“Per superare la crisi è necessario un progetto d’arte pubblica”. Parola di Hans-Ulrich Obrist

Il curatore svizzero e direttore artistico delle Serpentine Galleries di Londra lancia un appello al governo del Regno Unito: per combattere la crisi che sta investendo il mondo dell’arte a causa della pandemia, è necessario attuare un grande progetto d’arte pubblica, come quello attuato negli USA da Roosevelt con il New Deal

Hans Ulrich Obrist
Hans Ulrich Obrist

Si scrive Covid-19, si legge crisi economica. No, non si tratta di cinismo, ma di analizzare i dati e guardare, seppur con difficoltà, al dopo. Sì, quel dopo che si auspica migliore, alimentato da un numero infinito di buone intenzioni, ma che, con il passare del tempo e con il dilagare del virus, sembrano sciogliersi come neve al sole. I primi squilibri si avvertono dalle discrepanze all’interno dell’Unione Europea, uno scenario buio che affligge anche i panorami americani e quelli dell’Estremo Oriente. Tutti i settori sono a rischio, tra i tanti anche la cultura e tutte le categorie che la animano. È vero, siamo attenti agli accordi che legano il “vecchio continente”, con un occhio puntato sui mercati internazionali che decidono le sorti del mondo intero ma, per esempio, cosa succede nel Regno Unito? Che piega ha preso questa situazione? Quali sono le procedure in merito all’arte e agli artisti? Ricordiamoci sempre che dall’1 febbraio 2020 è in atto la Brexit, che ha già creato una serie di concreti squilibri. A tal proposito, decide di prendere la parola il curatore Hans-Ulrich Obrist, direttore artistico delle Serpentine Galleries che dalle pagine del Guardian propone al governo londinese un progetto di arte pubblica per contrastare il Coronavirus, traendo ispirazione da quello attuato dal Presidente americano Roosevelt negli anni della Grande Depressione.

HANS-ULRICH OBRIST E IL MODELLO WPA

Il curatore svizzero Hans-Ulrich Obrist si è espresso per poter far fronte all’emergenza Coronavirus. Un nemico che non solo miete vittime al suo passaggio, ma che potrà creare ingenti danni economici in tutti i settori del Regno Unito, tra i tanti non è escluso quello dell’arte. Allora, cosa si può fare? Come investire e sostenere gli operatori culturali e gli artisti? L’idea di Obrist parte dal modello del PWPA (Public Works of Art Project) all’interno del WPA (Work Progress Administration, conosciuto anche come Work Project Administration) istituito dal Presidente degli Stati Uniti Franklin D. Roosevelt negli anni ’30, gli anni del New Deal. Un grande progetto di arte pubblica che, nel periodo della Grande Depressione americana, aveva visto all’opera più di 3700 artisti producendo più di 15000 opere, contribuendo anche alla fiorente carriera di Jackson Pollock e Mark Rothko. Murales, sculture, opere grafiche e pitture hanno investito il paese dando vita a una grande comunità attiva, volano per poter dare una spinta all’economia ferita di quegli anni. Ovviamente l’idea è di riprenderne lo scheletro rapportandolo in scala alle esigenze del paese. “È un progetto così affascinante se si considera dove ci troviamo ora, sia in termini di sostegno all’economia che di importanza nell’aiutare e prendersi cura degli artisti”, ha spiegato Obrist. “Il governo del Regno Unito dovrebbe fare qualcosa del genere”.

TATE E BRITISH MUSEUM, PARLANO I DIRETTORI

Fa eco a Obrist anche la direttrice della Tate, Maria Balshaw, ascoltata come Obrist dal periodico inglese, affermando che il ruolo dei musei e delle gallerie è quello di mantenere viva nelle persone la fiamma della creatività: “lo abbiamo già visto con gli italiani cantare sui balconi (…). Dobbiamo amplificare la nostra capacità umana di rispondere alle avversità in modo creativo”, puntando adesso – ovviamente – sulla rete. Hartwig Fischer, direttore del British Museum, ha dichiarato al Guardian che l’istituzione avrebbe sicuramente bisogno di un aiuto da parte del Governo per superare la crisi. “Nessuno è preparato per questo momento”, spiega Fischer, “con la chiusura, molte entrate non sono più disponibili. Stiamo sicuramente affrontando un momento molto difficile che condividiamo con tutte le istituzioni in tutto il paese”. Fischer ha anche aggiunto che i visitatori del British Museum frequentano il museo per conoscere la storia dell’umanità e il modo in cui essa ha affrontato diverse sfide: “questo è qualcosa che adesso è diventato ancora più forte”.

ARTS COUNCIL ENGLAND PER IL COVID-19

Cosa ha fatto finora l’Arts Council England? L’ente governativo dedicato alla promozione delle arti ha costruito una vera e propria strategia (consultabile sul proprio sito) creando un pacchetto di risposta d’emergenza da 160 milioni di sterline per tutte quelle organizzazioni che ne avranno bisogno, senza dimenticare gli artisti che potranno accedere ad una sovvenzione in denaro (come riportato dal Guardian). Data la situazione, si è deciso di cambiare anche i requisiti di finanziamento per tutti coloro che già ne usufruivano.

– Valentina Muzi

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Valentina Muzi
Valentina Muzi (Roma, 1991) è diplomata in lingue presso il liceo G.V. Catullo, matura esperienze all’estero e si specializza in lingua francese e spagnola con corsi di approfondimento DELF e DELE. La passione per l’arte l’ha portata a iscriversi alla Facoltà di Studi Storico-Artistici dell’Università di Roma La Sapienza, laureandosi in Storia dell’Arte Contemporanea e svolgendo il tirocinio formativo presso il MLAC - Museo e Laboratorio di Arte Contemporanea dell’Ateneo, parallelamente ha frequentato un Executive Master in Management dei Beni Culturali presso la Business School del Sole24Ore di Roma. Dal 2016 svolge attività di PR, traduzione di cataloghi, stesura di testi critici e curatela indipendente. Dal 2017 svolge l’attività di giornalista di taglio critico e finanziario per riviste di settore. Attualmente è membro del Board Strategico presso l’Associazione culturale Arteprima noprofit, nella stessa ha svolto il ruolo di Social Media Manager ed è Responsabile organizzativa della piattaforma Arteprima Academy.