Onlife: La risposta digitale dell’Europa del Nord alla crisi culturale nel biennio 2020-2021

L’articolo è parte del progetto Digital Museum Lab, realizzato nell’ambito del corso di Laurea Magistrale IULM in Arte, valorizzazione e mercato.

L’esistenza dell’uomo nel XXI secolo può essere descritta con la parola onlife, termine coniato da Luciano Floridi, professore di filosofia ed etica dell’informazione all’Università di Oxford. Il nostro approccio al mondo non avverte confini tra reale e virtuale, online e offline si ibridano in una nuova dimensione. La sfida di questo articolo è indagare come l’area geografica del Nord Europa abbia declinato il suo modo di essere culturalmente onlife.  La zona di ricerca, che si presenta eterogenea sia nella digitalizzazione culturale sia nell’approccio governativo alla pandemia, comprende l’Europa settentrionale e alcuni paesi limitrofi, suddivisi in cinque macroaree: Europa del Nord, occidentale, centrale, dell’Est e i Balcani. Circoscritto il macrocontesto geografico-digitale dell’Europa del Nord, l’articolo analizza in sei approfondimenti come il digitale abbia dialogato con le istituzioni museali e le realtà culturali presenti nei vari territori. Sono stati presi in esame uno o più casi studio per ciascuna area al fine di restituire una fotografia del territorio mediante diverse risposte alla crisi in atto.
Nel suo insieme, il Nord Europa si dimostra in grado di cavalcare l’onda digitale, ne comprende le leggi e indaga ogni sua declinazione. Il settore culturale conquista sempre più terreno nell’hi-tech, diventato oggi un aspetto complementare alla partecipazione fisica: grazie alla sua integrazione all’interno delle istituzioni culturali, il Nord Europa si dimostra in grado di fornire una nuova chiave di lettura con il digitale. L’onlife ha così trovato la sua identità. Vediamo alcuni casi.

L’articolo è parte del progetto Digital Museum Lab, realizzato nell’ambito del corso di Laurea Magistrale IULM in Arte, valorizzazione e mercato. Gli studenti, divisi in piccole redazioni, sono stati invitati a compiere una ricerca approfondita sullo stato di digitalizzazione del settore culturale di una specifica area geografica. In seguito, ciascun gruppo ha realizzato un magazine per illustrare i risultati dell’indagine.

Prof. Vincenzo Trione. Coordinamento di Camilla Balbi, Anna Calise, Anna Cuomo, Vincenzo Di Rosa, Margherita Fontana, Alessandra Sturiano. Il testo è a cura di Fabiana Boglione, Giulio Bozzo, Sofia Cavallini, Giulia Ferrari, Caterina Lippi, Ilaria Paglicci.

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LE ISTITUZIONI FINLANDESI TRA INNOVAZIONE E PARTECIPAZIONE

Senioritalo Loppukiri, Evento di canto serale sul balcone 19.3.2020, Fotografo Hannu Häkkinen : National Board of Antiquities

Senioritalo Loppukiri, Evento di canto serale sul balcone 19.3.2020, Fotografo Hannu Häkkinen : National Board of Antiquities

Nelle aree già strutturalmente avanzate in termini di hi-tech, come nel caso finlandese, l’assetto culturale si presenta particolarmente innovativo e il ruolo del museo partecipativo e progressista: le istituzioni offrono attività per avvicinare l’utente alla narrazione contemporanea. Nel nuovo mondo imposto dalla pandemia, i paesi scandinavi si sono contraddistinti per una reazione culturale efficace e tempestiva: i musei propongono un’offerta digitale ampissima, come quella offerta da digi.museo.fi o dell’area Museo Aperto del Museo Nazionale Finlandese, dove stati messi a disposizione video, virtual tour, playlist, podcast e materiale digitale utile per i docenti. Una grande costellazione di esperienze fornisce l’immagine di un paese in cui le istituzioni culturali, usufruendo del digitale, vivono attivamente il presente e si fanno cassa di risonanza dei cambiamenti sociali e delle esigenze degli individui. Spazi di riflessione e di interazione che riescono ad avvicinare il pubblico con mezzi innovativi, rendendo l’approccio dei cittadini alla cultura più immediato e spontaneo.

ALLO ZKM DIGITALE E RICERCA

© ZKM  Centro per l’arte e i media, foto Harald Völklab

© ZKM Centro per l’arte e i media, foto Harald Völklab

Anche lo ZKM (Zentrum für Kunst und Medien) in Germania è un esempio virtuoso, con spazi espositivi che cambiano il paradigma di visualizzazione, comunicazione e inclusione tra l’istituto di cultura e il visitatore. Nasce nel 1989 come centro per l’arte e la tecnologia dei media tanto che agli spazi per la collezione, per l’archivio e le performances, ha affiancato istituti e laboratori che svolgono un’intensa attività di ricerca. Prende avvio sulla scia di alcune riflessioni già attibe sul tema del medium a partire dagli anni Trenta del Novecento: lo ZKM si discosta dalle teorie di Rudolf Arnheim e Clement Greenberg che non riconoscono come forme d’arte l’interazione fra differenti linguaggi espressivi e sensoriali. Il Centro, pertanto, si mostra prossimo al pensiero di Rosalind Krauss secondo la quale, dagli anni Sessanta, l’arte e le varie discipline del sapere hanno subìto una convergenza dei media e differenti forme espressive hanno iniziato a dialogare simultaneamente nello stesso supporto. All’insegna del nuovo adattamento digitale causato dal Covid-19, lo ZKM si è mostrato capace di rispondere con mezzi e modalità tali da permettere la fruizione e l’interazione da parte del pubblico. Al passo con la forte spinta digitale, il centro ha guardato al futuro: il suo Hertz-Laboratory ha aderito al progetto di ricerca internazionale e interdisciplinare UE, Beyond Matter, con lo scopo di allestire mostre in uno spazio virtuale grazie a software innovativi e tecnologie di intelligenza artificiale.

MUSEI SENZA CONFINI. L’ARTE DIVENTA VIRALE

Rijksmuseum   Tussenkunstenquarantaine

Rijksmuseum Tussenkunstenquarantaine

Profondamente avanzato si mostra il Nord Ovest europeo che promuove la figura del prosumer, partecipatore attivo nelle piattaforme digitali che dialoga in prima persona con le opere. Esemplare il Rijksmuseum, che ha colto fin da subito l’opportunità di digitalizzare la propria collezione creando un database fruibile online gratuitamente. Al momento della chiusura forzata, il museo ha aderito al progetto @tussenkunstenquarantine che invitava il pubblico a riprodurre, con gli oggetti disponibili in casa, le opere del museo. La campagna è stata dirompente e di successo, tanto che i maggiori musei di tutto il mondo ne hanno seguito l’esempio: dal Getty Museum di Los Angeles all’Hermitage di San Pietroburgo. Il museo si è fatto portavoce di attività che hanno unito all’aspetto ludico quello educativo: portare un momento di svago nelle case ma altresì permettere a chiunque volesse partecipare al progetto di conoscere i dettagli delle opere da riprodurre.

IL BALTIC CULTURE FUND, PER UNA CULTURA DIGITALE

Baltic Culture Fund, MO, Foto d'interni

Baltic Culture Fund, MO, Foto d’interni

Nel panorama baltico è dagli anni ‘90 che si implementa una compartecipazione tra tecnologia e tradizione, ma solo nel 2018 si vede un primo timido investimento pubblico nel digitale con l’istituzione del Baltic Culture Fund. I tre paesi baltici si sono riuniti in un unico fondo con l’obiettivo di promuovere la cooperazione culturale e rafforzare l’internazionalizzazione della cultura estone, lettone e lituana, presentando una dimensione baltica comune. Il BCF sostiene manifestazioni professionali che spaziano tra un ampio ventaglio di settori: dall’architettura all’arte visiva, toccando design, letteratura, musica, arti dello spettacolo, librerie, musei e archivi, prevedendo sovvenzioni per nuovi eventi culturali in paesi che promuovano l’internazionalizzazione culturale. In particolare, lo tsunami pandemico del Covid-19 ha costretto il fondo baltico ad appoggiarsi all’online, cercando di sostenere l’ambito culturale concedendo sovvenzioni per il bando di applicazione 2020. Resta comunque da chiedersi se l’investimento nel digitale si traduca in effettivo beneficio culturale, e quali siano le strategie del Fondo per monitorare e valutare l’efficacia del proprio investimento.

MUDA: MUSEUM OF DIGITAL ART

MuDA, Museum of Digital Art, Foto d'interni

MuDA, Museum of Digital Art, Foto d’interni

La Svizzera cerca di abbracciare il digitale con il MuDA di Zurigo, istituzione privata rivolta all’arte del codice che coopera in stretta relazione tra progresso tecnologico, interesse nell’informazione e educazione del pubblico, ospitando workshop e meeting formativi. Il museo non ha però retto la crisi economica provocata dalla pandemia, causa la debole struttura finanziaria che non ha permesso di sostenere le perdite economiche causate dal lock-down. Il 30 giugno 2020 perciò è stato pubblicato un comunicato stampa sul sito del museo che ne annunciava la chiusura: l’attività del MuDA si è così interrotta troppo presto, lasciando comunque la traccia di un modello di museo sperimentale. Come questo caso ben dimostra, i finanziamenti privati non sono spesso sufficienti all’economia delle istituzioni culturali, soprattutto quando la sostenibilità viene messa in crisi dalla forzata assenza di pubblico. Questo apre un punto di domanda su come governi e finanziamenti pubblici possano assumersi la responsabilità di investire anche nelle istituzioni culturali private, e soprattutto fino a che punto il digitale nell’arte sia un bene che i governi debbano contribuire a supportare.

MOCDA L’ARTE DIGITALE NELLA SUA MASSIMA ESPRESSIONE

MoCDA, Museum of Contemporary Digital Art, Abstract Art in the Age of New Media

MoCDA, Museum of Contemporary Digital Art, Abstract Art in the Age of New Media

Nell’ambiente inglese, il settore si presenta aggiornato in risorse e tecnologie, istituendo nel 2018 il MoCDA, primo museo interamente online dedicato all’arte digitale. Si tratta di uno spazio virtuale non votato esclusivamente alla promozione ma anche alla conoscenza ed esposizione di progetti legati a un approccio multidisciplinare tali da collegare il mondo dell’arte con quello della scienza e della tecnologia. Il MoCDA è anche uno spazio interattivo online dove si può navigare ed esplorare l’arte digitale tramite realtà virtuale (VR), realtà aumentata (AR), mixed reality (XR), crypto arte: tutte le ultime frontiere dell’innovazione digitale. L’obiettivo dell’istituzione è fornire le basi per comprendere al meglio l’arte digitale contemporanea in una dinamica di inclusività e proiezione verso il futuro; incoraggia il coinvolgimento di un pubblico diversificato con un approccio che ribadisce la centralità dell’opera e la fruizione dello spettatore, che ha la possibilità di dialogare con l’arte di prima mano.

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Redazione

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