La scultura imprevedibile di Francesco Somaini in mostra a Milano

In tre sedi, Milano omaggia uno scultore da riconsiderare. Dalle sculture informali a quelle antropomorfe, dalle collaborazioni architettoniche ai progetti per lo spazio pubblico, uno stile che risulta ancora perturbante e sperimentale

Le strade dell’avanguardia sono sempre personali e imprevedibili ‒ è ciò che insegna la retrospettiva in tre sedi dedicata a Francesco Somaini (Lomazzo, 1926 ‒ Como, 2005). Perché, se a uno sguardo disattento la poetica dell’artista milanese d’adozione può sembrare apparentata con alcune forme di espressione della scultura novecentesca oggi datate, in realtà il suo stile è radicale e sperimentale, perturbante e tuttora sorprendente. Al Palazzo Reale, dopo un prologo dedicato alla progettazione del Monumento ai marinai d’Italia che dal 1967 è una presenza familiare per i milanesi, si passa a una breve lettura cronologica dell’evoluzione dello stile di Somaini. Dalle prove figurative giovanili si sfocia nell’Informale per poi tuffarsi nella fase più stimolante, quella in cui l’astrazione assume aspetti antropomorfi, corporei, “erotici e macabri” per riprendere i titoli di alcuni suoi lavori.

Francesco Somaini, la Scultura, exhibition view at Palazzo Reale, Milano, 2022, photo Matteo Marazzi

Francesco Somaini, la Scultura, exhibition view at Palazzo Reale, Milano, 2022, photo Matteo Marazzi

LA MATERIA SI FA CORPO NELLA SCULTURA DI SOMAINI

Nella Sala delle Cariatidi, sempre a Palazzo Reale, c’è poi il fulcro dell’intera mostra: si fa esperienza “totale” dello stile dell’artista, con una selezione di grandi sculture dei periodi informale e antropomorfo, comprendendo la continuità pur nell’innovazione. Il confronto con le forme instabili, ambigue eppure rigorose è davvero coinvolgente, anche perché, come si diceva, si tratta di ricerche non assimilabili ad altre coeve, che non tendono alla rassicurazione ma allo spiazzamento. La materia si fa corpo e viceversa, la monumentalità smentisce se stessa con derive e rotolamenti, la traccia e la direzione sono più importanti delle forme consolidate. La seconda sezione della mostra è invece al Museo del Novecento, dove nella sala degli Archivi vengono ricostruite le collaborazioni di Somaini con altri artisti, in particolare in campo architettonico con Lucio Fontana e Luigi Caccia Dominioni. Lo sguardo di fotografi come Ugo Mulas, poi, consente una visione “dall’interno” dell’impegnativa lavorazione delle sculture.

Francesco Somaini, progetto per una sistemazione della Piazza Duomo di Milano con una piazza a più piani per manifestazioni, 1970

Francesco Somaini, progetto per una sistemazione della Piazza Duomo di Milano con una piazza a più piani per manifestazioni, 1970

I PROGETTI RADICALI DI SOMAINI

Terza e ultima tappa (se si esclude l’ulteriore possibilità di un percorso a caccia delle opere pubbliche, con l’ausilio della mappa distribuita in mostra) è la sezione alla Fondazione Somaini. Qui vengono ricostruiti i progetti per lo spazio cittadino, alcuni realizzati e molti no – spesso i progetti dell’artista prendevano le dimensioni di una sorta di architettura utopista e oltranzista. L’idea di monumento appare definitivamente superata a favore di una marcata azione trasformativa che la scultura deve indurre nello spazio pubblico; se un progetto non scardina le coordinate del luogo in senso liberatorio e libertario, sembrano dire i progetti di Somaini, non vale la pena realizzare un’ulteriore opera d’arte. Al di là dell’aspetto documentario, si scopre in questa sezione la qualità intrinseca di disegni e fotomontaggi. E soprattutto la portata radicale delle idee in anticipo sui tempi di un artista oggi non abbastanza considerato.

Stefano Castelli

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Stefano Castelli

Stefano Castelli

Stefano Castelli (nato a Milano nel 1979, dove vive e lavora) è critico d'arte, curatore indipendente e giornalista. Laureato in Scienze politiche con una tesi su Andy Warhol, adotta nei confronti dell'arte un approccio antiformalista che coniuga estetica ed etica.…

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