Il complesso della Conocchia di Napoli torna allo Stato: il Ministero della Cultura esercita la prelazione. Torna “Giuli compra tutto”
Dalla residenza dei gesuiti all’ospedale durante l’epidemia di colera, dal Convitto Pontano all’Istituto Giordani: la storia di un edificio che ha attraversato oltre tre secoli. Ora il MiC esercita la prelazione e acquisisce il complesso al patrimonio pubblico
La Conocchia, nel Rione Sanità di Napoli, è un complesso monumentale che nel corso di quasi tre secoli è stato residenza dei gesuiti, luogo di cura, istituto scolastico e infine edificio abbandonato. Oggi quest’ultima parentesi si interrompe. Il Ministero della Cultura ha infatti esercitato il diritto di prelazione sul complesso del Convitto Pontano alla Conocchia, aggiudicato a una società privata nell’ambito di un’asta giudiziaria. Il provvedimento, adottato con decreto del Direttore generale Archeologia, belle arti e paesaggio sulla base dell’istruttoria della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per il Comune di Napoli, consente allo Stato di acquisire l’immobile allo stesso prezzo dell’aggiudicazione. È un’azione che riporta al patrimonio pubblico un edificio dalla storia stratificata e riconosciuto di interesse storico-artistico particolarmente importante con decreto del 22 aprile 1995.
La storia del Complesso della Conocchia di Napoli
Il nome della zona è legato a un monumento funerario di epoca romana, il Mausoleo della Conocchia, un colombario del I secolo caratterizzato dalla particolare forma conica, simile a quella della conocchia, il rocchetto del filatoio utilizzato per avvolgere il filo. Un manufatto che per secoli ha identificato questo tratto della Sanità e che venne demolito abusivamente nel 1965, in un momento di forte trasformazione edilizia della città. Il complesso oggi oggetto della prelazione è invece di origine settecentesca e nasce in rapporto alla Compagnia di Gesù. Dalla fine del XVIII Secolo venne utilizzato come casa di villeggiatura per i convittori del Collegio del Salvatore, assumendo così una prima funzione legata alla formazione e alla vita comunitaria dei giovani gesuiti. La sua vicenda cambia radicalmente nell’Ottocento, quando gli edifici appartenenti agli ordini religiosi vengono coinvolti nelle trasformazioni politiche e istituzionali che accompagnano la nascita dello Stato italiano. Dopo una prima espulsione dei gesuiti nel 1848, nel 1860, durante la dittatura napoletana di Giuseppe Garibaldi, il complesso viene sequestrato insieme ad altri beni ecclesiastici.
L’ospedale del colera e la visita di Umberto I
La posizione dell’edificio, allora più appartata rispetto alle aree densamente abitate della Sanità, ne favorisce la trasformazione in ospedale per le malattie infettive. E siamo davanti a una delle pagine più drammatiche della storia moderna di Napoli con l’epidemia di colera del 1884. I malati vengono ricoverati nel complesso e proprio in quell’anno l’edificio riceve la visita di Umberto I, arrivato in città per portare sostegno alla popolazione colpita dall’epidemia. La presenza del sovrano è ricordata anche per l’incontro con il cardinale di Napoli Guglielmo Sanfelice, episodio considerato significativo nel processo di riavvicinamento tra lo Stato italiano e la Chiesa dopo la presa di Roma. La storia della Conocchia continua però a cambiare. Nel 1886, dopo il riconoscimento dell’Istituto Pontano come opera della Compagnia di Gesù, il collegio fondato da Nicola Valente trova qui la propria nuova sede. L’edificio viene restaurato e adattato alla nuova funzione, perdendo le caratteristiche conventuali originarie. Il primo aprile dello stesso anno il nuovo convitto viene inaugurato e benedetto dal cardinale Sanfelice.
L’abbandono del Complesso della Conocchia
Terminata l’esperienza del convitto, il complesso passa alla Provincia di Napoli e diventa sede dell’Istituto tecnico industriale Francesco Giordani. Per diversi decenni la Conocchia continua dunque a essere un luogo dedicato alla formazione, fino al trasferimento dell’istituto a Fuorigrotta negli anni Ottanta. Da quel momento l’edificio perde la sua funzione e comincia una lunga stagione di inutilizzo. Il complesso rimane chiuso e progressivamente sottratto alla vita quotidiana del quartiere, fino alla recente vicenda giudiziaria che ha portato alla sua vendita all’asta.
Giuli: “La Conocchia sarà restituita alla collettività”
Il passaggio successivo sarà infatti definire quale ruolo potrà assumere il complesso, tanto che il Ministero sta lavorando con le istituzioni territoriali alla definizione di possibili destinazioni compatibili con il valore storico e architettonico dell’edificio, destinazioni che dovranno orientare anche gli interventi di recupero. Il modello indicato è quello della collaborazione già sperimentata per il Real Albergo dei Poveri, con il coinvolgimento di Ministero, Comune di Napoli, Regione Campania e, nelle forme che saranno individuate, soggetti privati.
“Questa acquisizione testimonia la presenza dello Stato nella Tutela della storia e dell’identità dei territori era una priorità assicurare al patrimonio pubblico la Conocchia, un complesso monumentale di straordinario rilievo architettonico e storico. L’immobile, che ha segnato la vita della città prima come luogo di cura e poi come centro di formazione per i giovani, sarà restituito alla collettività come uno spazio aperto. L’obiettivo è rigenerare questi luoghi per destinarli a finalità culturali, sociali ed educative, capaci di rispondere ai bisogni della comunità. Il restauro si accompagnerà a una riflessione sulle funzioni che il monumento potrà accogliere, perché alla conservazione corrisponda una prospettiva concreta di utilizzo. Un percorso da condividere con il Comune di Napoli e la Regione Campania, attraverso una gestione che coinvolga istituzioni pubbliche locali e soggetti privati e unisca la valorizzazione del patrimonio alle esigenze dei cittadini”, ha dichiarato il Ministro Giuli.
Giuli “compra tutto”
Durante il mandato di Alessandro Giuli al Ministero della Cultura, lo Stato italiano ha acquisito diversi beni di particolare rilevanza storico-artistica e archeologica, tra cui il Ritratto di Monsignor Maffeo Barberini di Caravaggio, acquistato per 30 milioni di euro, la Tomba François di Vulci, acquisita per 15 milioni di euro, e l’Ecce Homo di Antonello da Messina, acquistato per circa 14,9 milioni di dollari. Tra le altre acquisizioni figurano inoltre opere di Otto Dix e immobili di interesse storico e archeologico, come l’ex Cinema Astra di Verona.
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