Mercato. Quando gli acquisti si fanno su Instagram

Social network sempre più diffuso, Instagram è oggi un canale in espansione anche sul fronte delle compravendita di opere d’arte. Usato da gallerie, case d’asta e influencer del settore, potrebbe diventare un’efficace piattaforma e-commerce.

Un post di Loic Gouzer su Instagram
Un post di Loic Gouzer su Instagram

L’ARTE AI TEMPI DEI SOCIAL NETWORK
Entrato a far parte della quotidianità di milioni di utenti in tutto il mondo, Instagram rappresenta il social network più utilizzato nel sistema dell’arte, sia come strumento per la scoperta di artisti emergenti, sia come vetrina per numerose gallerie. Instagram ha la capacità di fornire un accesso immediato ai propri utenti, permettendo di essere parte di una comunità creativa in ogni angolo di mondo e scoprire il lavoro più recente di un artista o dell’ultima mostra di una galleria, così come alcuni retroscena del mondo dell’arte per capirne il funzionamento. Con un mercato in espansione, stiamo assistendo allo sviluppo di nuovi canali di vendita come quello online e alla nascita di nuove audience. I social network, e soprattutto Instagram, hanno il merito di eleggere democraticamente il pubblico a tastemaker, attraverso like e hashtag che a volte rappresentano la fortuna di molti artisti e galleristi.
Anita Zabludowicz, ad esempio, mecenate e collezionista, è una instagrammer molto attiva, con oltre 70mila seguaci per i suoi tre account, e ha affermato di aver acquistato alcune opere dopo averle viste su Instagram. È ormai noto che la coppia più famosa del mondo della musica, Jay-Z e Beyoncé, sono soliti postare su Instagram le opere d’arte che stanno valutando di acquistare. Artsy.net, piattaforma online per la vendita di opere d’arte, ha intervistato trentacinque grandi collezionisti, di cui la metà ha affermato di aver acquistato opere di artisti che avevano scoperto su Instagram. E seguono anche le grandi piattaforme mediatiche: “Abbiamo venduto mezza mostra dopo che Artforum ci ha messo una foto su Instagram”, si sente sussurrare sempre più spesso nelle gallerie di New York.

Un post di Loic Gouzer su Instagram
Un post di Loic Gouzer su Instagram

COLLEZIONISMO E DIPENDENZA
Se collezionare arte si identifica spesso con una vera e propria dipendenza, i social network sono in grado di rafforzare questo trend. Infatti, dallo stesso sondaggio, l’87% dei collezionisti intervistati ha affermato di controllare Instagram più di due volte al giorno e, fra questi, il 55% più di cinque volte al giorno. Questi collezionisti non solo sono dei “consumatori”, ma sono anche instagrammer attivi: il 55% del campione posta sul social più volte a settimana, diventando così degli influencer.
Anche il mondo delle case d’asta ha ben compreso le potenzialità di questo social network: il vicepresidente del Dipartimento Post-War and Contemporary Art di Christie’s, Loic Gouzer, che conta quasi 10mila seguaci, invece di inviare le solite newsletter per annunciare le aste, ha invitato i suoi collezionisti a utilizzare Instagram per scoprire in anteprima i lotti che saranno presentati, prima della pubblicazione del catalogo. Non di rado può accadere così che grandi collezionisti come Alberto Mugrabi abbiano postato commenti sulla volontà di acquistare uno specifico lotto, accompagnati anche da emoji.
Sebbene non sia – ancora – una piattaforma di e-commerce, Instagram è un modo rapido per assorbire informazioni visive e valutare le attuali tendenze. Molti collezionisti guardano il numero di like di un artista prima di effettuare un acquisto, in modo da aggregare le informazioni disponibili e verificare il sostegno del pubblico all’artista stesso.

Le ultime foto pubblicate da Artribune su Instagram
Le ultime foto pubblicate da Artribune su Instagram

ARTISTI-INSTAGRAMMER
Prima della diffusione dei social media, l’unico canale disponibile per gli artisti per farsi conoscere era passare attraverso il lungo processo necessario al fine di ottenere il sostegno dei critici, delle gallerie e dei grandi collezionisti. Oggi molti artisti usano Instagram come un portfolio online o una galleria d’arte virtuale, testimoniando spesso il processo creativo in tempo reale, diventando contemporaneamente il creatore, il venditore e il curatore del proprio lavoro, alterando la distribuzione di influenza all’interno del mondo dell’arte contemporanea. Attraverso Instagram, dunque, gallerie e artisti sono in grado di interagire con il pubblico di tutto il mondo senza richiedere a quest’ultimo di entrare in spazi fisici. Tale sistema costringe però questi soggetti a connettersi a una rete di utenti in un modo accattivante e innovativo, in cui vengono premiati coloro che sono abili e aperti a investire tempo ed energia in queste tecnologie.
Instagram non ha alcuna funzionalità di vendita diretta, ma rappresenta un canale di marketing fondamentale a supporto dei siti web di artisti e gallerie come strumento di rete essenziale, per aiutare a gestire i clienti esistenti e a crearne di nuovi. La sua onnipresenza nella vita quotidiana ha cambiato il modo di comunicare di milioni di utenti. E anche le regole di vendita delle opere d’arte hanno bisogno di essere ripensate in funzione di Instagram, per saperne trarre il vantaggio maggiore.

Martina Gambillara

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #31

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Martina Gambillara
Martina Gambillara (Padova, 1984), laureata in Economia e Gestione dell'Arte, si è interessata fin dai primi anni dell'università al rapporto tra arte e mercato, culminato nella tesi Specialistica in cui ha indagato il fenomeno della speculazione nel mercato dell'arte cinese dell'ultimo decennio. Per passione personale si è costantemente dedicata all'osservazione dei risultati d'asta soprattutto del segmento di Arte Contemporanea, estrapolandone i trend e la correlazione con i mercati finanziari. In seguito il suo interesse si è spostato verso i mercati emergenti, da quello cinese scelto per la sua tesi, a quello sud-asiatico e mediorientale. Ha lavorato per gallerie, case d'asta e dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.
  • http://doattime.blogspot.it/ doattime

    Sul serio passare attimi del proprio vivere a guardare inutili scatti, per lo più spesso rivasati in fb, spesso ripetitivi produce soddisfazione? forse narcisistica ? ho i miei dubbi sicuramente può essere un canale promozionale ma che noia rispetto alla realtà tridimensionale

    Il web ha snaturato completamente il senso del visivo ma non è detto che alla fine ci renda tutti iconoclastici?

    • Marco Enrico Giacomelli

      Domanda più che legittima. Però ci sono tanti casi in cui una frattura tecno-epistemologica non ha creato poi tutti questi disastri millenaristici. Rivelandosi una pseudo-frattura. Penso ad esempio alla nascita del libro a stampa, oppure alla nascita della fotografia. L’importante è comprendere e praticare la diversità (e la maggior ricchezza, anche) delle modalità esperienziali che queste tecnologie ci regalano: la fotografia si è sommata alla visione retinica e alla pittura, per restare a uno degli esempi precedenti. Non ha sottratto nulla al nostro modo di percepire la realtà; al contrario, ha arricchito il nostro carnet percettivo, e quindi gnoseologico. Più strumenti abbiamo per leggere il mondo, più lo comprendiamo. Senza mai terminare il compito, vivaddio.

      • http://doattime.blogspot.it/ doattime

        Cortese MEG, io non mi riferisco al sistema di sviluppo, che apprezzo molto, le nuove tecnologie stanno trasformando l’uso dell’immagine in modo assolutamente innovativo, è l’uso unidimensionale del sistema che ne viene fatto che trovo noioso, anzichè fruire delle dinamiche tecnologiche lo si usa come una “semplice pagina/foglio” pubblicitaria.

        Il problema è economico, chi si ricorda ancora che alla fine degli anni ’90 c’era una articolata produzione di arte col web che ora pare quasi scomparsa, questa non produce per ora ancora un significativo “reddito” mentre le vecchie fisicità permettono una gestione più vantaggiosa…

  • http://www.athanor-arte.com Domenico Ghin

    Nessuno mette in discussione l’importanza dei social media, ma non credo assolutamente che una galleria virtuale, con tutte le modalità diverse di essere proposta sul web, possa sostituirsi ad un evento organizzato e strutturato all’interno di uno spazio fisico e non parlo solo di gallerie ma anche e soprattutto di spazi anticonvenzionali come dibattuto di recente. I social network sono fondamentali quando diventano divulgatori, veicolatori di eventi e non contenitori, contrariamente perderemo modi e strumenti diversi fondamentali per farsi conosceredi al pubblico.