In seguito al cambio di palinsesto dettato dalla pandemia, la Biennale di Belgrado va in scena per la prima volta durante il periodo estivo, puntando lo sguardo sull’importanza dei sogni.

La kermesse più importante dei Balcani occidentali legata all’arte contemporanea, il Salone d’Ottobre, per la prima volta nei sui 58 anni di storia cambia pelle ufficializzando la Biennale di Belgrado con inaugurazione nell’edizione estiva, che si protrarrà fino al 22 agosto.
Un percorso dettato dalle regole del Covid-19 che ha destato non poche polemiche da parte degli addetti ai lavori locali ‒ molti intellettuali hanno intravisto una forzatura e un tentativo di decontestualizzare la manifestazione dal suo territorio.
L’opening del Salone, ispirato al Salone di Parigi, avviene da sempre il 20 ottobre nell’ambito della Giornata della liberazione di Belgrado durante la Seconda Guerra Mondiale ‒ il Salone d’Ottobre doveva contribuire alla formazione artistica del popolo jugoslavo favorendo gli artisti locali, come si legge nel catalogo della prima edizione del 1960.
Solo dal 2004 ha assunto un carattere internazionale e annovera tra i curatori figure di rilievo come Anda Rottenberg, Darka Radosavljević i Nebojša Vilić, René Block, Johan Pousette e Celia Prado, Alenka Gregorič e Galit Eilat, David Elliott, il collettivo Red Mined, Nicolaus Schafhausen, Danielle e Gunnar Kvaran.
Chiamati alla curatela per quest’ultima edizione gli italiani Ilaria Marotta e Andrea Baccin, fondatori di CURA., hanno coinvolto 64 artisti e collettivi internazionali con un totale di 160 opere.

IL CONCEPT DELLA BIENNALE DI BELGRADO

La mostra vuole esplorare la complessità del presente e l’urgenza del contemporaneo indagando non solo la natura ingannevole del reale ma anche lo spazio occupato dai sogni.
Il concept THE DREAMERS è stato ampiamente esposto durante la conferenza stampa presso il Museo della Città di Belgrado, dove erano presenti anche Aleksandar Ilić, direttore del Centro Culturale di Belgrado, Maja Kolarić, membro del Consiglio dell’October Salon e direttrice del Museo di Arte Contemporanea, e Radovan Jokić, rappresentante del Ministero della Cultura.
Attraverso gli occhi dei sognatori abbiamo l’opportunità di ridefinire lo spazio metaforico della libertà, il superamento dei confini e dei limiti, ripensando le regole, i ruoli, le categorie, per poter andare oltre i vincoli politici, geografici e di genere”. I curatori hanno sottolineato la necessità di nutrirsi delle visioni degli artisti e dei loro sogni, e hanno esortato il pubblico ad assecondare le leggi di The Matrix: sperimentare mondi paralleli dove gli accadimenti siano simultanei ma con esito differente. “Fin dall’antichità filosofi e pensatori hanno creduto che i sogni possano aiutarci a comprendere meglio la realtà, perché attraverso di essi possiamo esplorare la parte più autentica dell’essere umano, il nostro rapporto con il mondo che ci circonda, con la natura, il mondo animale e le scelte che facciamo inconsciamente. In alcune società del passato le decisioni dell’intera comunità venivano condizionate dai sogni dei membri più anziani. Oggi le nuove tecnologie si intrecciano nel rapporto tra onirico e realtà. Già negli Anni Settanta, Jean Baudrillard descriveva l’iperrealtà come un insieme di esperienze virtuali che, intensificandosi con le nuove tecnologie di intrattenimento, informazione e comunicazione, sostituiscono la realtà del mondo esterno. Da un lato, era il mondo reale e, dall’altro, l’irrealtà, l’immaginario, il sogno”.

Museum of Yugoslavia, Belgrado
Museum of Yugoslavia, Belgrado

LE SEDI DELLA BIENNALE DI BELGRADO

A detta del team Marotta & Baccin, questa Biennale è stata una grande sfida, dovuta soprattutto ai cambiamenti improvvisi delle sedi, estenuanti sforzi diplomatici hanno dissipato le energie dell’organizzazione dopo tre anni di duro lavoro.
Infatti inizialmente l’incubatore principale avrebbe dovuto essere il Museo della Jugoslavia, ma solo pochi mesi fa, previa cancellazione, l’evento si è spostato nel Museo della Città di Belgrado, anche noto come Resavska. A ogni modo, i curatori sin da subito hanno espresso la volontà di spingere gli artisti al di fuori dello spazio espositivo, incentivando gli interventi pubblici o altri format che hanno portato a una progressiva dematerializzazione dell’opera verso altre modalità e altre forme creative.
Coinvolte le gallerie del Centro Culturale di Belgrado / KCB Art Gallery, luogo profondamente legato alla vita culturale della città, e il Movie Theatre con un Film Program. Programmi radio e televisivi accolgono i lavori di Than Hussein Clark e di Alex Da Corte durante l’intero periodo dell’evento. Completano THE DREAMERS un programma di talk, performance e interventi realizzati in luoghi pubblici della città, come il sottopassaggio pedonale di piazza Terazije, il Branko’s Bridge, il Belgrade Dance Institute, la strada pedonale di Trg Republike, oltre a luoghi individuati per interventi site specific, tra cui il progetto di Aleksandra Domanović e un’installazione permanente di Cyprien Gaillard, che l’artista ha donato alla città.

GLI ARTISTI E LE OPERE

Gli artisti con le loro visioni ci avvertono che il cambiamento è già in atto, un cambiamento inquietante e vile già presente in molte opere anche prima della pandemia. I lavori esposti, molti in anteprima mondiale, riflettono uno stato di costante tensione che riguarda il nostro rapporto con il pianeta in cui viviamo, con la fauna selvatica sfruttata dall’agricoltura intensiva senza consapevolezza delle conseguenze per determinate specie o ecosistemi. Le opere presentano un mondo del tutto estraneo e lontano dal rispetto di genere, razza o religione. Evidenziano una realtà in cui siamo sottoposti a un sistema di sorveglianza costante, dove le scelte che facciamo su Internet sono condizionate da algoritmi e intelligenza artificiale, entità che sostituiscono la libertà di pensiero, le decisioni personali e collettive, e persino i nostri stessi sogni.
Sono molte le installazioni video. L’influenza delle nuove tecnologie gioca un ruolo importante nelle produzioni, con oggetti creati a seguito del ready-made digitale, ma il protagonista onnipresente è il suono. È possibile vedere le opere di John Rafman e Vuk Ćuk nella KCB Art Gallery, nel Podroom (il seminterrato della stessa galleria) i lavori di Marija Avramović, Sam Twidale, Igor Simić e Matt Copson.
Il parco del Museo della Jugoslavia ospita numerose sculture degli artisti Dora Budor, Nicolas Deshayes, Max Hooper Schneider, Guan Xiao, spicca quella dell’artista Pierre Huyghe realizzata esclusivamente per questa occasione dopo una lunga collaborazione con il Walker Art Center di Minneapolis.

Max Hooper Schneider, Pet Semiosis. ZOONOSIS (Cyrillic), 2019. Courtesy the artist & High Art, Parigi
Max Hooper Schneider, Pet Semiosis. ZOONOSIS (Cyrillic), 2019. Courtesy the artist & High Art, Parigi

IL CATALOGO

Esprimendo più volte gratitudine agli artisti partecipanti sia per le loro energie che per la loro disponibilità persino a ridisegnare le loro opere per l’evento, i curatori hanno presentato il catalogo THE DREAMERS, edito dal KCB in collaborazione con Cura Books.
Il catalogo, in serbo e inglese, comprende testi i cui autori, oltre alla coppia curatoriale, sono scrittori, ricercatori e filosofi: Hans Ulrich Obrist, Mahfuz Sultan, Melanie Chan, Giulia Bini, Ben Vickers, Anthony Huberman, Tarek Elhaik, Matthew Spellberg, Emanuele Coccia, Vladimir Kulić, Sanja Bojanić, Fredi Fischli e Niels Olsene Saša Ilić, Ian Cheng.
Il volume è arricchito da un ampio atlante iconografico di opere con schede di Costanza Paissan, e da un’originale sezione dedicata ai sogni d’artista ispirata al libro Sogni/Dreams edito da Hans Ulrich Obrist e Francesco Bonami nel 1999, in occasione dell’inaugurazione della 48esima Biennale di Venezia.
Il bombardamento (NATO) di Belgrado si è fermato il giorno prima dell’apertura della 48esima Biennale, ha ricordato Ilaria Marotta durante la conferenza stampa, aggiungendo che “è stato un grande sollievo per il mondo intero.
L’identità grafica, ripensata per questa edizione rinnovata della Biennale, è stata realizzata da CURA. in collaborazione con Giandomenico Carpentieri, mentre il progetto editoriale è stato affidato a Dan Solbach; una inedita produzione in tiratura limitata è stata attivata con König Souvenir; mentre gli allestimenti sono stati curati dallo studio romano di Massimo Adario.

‒ Zara Audiello

www.oktobarskisalon.org

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Zara Audiello
Laurea in Scienze Umanistiche presso l'Università degli Studi di Roma La Sapienza nel 2003 e Master in Educazione Interculturale, Dipartimento di Scienze dell'Educazione, Università degli Studi Roma Tre, nel 2005. Rispettivamente nel 2007 e nel 2009 frequenta il Corso per Curatori di mostre d'arte e di eventi e un Corso di Art Management presso il Centro d'arte contemporanea A+A, Venezia. Nel 2009 è cofondatrice dell'Associazione 22:37, nata dall’incontro di giovani curatori/trici, artisti/e e operatori/trici culturali che hanno in comune l’interesse per la produzione artistica e la pratica curatoriale in diversi contesti europei. Dal 2010 si trasferisce a Belgrado dove fonda Beo_Project, luogo di connessione tra il mondo artistico internazionale e la Regione dei Balcani. Coproprietaria e direttrice artistica del multiconcept bar ZAVOD. Indaga il conflitto nelle sue rispettive forme, come un concetto che può aiutare a spiegare molti aspetti della vita sociale, come il dissenso sociale, i conflitti di interessi, e di lotte tra individui, gruppi o organizzazioni.