Nelle Marche un festival trasforma una fornace dismessa in laboratorio culturale
Fino al 23 agosto il festival “I Fumi della Fornace” torna a Valle Cascia con quattro giorni di poesia, performance, arti visive e ricerca contemporanea. Il tema di quest’anno, 'Lasciare la festa', invita il pubblico a interrogarsi su ciò che resta quando un evento finisce
Che cosa resta quando la festa finisce? È da questa domanda che prende avvio l’ottava edizione de I Fumi della Fornace, il festival di arti contemporanee che fino al 23 agosto 2026 torna a Valle Cascia, nel territorio di Montecassiano, nelle Marche. L’obiettivo è usare l’arte, nelle sue diverse declinazioni, come strumento di riattivazione di un territorio segnato dall’abbandono e da problematiche ambientali, trasformando luoghi in disuso in spazi di incontro, ricerca e partecipazione.
Intitolata Lasciare la festa, la manifestazione organizzata da Congerie APS costruisce una geografia diffusa di pratiche artistiche e invita il pubblico a interrogarsi su ciò che rimane dopo un’esperienza collettiva: tracce, gesti, suoni e relazioni che continuano a risuonare anche quando la festa è finita.
L’ottava edizione de “I Fumi della Fornace” a Valle Cascia
Il programma si articola come una costellazione di percorsi che invitano a muoversi tra i diversi luoghi di Valle Cascia. Isola e Isole, curata da Giuditta Chiaraluce con Edizioni Volatili, apre le giornate con incontri dedicati alla poesia e al pensiero contemporaneo, con ospiti come Stefano Dal Bianco, Elisa Biagini, Marilena Renda, Marco Giovenale, Isabella Leardini e Francesco D’Isa. Prosegue la ricerca sul territorio anche Abbecedario dei Paesaggi di Valentina Compagnucci ed Elisa Michelini, mentre Diorama di Matilde Maria Luzi trasforma i laboratori in luoghi di osservazione attraverso installazioni, fiabe, cori e pratiche di ascolto del paesaggio sonoro. La rassegna Diffusa, curata da Giulia Pigliapoco, porta invece performance e pratiche di ascolto negli spazi di Valle Cascia, intrecciando le ricerche di Gaetano Palermo, Michele Petrosino, Ludovico Paladini e Michele Di Stefano con quelle di Surplace Radio, Francesca Santamaria, Silvia Fanti, Daniele Gasparinetti, Stefano Tomassini e Thomas Bentivoglio.
Al calare della sera, il Parco della Poesia diventa il punto di convergenza di letture, dialoghi, concerti e performance, con la presenza, tra gli altri, di Luigi Lo Cascio, Roberto Paci Dalò con Sayat-Nova, Vipera e Cesare Dell’Anna. Il 22 agosto è inoltre dedicato al rapporto tra musica popolare e ricerca contemporanea, con Macchiati Band e URLOliscio di Kinkaleri. Ogni sera torna poi il rito teatrale Descantar, ideato da Giorgiomaria Cornelio, mentre la Foresta Nera ospita la ricerca sonora di Universo a Sonagli, curata da Simone Doria, con Rokeya, Algen, Flux by Uchiha e 2Rubbers.
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ROSA ORSA, sette artisti in mostra a Palazzo Rosa
È proprio sul tema del “dopo” che si concentra ROSA ORSA, la mostra curata da Simone Doria e Francesca Marcaccio e ospitata a Palazzo Rosa durante il festival. Il titolo conserva la memoria dell’edificio e la trasforma in un’immagine ambigua, a metà tra animale e figura urbana, tra rifugio e minaccia.
La mostra abita gli spazi di un garage riconvertito in spazio espositivo, un ambiente che conserva ancora le tracce della propria storia produttiva e diventa parte integrante del progetto: un luogo attraversato da memorie di lavoro, passaggi e trasformazioni. Qui le opere di Ado Brandimarte, Daniele Di Girolamo, Stefano Ventilii, Marzio Zorio, Simone Doria, Iacopo Pinelli e Simone Marconi entrano in relazione tra loro e con l’architettura, costruendo un ambiente in cui suoni, luci, colori e movimenti si sovrappongono e si richiamano.
Le opere lavorano sulla condizione che segue la fine di una “funzione”, su quel momento sospeso in cui ciò che sembrava concluso può tornare a generare significato. Così, un frammento di marmo diventa una scultura a tutto tondo, ruotando su un plinto bianco; una macchina affaticata si muove senza più produrre; una luce orienta senza indicare una direzione precisa; una tela nera diventa un portale attraverso cui suoni e fruscii costruiscono un ambiente che si percepisce oltre lo sguardo; mentre il disegno trasforma gli edifici industriali in paesaggi sospesi, accompagnati dall’eco di un mare immaginato.
Ad aprire la mostra è stato Concerto per quattro battiti, performance di Marzio Zorio nella quale quattro interpreti trasformano il ritmo dei propri battiti cardiaci in una composizione sonora, a cui poi è seguito il live set Why control everything di Daniele Di Girolamo e Universo a Sonagli con Rokeya.

I Fumi della Fornace 2026: un festival che attraversa Valle Cascia
Accanto alle performance e alla poesia, I Fumi della Fornace propone anche un secondo percorso espositivo, CASTELPORZIANO. La spiaggia dei fantasmi, curato da Andrea Balietti, Gloria Falasco e Roberto Capozzucca, che porta a Valle Cascia fotografie, libri e materiali legati al primo Festival internazionale dei poeti.
A rafforzare questo rapporto tra ricerca contemporanea e territorio contribuisce anche il manifesto dell’edizione 2026, firmato da Guido Guidi, tra i protagonisti della fotografia italiana contemporanea, noto per la sua attenzione al paesaggio quotidiano, ai margini e alle trasformazioni dei luoghi.
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