Parte in autunno la 58. Biennale di Belgrado con The dreamers. Ne parlano i curatori

La 58th October Salon | Biennale di Belgrado si svolgerà in autunno. Ad annunciarlo è il Culture Centre della città, presentando il progetto The dreamers curato dagli italiani Ilaria Marotta e Andrea Baccin

Claudia Comte Electric Burst (Lines and Zigzags), 2018 Installation view, Contemporary Art Museum St. Louis, May 11–August 19, 2018. Photo: Dusty Kessler Courtesy: the artist and Contemporary Art Museum St. Louis
Claudia Comte Electric Burst (Lines and Zigzags), 2018 Installation view, Contemporary Art Museum St. Louis, May 11–August 19, 2018. Photo: Dusty Kessler Courtesy: the artist and Contemporary Art Museum St. Louis

Fondato nel 1960, l’October Salon|Biennale di Belgrado è annoverato tra gli appuntamenti culturali più importanti dell’area balcanica. Sebbene la pandemia abbia avvolto nell’incertezza diversi eventi sparsi per il mondo, il Culture Centre of Belgrade ha confermato la mostra e annunciato -con un piccolo slittamento rispetto al calendario iniziale- che si terrà dal 16 ottobre 2020 al 22 novembre 2020. A dar vita al progetto The Dreamers saranno più di 40 artisti, sotto la guida curatoriale dei romani Ilaria Marotta e Andrea Baccin, anche noti come Cura. “Siamo felici che in un periodo così complesso a livello globale la Biennale di Belgrado sia stata confermata, perché pensiamo sia un segnale importante di resistenza culturale anche in considerazione del fatto che proviene da un’area, quella balcanica, che nell’ultimo secolo è stata epicentro della storia europea e che ancora oggi convive con le proprie contraddizioni e lotta per sanare e metabolizzare ferite ancora aperte” dichiarano ad Artribune i curatori. Ripensamenti e adattamenti sono stati argomenti di discussione, tanto che “con il KCB abbiamo dovuto posticipare le date della mostra e rivederne parzialmente l’impianto, nel rispetto delle restrizioni imposte dalla situazione sanitaria, ma senza intaccarne l’anima e portando a termine tutte le nuove produzioni commissionate agli artisti”.

Anri Sala Dammi i Colori, 2003 video, color and sound, 14’ Edition of 6. © Anri Sala / ADAGP, Paris 2020 Courtesy: the artist and Galerie Chantal Crousel, Paris
Anri Sala
Dammi i Colori, 2003
video, color and sound, 14’
Edition of 6.
© Anri Sala / ADAGP, Paris 2020
Courtesy: the artist and Galerie Chantal Crousel, Paris

THE DREAMERS: LA MOSTRA

Con il titolo The Dreamers i curatori hanno voluto approfondire lo sconfinato spazio onirico, luogo in cui associazioni, rimandi e immagini emergono -non sempre legati da un fil rouge lineare-, creando nuovi possibili mondi. Performance, installazioni, proiezioni video e interventi sparsi per la città di Belgrado apriranno spiragli per ripensare il nostro rapporto con la realtà e guardare con rinnovata consapevolezza i cambiamenti che hanno segnato il nostro tempo. Ma come è stato riadattare questo corposo progetto in epoca post Covid? “Abbiamo dovuto ripensare alcuni interventi, e riformulare in parte il percorso espositivo, che inizialmente era stato pensato dislocato in più sedi, nonché fare i conti con consistenti tagli di budget” ci spiegano i curatori. Gli spazi che ospiteranno la mostra sono diversi, passando da quelli istituzionali a quelli pubblici (o alternativi, come nel caso del DIM club). “Ora le sedi principali sono il Belgrade City Museum in Resavska che vedrà la presentazione del corpo principale di opere e il Movie Theather del Cultural Center of Belgrade per il quale abbiamo immaginato una programmazione di film. Rimangono quindi confermati gli interventi pubblici, l’intervento di Nora Turato al BIGZ building e il programma radiofonico di Than Hussein Clark alla Radio Belgrade, che sarà trasmesso in serbo, e quindi in lingua inglese sulla piattaforma digitale”. A fare da sfondo alla mostra ci sarà una traccia sonora realizzata dal musicista e compositore Mauro Hertig (1989), una libreria temporanea a cura di Alexis Zavialoff (fondatore di Motto Distribution) con una variegata selezione di titoli tra magazine e libri, nonché il catalogo realizzato in collaborazione con Cura.Books. Un interessante corpus di testi e saggi firmati dai curatori e da personaggi di rilievo come Hans Ulrich Obrist, Emanuele Coccia, Giulia Bini (per citarne solo alcuni) condurranno il pubblico in un “mondo abitato dai sogni” dove il saggio di Ian Cheng è da definirsi come contributo alla mostra.

THE DREAMERS: GLI ARTISTI

“Gli artisti hanno risposto positivamente alle nuove condizioni di crisi all’interno delle quali la mostra ha dovuto essere ripensata negli ultimi due mesi, dopo il periodo di lockdown” continuano Ilaria Marotta e Andrea Baccin dando risalto ai tanti artisti protagonisti della Biennale, quasi tutti nati tra gli anni ’70 e ’80 (con alcune eccezioni e sconfinamenti negli anni ’60 e ’90) e con molte presenze italiane. Sono:  Jean-Marie Appriou (1986); Marija Avramović e Sam Twidale (1989/1988); Trisha Baga (1985); Davide Balula (1978); Neïl Beloufa (1985); Will Benedict (1978); James Bridle (1980); Dora Budor (1984); Elaine Cameron-Weir (1985); Ian Cheng (1984); Than Hussein Clark (1981); Claudia Comte (1983); Sanja Ćopić (1992); Vuk Ćuk (1987); Alex Da Corte (1980); Simon Denny (1982); Nicolas Deshayes (1983); DIS (Lauren Boyle, Solomon Chase, Marco Roso, David Toro), (2010); Aleksandra Domanović (1981); David Douard (1983); Cécile B. Evans (1983); Cao Fei (1978); Cyprien Gaillard (1980); Nenad Gajić (1982); Camille Henrot (1978); David Horvitz (1974); Marguerite Humeau (1986); Invernomuto (Simone Bertuzzi e Simone Trabucchi), (2003); Alex Israel (1982); Melike Kara (1985); Nadežda Kirćanski (1992); Josh Kline (1979); Oliver Laric (1981); Mark Leckey (1964); Hannah Levy (1991); Hana Miletić (1982); Ebecho Muslimova (1984); Katja Novitskova (1984); Wong Ping (1984); Puppies Puppies (Jade Kuriki Olivo), (1989); Sonja Radaković (1989); Jon Rafman (1981); Anri Sala (1974); Bojan Šarčević (1974); Max Hooper Schneider (1982); Augustas Serapinas (1990); Igor Simić (1988); Marianna Simnett (1986); Emily Mae Smith (1979); Colin Snapp (1982); Daniel Steegmann Mangrané (1977); Diamond Stingily (1990); Nora Turato (1991); Nico Vascellari (1976); Jordan Wolfson (1980). 

– Valentina Muzi

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Valentina Muzi
Valentina Muzi (Roma, 1991) è diplomata in lingue presso il liceo G.V. Catullo, matura esperienze all’estero e si specializza in lingua francese e spagnola con corsi di approfondimento DELF e DELE. La passione per l’arte l’ha portata a iscriversi alla Facoltà di Studi Storico-Artistici dell’Università di Roma La Sapienza, laureandosi in Storia dell’Arte Contemporanea e svolgendo il tirocinio formativo presso il MLAC - Museo e Laboratorio di Arte Contemporanea dell’Ateneo, parallelamente ha frequentato un Executive Master in Management dei Beni Culturali presso la Business School del Sole24Ore di Roma. Dal 2016 svolge attività di PR, traduzione di cataloghi, stesura di testi critici e curatela indipendente. Dal 2017 svolge l’attività di giornalista di taglio critico e finanziario per riviste di settore. Attualmente è membro del Board Strategico presso l’Associazione culturale Arteprima noprofit, nella stessa ha svolto il ruolo di Social Media Manager ed è Responsabile organizzativa della piattaforma Arteprima Academy.