I Leoni dei Visitatori alla Biennale di Venezia sono un’opportunità per la critica d’arte. Cerchiamo di coglierla?

Un appello agli addetti ai lavori, e soprattutto a chi scrive: nell’assenza di una giuria e in prospettiva del voto popolare, il nostro lavoro si fa ancora più importante e va svolto con professionalità

Trovo poco utile tornare sulle criticità dei “Leoni dei Visitatori”, istituiti dalla Biennale di Venezia dopo le dimissioni della Giuria Internazionale: sono questioni già snocciolate ampiamente. Preso atto di ciò, risulta rilevante il ruolo che avremo (in quanto operatori delle rivistele riviste di settore) nell’orientamento del pubblico. Se tradizionalmente non potevamo fare altro che divulgare gli artisti e i padiglioni vincitori, oggi avremo un peso decisamente maggiore nella loro diretta determinazione. 

Leoni dei Visitatori: l’importanza dei media

Non c’è di certo – come accade a Sanremo, format più volte paragonato all’attuale sistema di premiazione della Biennale – un “voto della sala stampa”, ma questo non significa che le riviste avranno un ruolo interamente passivo. In assenza di un’autorità nominata dall’istituzione quale la Giuria Internazionale, i visitatori saranno necessariamente influenzati dalle informazioni che recupereranno sui social, sui siti web, sui giornali. Nella difficoltà di vedere tutto in tempi strettissimi, il grande pubblico trova spesso utile affidarsi alle riviste di settore nel selezionare i padiglioni per cui vale la pena fare la fila, ai Giardini e all’Arsenale. E se almeno parte dei visitatori seguirà anche quest’anno la stessa strategia, riflettere sull’influenza dei media sulla premiazione diventa un imperativo.

Una chiamata a una scrittura responsabile

Non che ci sia qualcosa di male, anzi: ogni scelta informata, soprattutto in politica ma talvolta anche nell’arte contemporanea, va accolta e accettata. I media sono innanzitutto strumenti di informazione, e in una certa misura i Leoni dei Visitatori ratificheranno questo ruolo. A questo consegue, tuttavia, una necessaria presa di coscienza sulla nostra responsabilità: quest’anno più che mai, la selezione dei padiglioni di cui scriveremo e le recensioni della mostra internazionale dovranno rispondere ad un elevato senso critico. In questa crisi, come spesso si dice, potremmo scovare un’opportunità: quella di restituire alla critica il suo ruolo di mediazione con il grande pubblico, questa volta chiamato ad esprimersi direttamente. Molti hanno sottinteso che i visitatori non abbiano competenze adatte alla valutazione dell’arte contemporanea. Una posizione che può essere condivisa o meno, ma in entrambi i casi la critica si trova ad uno snodo stimolante: qualora sia vero, gli esperti potranno giocare un ruolo attivo nell’orientamento del gusto e dell’opinione, rispondendo al senso di responsabilità che dovrebbe alimentare la loro scrittura; qualora non lo sia, e quindi il visitatore non addetto ai lavori si reputi perfettamente in grado di assumere decisioni di valore sulle proposte artistiche di questa Biennale, la critica potrà misurare la propria distanza dalle opinioni del grande pubblico. 

La critica viva

Dopo anni che ci arrovelliamo e consumiamo inchiostro sulla presunta morte della critica, ecco che ci si presenta un’occasione, una chiamata alle armi, se vogliamo. Cerchiamo, come settore e come professionisti singoli, di rispondere con coscienza. Si è parlato molto di questa Biennale in senso politico, ed è stato più che corretto farlo, date le circostanze in cui ci troviamo. Ma ora, come suggerisce Leonardo Merlini nella sua Pastorale veneziana per il Giornale dell’Arte, lasciamo che sia l’arte a parlare – anche di politica. A pochi giorni dall’apertura ufficiale di questa 61esima Esposizione Internazionale d’Arte, impegniamoci a scrivere d’arte e a farlo bene: senza soccombere alla fretta, allo snobismo, al lessico respingente, alla vanagloria. In poche parole, prendiamoci sul serio. E soprattutto prendiamo sul serio il pubblico che sarà chiamato a votare, tra cui, in primis, i nostri lettori.

Alberto Villa

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Alberto Villa

Alberto Villa

Nato in provincia di Milano sul finire del 2000, è critico e curatore indipendente. Si laurea in Economia e Management per l'Arte all'Università Bocconi con una tesi sulle produzioni in vetro di Josef Albers (relatore Marco De Michelis) e attualmente…

Scopri di più