Tra corpo e spazio. Robert Morris a Rovereto

Ospite di un’antologica di film e video, il Mart di Rovereto riassume la poetica del grande artista statunitense. Con qualche esempio delle sue sculture più celebri. Test filosofici dei limiti dell’uomo e del linguaggio, per collegare l’individuo al corpo sociale.

Robert Morris, Wisconsin, 1970, still da video - Courtesy of the artist and Sonnabend Collection Foundation
Robert Morris, Wisconsin, 1970, still da video - Courtesy of the artist and Sonnabend Collection Foundation

ESPLORAZIONI PRIMARIE
È quasi fuorviante il titolo Film e video: la monografica che il Mart dedica a Robert Morris (Kansas City, 1931) dà un’idea completa della filosofia e della poetica del grande artista americano. Innanzitutto i video e i film sono parte integrante della sua ricerca; e poi ognuno di quelli proposti in mostra sfocia in una grande installazione, che spesso occupa un’intera sala. Infine, l’esposizione comprende anche alcune delle sculture fondamentali del percorso di Morris. Le azioni filmate nei video dell’artista sono esplorazioni primarie del linguaggio e del corpo. Test filosofici del confine tra sé e mondo, azioni che mettono alla prova l’aderenza del linguaggio al significato, azioni simboliche che collegano il corpo individuale al corpo sociale. L’apertura della mostra, ad esempio, è affidata a Slow motion (1969), in cui i performer si lanciano contro una porta di vetro (l’immagine passa al rallentatore); le istruzioni furono dettate da Morris al telefono.

Robert Morris, 21.3, 1963-1993, still da video - Courtesy dell'artista e Sonnabend Collection Foundation, Babette Mangolte Cinematographer
Robert Morris, 21.3, 1963-1993, still da video – Courtesy dell’artista e Sonnabend Collection Foundation, Babette Mangolte Cinematographer

ANGOLAZIONI COMPLEMENTARI
Punta sul raddoppio sfasato dell’immagine, invece, Waterman switch/Waterman switch revisited (1965-93), messa in scena teatrale vista da due angolazioni diverse su ognuno dei due schermi. E già nella prima parte della mostra compare una delle “storiche” sculture dell’autore, la scatola di legno che emette i suoni relativi alla sua stessa fabbricazione.
Passando poi per Finch college project (1969), opera in cui l’immagine trova un doppio complementare nella pittura concretamente presente sulle pareti della stanza, si arriva al clou della mostra. In un’unica grande sala sono proiettati svariati video, dall’esplorazione del campo visivo tramite uno specchio di Mirror (1969) al détournement delle manifestazioni di protesta di Wisconsin (1970), fino alla lotta tra uomo e oggetto di Site (1964-93) – sullo sfondo giace immota una donna nei panni dell’Olympia di Manet.

Robert Morris, Birthday Boy, 2005, still da video - Courtesy the artist and Sonnabend Collection Foundation
Robert Morris, Birthday Boy, 2005, still da video – Courtesy the artist and Sonnabend Collection Foundation

SOGLIE IPOTETICHE
E sempre in questa sala, inframmezzate ai video, sono esposte alcune delle sculture più importanti di Morris: uno dei celebri Portali, varco da attraversare con un gesto simbolico e antifunzionale; gli specchi sospesi al soffitto, che alterano l’immagine del visitatore; la monolitica Colonna (1961), enigmatico oggetto che durante la mostra viene cambiato di posizione più volte. E, a centro della sala, ecco un recente labirinto, spazio angusto dai rimandi ludici ma anche militari e carcerari da percorrere fino al cul de sac finale.
L’affresco della poetica di Morris si completa con il celebre manifesto che lo ritrae seminudo, in veste sadomaso: un’immagine spiazzante, senza alcun rapporto con la mostra pubblicizzata nell’annuncio.
Una scultura dell’autore, Senza titolo del 1968, è poi esposta nelle sale dedicate alla collezione permanente del Mart. E per completare il percorso su Morris ci si può spostare a Milano, dove alcune delle sue opere più celebri, i Feltri, sono in mostra fino al 10 settembre alla galleria Fumagalli, in una collettiva con Castellani, Noland e Mangold.

Stefano Castelli

Rovereto// fino al 6 novembre 2016
Robert Morris – Films and videos
a cura di Gianfranco Maraniello, Denis Isaia e Ryan Roa
Catalogo Electa
MART
Corso Bettini 43
800 397760
[email protected]
www.mart.tn.it

MORE INFO:
https://www.artribune.com/dettaglio/evento/55296/robert-morris-films-and-videos/

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.