“Effetto Banksy”. Che legame tra l’incremento dei valori immobiliari e la presenza di street art?

Il murale comparso a Parma, su una delle pareti esterne di Palazzo Tarasconi, porta a riflettere sulla forza della street art per il mercato culturale e non

Street art ph. BP Miller
Street art ph. BP Miller

Nella notte tra il 25 e il 26 novembre 2021, a Parma, su una delle pareti esterne di Palazzo Tarasconi, appare un misterioso murales, il cui aspetto suggerisce che si tratti di un’opera del noto, oltreché ignoto, Banksy o quantomeno di un suo emulatore. L’ipotesi che l’opera sia stata realizzata dal celebre artista in persona non è così peregrina e la location tutt’altro che casuale, il Palazzo è infatti la sede di BANKSY Building Castles in the Sky, (ennesima) mostra non autorizzata dell’artista. Tuttavia, Banksy non ne ha reclamato la paternità come solitamente fa dopo un’azione e sebbene diversi esperti abbiano espresso le loro considerazioni, nessuno ha preso apertamente una posizione sull’autenticità o meno del lavoro. Quel che è certo e interessante è l’effetto che hanno queste apparizioni sull’ambiente circostante, in primo luogo sull’affluenza alla mostra; infatti, sebbene l’affluenza alle esposizioni dedicate a Banksy non sia mai stata un problema, tale avvenimento ne ha di certo aumentato l’eco così come ha instillato ulteriore curiosità nel pubblico; anche perché come un’opera appare nottetempo, potrebbe altresì sparire. Sebbene, ed è questo il tema centrale della presente analisi, qual è l’interesse a tutelare un’opera di street art, in un’ottica di incremento del valore immobiliare del bene su cui viene realizzata?

LA CORRELAZIONE TRA STREET ART E RIVALUTAZIONE DEGLI IMMOBILI

Non autorizzate, autorizzate o addirittura commissionate, le opere di street art spesso comportano una rivalutazione degli immobili su cui sono eseguite e talvolta delle aree urbane limitrofe. Più studi hanno infatti dimostrato una certa correlazione tra la presenza di opere di street art e la crescita dei valori immobiliari; in tal senso, ad esempio, i risultati emersi da una ricerca condotta nel 2016 dall’Università di Warwick, nel Regno Unito, sulla base di 4 milioni di foto caricate sui social media dal 2004-2013, che ha rilevato come i quartieri (individuati per codice postale) di Londra con la presenza di opere d’arte avevano subito forti incrementi dei prezzi delle case. Nello stesso segno il lavoro di due bravi ricercatori italiani, Fabiana Forte e Pierfrancesco De Paola, i quali hanno studiato l’impatto di natura economica, (oltreché culturale e sociale) che la street art ha in alcuni contesti urbani, in particolare di Napoli, e sono giunti alla risoluzione che “It is increasingly recognized that Street Art can represent an added value and is able to contribute to the (real estate values, demography, environmental, and socio-economical factors, building types, etc.) aesthetic and ethical enrichment of the urban places thanks to its extraordinary communicative power”, si legge in Forte e P. De Paola, How Can Street Art Have Economic Value? Di Forte e De Paola.

IL MURALE DI BANKSY A VENEZIA E IL VALORE DELL’EDIFICIO

Dopotutto, per restare in tema Banksy, il murales raffigurante un piccolo migrante con un razzo segnaletico in mano, comparso sulla facciata di un vecchio palazzo disabitato di fronte a Campo San Pantalon a Venezia e rivendicato dall’artista, ha comportato un incremento di valore dell’abitazione, che sarebbe addirittura quadruplicato (secondo quanto dichiarato ai giornali dall’agenzia che aveva in carico la vendita dell’immobile). E questo è uno tra i tanti esempi in cui le opere di street art hanno contribuito alla riqualificazione (anche economica) di interi quartieri, come quello di San Salvario a Torino e di Lambrate e Bovisa a Milano. Sebbene sia difficile dedurre rapporti (matematici) precisi ed univoci, la correlazione tra opere di street art e rivalutazione economica degli immobili su cui sono realizzati appare evidente; correlazione che può portare con sé anche conseguenze negative. Si pensi ad esempio al fenomeno della gentrification, ovvero il processo di sostituzione sociale degli abitati storici di un’area urbana con nuovi abitanti con un maggiore potere d’acquisto, che determinano un aumento dei prezzi (delle case, ma anche dei beni compravenduti nel quartiere) e spingono così i primi a cercarsi un nuovo posto dove vivere. In tal senso è sicuramente significativa la lettera scritta a Banksy da un abitante di Hackney, quartiere di Londra, con la quale viene chiesto all’artista di andare a fare le sue performance artistiche in altre zone perché a causa della sua presenza il costo della vita sarebbe divenuto proibitivo. Fenomeno contro cui si è scagliato lo street artist italiano Blu, cancellando due sue opere realizzate su due fabbriche fatiscenti di Berlino, a Kreuzberg, in segno di denuncia della gentrificazione che stava avvenendo nel quartiere della capitale tedesca. Anche a causa delle sue realizzazioni…

– Gilberto Cavagna di Gualdana e Sofia Kaufmann – Andersen

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Gilberto Cavagna di Gualdana
Avvocato specializzato in diritto della proprietà industriale ed intellettuale, con particolare attenzione al diritto dell’arte e dei beni culturali. Già consulente legale di Expo 2015 S.p.A., prima di diventare Partner di Andersen Studio Legale ha collaborato con primari studi legali italiani e stranieri. E’ docente a master specialistici e autore di articoli su riviste dedicate al tema della proprietà intellettuale, nonché coautore di saggi e contributi dedicati al diritto dell’arte.