La Galleria d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro a Venezia offre un tuffo all’indietro negli anni cruciali delle opere di Afro Basaldella, sottolineando i collegamenti artistici tra Italia e America, tra Espressionismo e lirismo astratto

All’Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia del 1948, la prima edizione post-guerra, la collezionista Peggy Guggenheim proponeva un compendio delle migliori firme artistiche dell’Europa e degli Stati Uniti, includendo due esponenti dell’Espressionismo astratto, Pollock e Rothko. Proprio in quell’anno Afro Libio Basaldella (Udine, 1912 – Lugano, 1976) riceveva una lettera dall’amico artista Corrado Cagli, che lo avvertiva che presto le sue opere sarebbero state visionate dai direttori del MoMA, intenti a selezionare le opere per la mostra Twentieth Century Italian Art, che fu poi il suo esordio americano.

Afro, Autoritratto, 1936, olio su tela, cm 94x59. Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma
Afro, Autoritratto, 1936, olio su tela, cm 94×59. Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma

LA MOSTRA DI AFRO A VENEZIA

La mostra veneziana di Ca’ Pesaro ci introduce al lavoro degli Anni Cinquanta con un omaggio al periodo lagunare costituito da schizzi veloci e con un autoritratto che rivela le posizioni precedenti, debitrici al Cubismo francese. Un presagio delle strutturazioni e sovrapposizioni di colore, con campiture intessute ai segni, come nei monumentali pannelli della Città, opera del 1951, o come in Villa Fleurent e Cronaca Nera, dove la figurazione è ormai superata. La pittura di Afro conquista una libertà nel colore, non più aggrappata alla traccia semantica, come dirà Cesare Brandi, che ha necessità perciò di sorgere dall’interiorità dell’artista, senza la paura di risultare prettamente soggettiva. È un richiamo alla dimensione della pittura come memoria e sentimento: “… non ho paura della parola ‘sogno’, non ho paura della parola ‘lirica’ o della parola ‘emozione’ … Io spero che nelle mie pitture circoli un presentimento, una speranza, come di un’alba”.

LA CARRIERA DI AFRO TRA ITALIA E STATI UNITI

Nel periodo a cavallo tra il 1955 e il 1968 il pittore si afferma a livello internazionale, supportato dalla Galleria Viviano di New York, e vince il Premio Comune di Venezia riservato a un pittore italiano nell’ambito della Biennale del 1956. Fitti gli scambi e i dialoghi con i pittori statunitensi come Arshile Gorky e Willem De Kooning, che ritroviamo nella sala dedicata agli amici di Afro, accanto al concretismo di Scialoja e Burri. Flussi e scambi tra le varie correnti artistiche a cavallo di Italia e Stati Uniti, che si moltiplicano grazie al vivo interesse del mercato americano.
Negli Anni Settanta le tele rivelano un intento più gestuale: le pennellate diventano più spesse per creare immagini “oscure”, ma evocative. Così forme e colori si articolano come spazio contiguo alla realtà e la tela di Afro non funge più solo da specchio di un sentimento, ma si appropria della realtà stessa dell’emozione.

Antonella Potente

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Nome eventoAfro 1950-1970. Dall'Italia all'America e ritorno
Vernissage20/04/2022 ore 19 su invito
Duratadal 20/04/2022 al 23/10/2022
AutoreAfro Basaldella
CuratoriElisabetta Barisoni, Edith Devaney
Generearte moderna
Spazio espositivoGALLERIA INTERNAZIONALE D'ARTE MODERNA DI CA' PESARO
IndirizzoSanta Croce, 2076 30135 - Venezia - Veneto
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Antonella Potente
Se già da piccolo sai quello che vuoi è un guaio: ho passato le ore più belle a fantasticare del niente e a guardare le figure dell'enciclopedia e mi sono ritrovata a scegliere il Liceo Artistico, perché mi piaceva disegnare e soprattutto mi piaceva l'arte: canto, ballo, teatro e pittura. La mia curiosità ha trovato soddisfazione al di fuori dell'ambiente provinciale e dopo aver studiato a Venezia, Pittura all'Accademia di Belle Arti, ho girato per l'Italia lavorando nel settore dell'interior design. Aver poi collaborato con una galleria a Treviso ha costituito un continuo stimolo, un incentivo per capire le strategie e le novità dell'affollato e variegato mondo dell'arte contemporanea. Saper raccontare questo mondo il mio obiettivo, considerandomi anche uno spettatore attivo della “parafrasi” di questa vivace società in continuo movimento che è tutta l'arte.