Il mercato è in cerca di un nuovo umanesimo?

Fra ottobre e novembre, il mercato dell’arte spara le sue migliori cartucce. Non solo Londra e Parigi, ma anche Berlino, Beirut, Rio, Vienna, Istanbul e Torino ospitano fiere, settimane dell’arte o gallery weekend. E questi appuntamenti sono alternati a frequentissime tornate d’asta.

Asta Christie's a New York
Asta Christie's a New York

AUTUNNO AL MERCATO (DELL’ARTE)
Fra ottobre e novembre, in un turbinio di fiere, settimane dell’arte e gallery weekend, non mancano le aste: quelle d’arte contemporanea di Londra, quelle online, quelle dedicate agli artisti emergenti che adesso chiamano First Open, Contemporary Curated, New Now, in poche settimane ridistribuiscono centinaia di opere.
Per rendere più accattivante l’offerta, vengono cooptati stilisti e cantanti in qualità di curatori. La cultura dei consumi di massa e il mondo del lusso, con i suoi strumenti di comunicazione, condizionano i compratori coinvolgendoli in eventi pressoché omologati.

LE PERDITE DEL PRIMO SEMESTRE
Cosa emerge dal rumore di sottofondo, da questo sistema sempre più bulimico? Dove si sta orientando il gusto? La fine dell’anno, tempo di chiusura di bilanci, sia che si usi metriche quantitative che qualitative, mostra alcune tendenze in atto. Il cielo è decisamente coperto. Qualche mese fa sono emersi i primi dati del semestre, e indicano perdite tra il 20 e il 25%, quasi un quarto in meno rispetto all’anno scorso.
A settembre Christie’s si è affrettata a ritoccare verso l’alto il buyer’s premium, le commissioni dovute dai compratori alla casa d’asta e, al pari di Sotheby’s, a rinnovare gli organici e trovare nuove strategie di marketing.

Jean Dubuffet, Visiteur au chapeau bleu avril 1955, 1955
Jean Dubuffet, Visiteur au chapeau bleu avril 1955, 1955

STRATOSFERA E SEGMENTO MEDIO-ALTO
Gli artisti in assoluto più “liquidi” del mercato globale sono quelli iconici che producono immagini accattivanti, dalle linee semplificate e riconoscibili. Richter, Koons, Wool, Kusama, Price, Doig, Rusha, Stingel, Castellani, Kapoor trionfano nel segmento più alto, quello che fa parlare i giornali per i risultati di prezzi, insensati per chiunque non abbia un attico a sud dei Kensington Gardens. Più sono stratosferiche le cifre, meno guadagna l’arte; non guadagnano le case d’asta, che sono obbligate a battaglie senza prigionieri per le garanzie, e con tanto spargimento di sangue; non gli artisti, costretti nelle loro formule di maggior successo; non i collezionisti, che devono decuplicare gli impegni di spesa. In questo segmento, la finanza ha travolto l’arte e solo i galleristi in grado di fare da advisor agli investitori sopravvivono. Nessuna nuova, buona nuova, quindi?
Emergono indicazioni più interessanti dal segmento medio-alto, invece. Geometria e pittura-oggetto sono incalzate da una rinnovata passione per l’arte del dopoguerra, quella figurativa e la Pop Art. A Londra sono appena andate in asta le collezioni del notissimo dealer Leslie Waddington (da Christie’s, con la vendita del 100% dei lotti per un totale di oltre 28 milioni di sterline), il pioniere dell’arte contemporanea a Londra, il cui lotto più interessante è un bellissimo Jean Dubuffet, e del leggendario David Bowie (da Sotheby’s), con la sua passione per Surrealismo, Art Brut, Memphis, Sottsass, oltre che Frank Auerbach, Henry Moore e Graham Sutherland.

Michelangelo Pistoletto, Uomo appoggiato, 1966
Michelangelo Pistoletto, Uomo appoggiato, 1966

IL CASO ITALIA
A proposito di arte italiana, si saldano le relazioni con curatori di musei e istituzioni culturali per rafforzare l’autorevolezza della proposta. Phillips ha recentemente coinvolto Francesco Bonami in IT: the Italian Thing, una mostra allestita nella sede della casa d’asta sull’Italia e i suoi migliori artisti: Alighiero Boetti, Alberto Burri, Piero Manzoni, Fausto Melotti e Marisa Merz. Christie’s ha contributo alla mostra Image di Luca Massimo Barbero alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia e Sotheby’s a quella di Giulio Paolini al Museo Poldi Pezzoli di Milano.
La selezione delle Italian Sale, come spesso accade, è piuttosto simile: Sotheby’s punta su Alberto Burri, Salvatore Scarpitta e Mario Schifano, oltre ai più prevedibili Fontana e Castellani, mentre Christie’s sull’Arte Povera – Michelangelo Pistoletto, Giovanni Anselmo e Gilberto Zorio – e sul pop romano con Mario Schifano, Tano Festa e Gianfranco Baruchello; new entry dell’asta, Franco Grignani e Paolo Canevari, per cercare di introdurre qualcuno su cui ci sia minor competizione.

IN CERCA DELL’UMANO
Quello che si legge in controluce è che i collezionisti stanno cercando opere che riflettono sulla condizione umana; si intravede un nuovo interesse per l’uomo, con le sue angosce e le sue ferite, ma allo stesso tempo alla ricerca del confronto con sé e gli elementi fondanti della sua esperienza della vita, la natura e i materiali, la città con i luoghi della socialità e del consumo, e che consideri il discorso sull’arte come distintivo della sua evoluzione.
Non più solo tanto bianco, ma piuttosto tanto nero e soprattutto tanto rosso, per difendersi dal grigio che sembrava trionfare fino all’anno scorso.

Antonella Crippa

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #33

Abbonati ad Artribune Magazine
Acquista la tua 
inserzione sul prossimo Artribune

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Antonella Crippa
Antonella Crippa è una art advisor e vive e lavora a Milano. Da settembre 2017 è la curatrice responsabile della Collezione UBI BANCA. Si forma come storica dell’arte laureandosi in Conservazione dei beni culturali e diplomandosi alla Scuola di specializzazione in storia dell’arte all’Università statale di Milano. Per qualche anno è stata curatrice indipendente (tra gli altri progetti espositivi: 1999-2002, Da Cima a Fondo, Torre del Lebbroso, Aosta; 2004 On Air, Video in Onda dall’Italia, Galleria Civica di Monfalcone; 2007, In Cima alle Stelle, Forte di Bard). Dal novembre 2009 al luglio 2017 è stata responsabile del dipartimento di Art Advisory di Open Care, società della quale era membro del consiglio di amministrazione. Ha collaborato con la Commissione Europea come esperta valutatrice. Insegna “Comunicazione e valorizzazione delle collezioni museali” al postgraduate master Contemporary Art Markets della NABA - Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. Giornalista pubblicista, in precedenza ha scritto per diverse testate; per Artribune si occupa di mercato dell’arte.

4 COMMENTS

  1. “Più sono stratosferiche le cifre, meno guadagna l’arte; non guadagnano le case d’asta, che sono obbligate a battaglie senza prigionieri per le garanzie, e con tanto spargimento di sangue; non gli artisti, costretti nelle loro formule di maggior successo; non i collezionisti, che devono decuplicare gli impegni di spesa. In questo segmento, la finanza ha travolto l’arte e solo i galleristi in grado di fare da advisor agli investitori sopravvivono.” Antonella ho trovato piuttosto interessante quello che ha scritto ma il tutto un po’ troppo ermetico… potrebbe gentilmente spiegarmi in dettaglio cosa esattamente significa quello da lei scritto. Sarei interessato a capire perché; case d’aste, artisti e collezionisti guadagnano meno se le cifre di vendita di un opera, sono stratosferiche, e perché solo i galleristi sopravvivono, ma no si capisce se almeno loro ci guadagnano.

    • Caro Pino sospetto che già lo sai ma probabilmente vuol dire che quando le opere salgono di prezzo é perchè le vendite all’asta sono sostenute dagli stessi interessati , per cui se le proprie opere devono aumentare di valore bisogna spendere di più e le stesse case d’asta in parte sono interessate a collaborare. Non crederai mica che gli astrattisti italiani , misconosciuti fino a pochi anni fa sono diventati così preziosi tutto d’un tratto senza una catena di investimenti concordati?

      • Ok! L’arte da ciò non guadagna nulla, (o forse si?) chi allora ci guadagna veramente da tutto questo viluppo di cose, quando non diventa un vero e proprio imbroglio?

  2. Forse l’imprevedibilità ed il sottrarsi ad una razionale e sensibile interpretazione fa parte del DNA dell’arte.

Comments are closed.