Il principale festival d’arte contemporanea della Lettonia quest’anno è dedicato a salute e cura 

È il Survival Kit e nella sua 17° edizione esplora la sovrapposizione fra arte e guarigione, spaziando dalla terapia alla magia, dal benessere fisico a quello spirituale. Succede nella Riga Congress Hall fino al 27 settembre 2026

Si intitola Arrow of the Wind: On Artists and Healers l’edizione 2026 di Survival Kit e affronta temi legati alla conoscenza curativa ancestrale della Lettonia, muovendosi tra rituali legati alle foreste, ai laghi e al Mar Baltico. Storicamente le tradizioni curative lettoni hanno unito la conoscenza delle erbe, incantesimi, gesti rituali e metodi divinatori, allacciandoli a fiabe, canti popolari e incantesimi. Questa conoscenza, nonostante le ripetute occupazioni e la repressione culturale che ne deriva, è stata tramandata di generazione in generazione – e ora è al centro della 17° edizione del festival.

Survival Kit 2026, installation view, Shivay La Multiple, ancestralidagua, 2025. Photo Kristine Madjare
Survival Kit 2026, installation view, Shivay La Multiple, ancestralidagua, 2025. Photo Kristine Madjare

La 17° edizione del Survival Kit di Riga

Dalla tradizione popolare lettone è mutuato persino il titolo del Survival Kit 2026: un antico incantesimo lettone che invoca il potere del vento per guarire esseri umani e animali. Inoltre, la tradizione sciamanica della guarigione spesso combinava il linguaggio con il suono dei tamburi e specifiche danze rituali; viste con occhi contemporanei, queste “tecnologie magiche” servivano per ripristinare l’equilibrio e la connessione con il tessuto più ampio della vita, molti secoli prima dell’emergere delle neuroscienze contemporanee. Attingendo a questo vasto patrimonio di credenze e tradizioni, Arrow of the Wind indaga il terreno comune tra arte e guarigione interrogandosi su quali forme di attenzione, resilienza e riparazione diventino possibili in un contesto di crisi climatica, degrado ecologico e instabilità planetaria. Attraverso le culture e nel corso della storia, arte e guarigione sono state profondamente intrecciate, trovando espressione in cerimonie sciamaniche, rituali devozionali e arteterapia clinica. Piuttosto che trattare queste tradizioni come ambiti separati, la mostra traccia le continuità e le trasformazioni in corso che le caratterizzano.

La cura dell’anima secondo Survival Kit

Al centro della pratica di ognuno dei 23 artisti selezionati c’è la comprensione relazionale della percezione radicata nel corpo senziente. Qui, i cinque sensi classici si dispiegano in un’ecologia sensoriale più ampia che comprende equilibrio e orientamento spaziale, consapevolezza corporea e forme di attenzione sintonizzate con l’intelligenza del luogo. Attraverso queste pratiche, la guarigione emerge non come un atto di correzione, ma come un processo continuo di sintonia con se stessi, con gli altri e con i luoghi che abitiamo. Lavorando all’intersezione tra le conoscenze ancestrali o tradizionali in materia di guarigione e l’assistenza sanitaria contemporanea, gli artisti sviluppano quelle che i curatori definiscono “pratiche che affermano la vita“: processi attenti e relazionali che nutrono i legami comunitari, salvaguardano il sapere culturale e approfondiscono le connessioni con gli spiriti, il mondo umano e non umano, nonché con la terra stessa.

Survival Kit 2026, installation view, Virginie Ittah, Learning to Fly, 2025. Photo Kristine Madjare
Survival Kit 2026, installation view, Virginie Ittah, Learning to Fly, 2025. Photo Kristine Madjare

Gli artisti protagonisti della 17° edizione del festival

La tradizione dell’arteterapia

Significativa la figura dell’islandese Sigríður Björnsdóttir: classe 1929, è fra le pioniere dell’arte terapia; il suo approccio mira a creare uno spazio sicuro per l’espressione emotiva, consentendo alle persone di riacquistare un senso di controllo sulla propria vita, soprattutto di fronte a un trauma. A lei rendono omaggio Augusta Odsdotira, Egils Saibjornsons e Mosi Kristjan, attraverso l’installazione Pain & Other Recyclables, concepita come un “quadro immersivo”, dove elementi ingranditi di disegni bidimensionali di Ágústa Oddsdóttir vengono resi in forme tridimensionali; sui lati anteriori è raccontata l’inquietudine che segnò la giovinezza di Ágústa, “disegnata” durante le sessioni di arteterapia con Sigríður Björnsdóttir, mentre sui lati posteriori è riprodotta una sorta di rifugio spirituale che crea spazio per il dialogo e la cura dell’anima.

Survival Kit 2026, installation view, Daina Dagnija 1974-84. Photo Kristine Madjare
Survival Kit 2026, installation view, Daina Dagnija 1974-84. Photo Kristine Madjare

La cura tra arte e natura

Sul filo della memoria si muove l’indagine di Brigita Stroda, per la quale il potere curativo dell’ambra va oltre l’aspetto fisiologico; infatti, i suoi monili-scultura trasformano i riferimenti storici in arte contemporanea; sospese fra oggetti indossabili, manufatti rituali e sculture autonome, queste creazioni mettono in discussione i confini che separano artigianato, design e arte contemporanea. L’ambra diventa portatrice di memoria e di sopravvivenza culturale, perché quei monili, tramandati di generazione in generazione, funzionavano come legami fragili ma duraturi con la lingua, le tradizioni e l’identità lettone. Opere che parlano di guarigione e cura attraverso la trasmissione e la conservazione, di generazione in generazione, della sapienza popolare e della memoria ancestrale.

L’arte come narrazione che guarisce

Figlio di profughi lettoni che si stabilirono in Australia dopo la Seconda Guerra Mondiale Guerra, Imants Tillers ha lavorato sui concetti di migrazione, esilio, colonizzazione e la necessità di ricostruire una memoria personale e collettiva sfidando la distanza fisica e temporale, e accostando la sua condizione di figlio di immigrati con quella degli aborigeni che hanno subito la colonizzazione. Unendo immagini, testi e riferimenti tratti da diversi ambiti artistici, tradizioni letterarie e filosofiche, l’artista crea narrazioni visive complesse in cui differenti immaginari, epoche e sistemi di conoscenza coesistono; la compenetrazione culturale è infatti il punto cardine della pratica di Tillers, intesa come uno strumento di vicinanza fra popoli per evitare crisi e conflitti, o per sanare le ferite del passato, ad esempio quelle del colonialismo. La cura, da individuale, diventa così collettiva.

Survival Kit 2026, installation view, D Harding, Transfer paintings, 2026. Photo Kristine Madjare
Survival Kit 2026, installation view, D Harding, Transfer paintings, 2026. Photo Kristine Madjare

La dimensione collettiva dell’arte

Una prospettiva simile a quella adottata da Shivay La Multiple, che in Ancestralidagua immagina un unico fiume dal corso infinito, che unisce tutti i paesaggi e le culture che vi si specchiano; dal Brasile al Congo, dalla Francia alla Germania passando per l’India, la sua indagine parla di individui e di comunità, spostando l’attenzione dal microscopico al cosmico, dall’intimo al collettivo. Il fiume come spazio ecologico e spirituale, un pericolo e una risorsa, in ogni caso un’entità da conoscere e non da temere, attorno alla quale ruotano ecosistemi, economie, riti, tradizioni. L’opera è una pratica di “ascolto” dell’acqua che scorre, sulla falsariga del Siddharta di Hermann Hesse, è un invito a “rallentare, a considerare il fatto che anche gli individui, esattamente come i fiumi, sono fatti di attraversamenti, incontri e movimento costante, esseri molteplici plasmati dalle correnti, ognuna delle quali ha un proprio modo di scorrere.

Una rassegna fuori dagli schemi

Il Survival Kit 2026 è un viaggio nella tradizione ancestrale come strumento di identità e di armonia con gli altri e la natura. Concepita come una metafora immersiva, la pur non grande esposizione richiede tempo e attenzione per essere visitata e compresa nei suoi dettagli, densi di rimandi letterari, antropologici e filosofici. Ognuno dei 23 artisti esprime una sua originale poetica, una visione del mondo lontana dal consumismo e dal materialismo, un perpetuo dialogo tra forme, colori, concetti, che attraversa la china del tempo e, cosa non scontata almeno per la scena europea contemporanea, possiede, senza scadere nell’accademismo, una vivace profondità intellettuale capace di incuriosire il pubblico. Una caratteristica riscontrata, pur nella diversità delle tematiche, anche nelle precedenti edizioni del Survival Kit, che si conferma una delle più interessanti rassegne europee d’arte contemporanea, lontana dal servilismo del mercato.

Niccolò Lucarelli

Riga // fino al 27 settembre 2026
Survival Kit. Arrow of the Wind: on Artists and Healers
RIGA CONGRESS HALL – Krišjāņa Valdemāra iela 5
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Niccolò Lucarelli

Niccolò Lucarelli

Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.

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