mobile d’illuminazione.
Per la medesima edizione del 2011, l’artista Morten Traavik ha invece installato contemporaneamente lungo la via principale di Kirkenes e a Oslo due file di pilastrini di demarcazione frontaliera. Così facendo, l’artista ha riportato l’attenzione non solo sulla collocazione di Kirkenes nel planisfero, ma anche sull’universalità dei confini e alla loro dimensione fisica. Per l’edizione 2013, intitolata Ticking Barents, il Border Musical del collettivo interdisciplinare russo Chto Delat ha invece ragionato sugli aspetti più culturali del vivere in prossimità di un limite internazionale. Il musical racconta, infatti, la storia d’amore tra il norvegese Ola e la russa Tanja, trasferitasi dalla penisola di Kola per vivere, nonostante numerosi pregiudizi e significativi livelli di diversità, un matrimonio multiculturale attorno al quale l’intera messinscena ironizza e tramite il quale, allo stesso tempo, simboleggia le relazioni socio-politiche tra i due Paesi. Ancora un linguaggio differente è riscontrabile nell’opera Survival Instructions di Dmitry Novitsky & Glafira Severianova. Eseguita per l’edizione 2015 Arctic Take Away, l’opera consiste in una serie di disegni dal tratto infantile che, non senza una certa ironia, costituiscono delle istruzioni di sopravvivenza per una vita nelle Barents border regions.
A contorno di una fittissima programmazione di interventi d’arte contemporanea simili, il festival propone sempre spettacoli pirotecnici, concerti musicali e incontri sportivi che, anche quest’anno, contribuiranno ad animare non solo Kirkenes, ma anche le città-satellite su cui si svilupperanno alcune parentesi del festival.

Stefano Cagol, The End of The Border (Of the Mind), 2013-14. Courtesy Pikene På Broen. Photo Bernt Nilsen
Stefano Cagol, The End of The Border (Of the Mind), 2013-14. Courtesy Pikene På Broen. Photo Bernt Nilsen

WHERE DO WE GO FROM HERE?

Il Barents Spektakel 2022 prenderà le mosse da quello dello scorso anno, nel tentativo di approfondire alcune delle questioni che la modalità a distanza ha inevitabilmente lasciato aperte. Se il tema del 2021 è infatti stato The essentials, a febbraio 2022 la questione principale sarà tanto semplice quanto complessa: “dove andiamo da qui?”. Andando ‒ si auspica ‒ verso la parte finale di questa pandemia, ci sentiamo esploratori del nostro tempo, di un’epoca inedita che oramai ci pone quotidianamente davanti a un insieme di bivi e deviazioni. Disorientati e indecisi su quale strada intraprendere e su quale futuro ci aspetta, sembra quasi di sentire echeggiare questa domanda: “where do we go from here?”. Martin Luther King Jr se lo domandava in merito alle sue riflessioni sull’equità e sulla giustizia sociale e, quest’anno, entrambi i temi saranno investigati durante il festival e declinati in termini di movimento, di mobilità sociale, di comunità e di rinascita dei luoghi collettivi di incontro. Siamo veramente al confine temporale tra un’epoca pandemica e post-pandemica? Quali saranno le conseguenze di questi ultimi anni di sfide sulle Barents regions? La paura del contagio chiuderà ulteriormente il confine russo-norvegese?
I tentativi di risposta a queste domande viaggeranno oltre i confini geografici, retorici, politici e ambientali, passando attraverso l’analisi delle nuove politiche dei passaporti vaccinali fino alla crescita economica post-pandemica. In attesa di leggere i nomi degli artisti presenti possiamo star certi che anche quest’anno Kirkenes sarà teatro e laboratorio d’analisi di uno spettacolo sempre più necessario e centrale: l’estremo Nord del pianeta, infatti, va impostandosi sempre più come un termometro climatico, sociale e politico del nostro mondo ed è ora che anche l’arte contemporanea volga lo sguardo in questa direzione.

Andrea Masala

https://www.barentsspektakel.no/

Dati correlati
AutoriStefano Cagol, Chto Delat
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Andrea Masala
Andrea Masala si laurea in Scienze dei Beni Culturali all’Università di Pisa, frequenta un anno alla University of Leicester e prosegue i suoi studi magistrali in Storia delle Arti e Conservazione dei Beni Artistici presso l’Università Ca’ Foscari Venezia, dove si laurea con lode discutendo una tesi dal titolo “T/HERE. Border Art a San Diego e Tijuana (1970-2005)”, successiva a un periodo di ricerca alla San Diego State University in California. Dal 2020 è dottorando presso l’Università di Genova, dove conduce, in cotutela con PACTE – Laboratoire de Sciences Sociales dell’Université Grenoble Alpes, Science Po Grenoble e CNRS, un progetto di ricerca interdisciplinare relativo alla Border Art russo-norvegese e statunitense-canadese. Affianca alla sua formazione collaborazioni con l’Associazione Le Belle Arti di Milano, con Palazzo Grassi – Punta della Dogana e con l’Institut Culturel Italien di Parigi.