La nascita di un mito: Peggy Guggenheim

Dai salotti della New York bene al mito veneziano, passando per il collezionismo bellico e la galleria londinese, ecco come è nata la prima ereditiera ribelle.

Peggy Guggenheim
Peggy Guggenheim

Peggy Guggenheim: punto di collegamento tra il modernismo europeo e quello americano, tra il surrealismo e l’espressionismo astratto, spinse il suo mecenatismo a far crescere gli artisti e promosse la nascita di nuove istituzioni nella seconda metà del Novecento. Ma come si è sviluppato il suo mito? Marguerite “Peggy” Guggenheim nacque a New York il 26 agosto 1898 da una famiglia facoltosa, arricchitasi con industrie minerarie, fonderie e banche (il nonno paterno era stato il principale finanziere americano durante la Guerra Civile). Peggy ha descritto la sua infanzia come “dorata”, nonostante le vociferate negligenze dei genitori, e aveva un legame particolarmente forte con il padre, che purtroppo morì nel naufragio del Titanic quando lei aveva 13 anni. Il suo distacco dalla famiglia crebbe con gli anni, divenne una ribelle e venne additata come la pecora nera dei Guggenheim.

Peggy Guggenheim CC Guggenheim Museum
Una giovane Peggy Guggenheim CC Guggenheim Museum

GLI ANNI DELLA LIBRERIA SUNWISE TURN, GLI AMORI CON VAIL, HOLMS E GARMAN

Diventata indipendente grazie all’eredità ricevuta a 21 anni, Peggy iniziò a lavorare come assistente alla libreria di Mahnattan Sunwise Turn, fondata da Mary Horgan Mowbray-Clarke (moglie dello scultore John Frederick Mowbray-Clark dietro l’Armory Show del 1913) e Madge Jenison, nota autrice e attivista. La libreria era un centro per la letteratura d’avanguardia e gli ideali socialisti e ospitava piccole mostre d’arte di artisti emergenti: qui Peggy si formò, entrando a tutti gli effetti nel gotha degli intellettuali americani. Alla fine del 1920 si trasferì a Parigi, conobbe l’arte classica e rinascimentale e si avvicinò a scrittori d’avanguardia, come Romaine Brooks, Djuna Barns e Natalie Barney, e artisti come Marcel Duchamp, che divenne il suo mentore: “Mi ha insegnato tutto quello che so sull’arte moderna“, dirà in seguito. A 23 anni iniziò a frequentare l’artista e scrittore Laurence Vail, “il re dei bohémien”, che sposò e da cui ebbe due figli, Sinbad e Pegeen. Il matrimonio era difficile e il marito violento, cosa che portò al loro divorzio pochi anni dopo. Seguì una più felice relazione con lo scrittore John Farrar Holms, che però morì nei primi anni Trenta, e un’altra turbolenta con Douglas Garman. Quando anche questa finì, si trovò “senza lavoro, perché negli ultimi quindici anni non ero mai stato altro che moglie“.

Peggy Guggenheim, Paris, photograph Rogi André
Peggy Guggenheim a Parigi, photograph Rogi André

LA GALLERIA GUGGENHEIM JEUNE E IL COLLEZIONISMO SFRENATO

Morta la madre nel 1937, Peggy aprì la galleria Guggenheim Jeune a Londra con l’aiuto di Duchamp: a una prima mostra con 30 disegni di Jean Cocteau seguì la prima personale di Kandinsky in Gran Bretagna e una serie di esposizioni di Wolfgang Paalen, Yves Tanguy, Henry Moore, Alexander Calder, Jean Arp, Pablo Picasso, Georges Braque, Raymond Duchamp-Villon, Kurt Schwitters e Constantin Brancusi. Guggenheim cominciò ad acquistare almeno un’opera d’arte da ogni mostra, ponendo le fondamenta della sua collezione a partire da Shell and Head (1933) di Jean Arp. Nonostante il successo di critica, la galleria era un buco nero, e Peggy iniziò a lavorare con lo storico dell’arte Herbert Read su un piano per sviluppare un Museum of Modern Art nella capitale inglese. Mentre scoppiava la seconda guerra mondiale, Guggenheim viaggiò per l’Europa (soprattutto in Francia) acquistando i dipinti dei pittori nella lista datale da Read: erano Picasso, Ernst, Magritte, Man Ray, Dalí, Klee, Chagall, Miró e altri. Peggy, con 40mila dollari, creò in questo modo il nucleo di una delle più grandi collezioni di arte moderna del mondo. Con l’invasione nazista di Parigi si rifugiò in campagna, prendendo accordi per preservare la sua nuova collezione ed escogitando un piano per spedirli negli Stati Uniti come “articoli per la casa”.

Peggy Guggenheim con Jackson Pollock
Peggy Guggenheim con Jackson Pollock

IL RITORNO IN AMERICA E LA ART OF THIS CENTURY GALLERY

Tornata nel 1941 a New York insieme a Max Ernst, che successivamente sposò, Guggenheim aprì la sua Art of This Century Gallery, con sezioni dedicate al surrealismo, all’arte cinetica, al cubismo e all’arte astratta – era una delle prime gallerie internazionali a New York che mescolava arte americana ed europea – creando allo stesso tempo un luogo dove esperire l’arte in modo nuovo. La progettazione di Frederick Kiesler prevedeva che alcuni dipinti fossero appesi su dei giunti, permettendo agli spettatori di girarvi attorno e stimolando una relazione più intima tra spettatore e opere, e costruendo un insolito progetto di illuminazione che occasionalmente immergeva intere aree nell’oscurità, mentre i mobili fungevano sia da sedili sia da cavalletti. Attraverso il fidato consigliere Howard Putzel, iniziò a scoprire artisti americani, divenne una delle prime mecenate di Jackson Pollock, a cui diede uno stipendio mensile, oltre a garantire la sua prima commissione e la sua prima mostra. Guggenheim ha anche tenuto la prima mostra esclusivamente dedicata alle artiste, con una collettiva di 31 donne, nel 1942, cosa che ebbe conseguenze personali inaspettate: Ernst si innamorò dell’artista Dorothea Tanning, divorziando da Peggy.

Peggy Guggenheim all'Hotel Savoia e Jolanda di Venezia CC Fondazione Solomon Guggenheim
Peggy Guggenheim all’Hotel Savoia e Jolanda di Venezia CC Fondazione Solomon Guggenheim

PEGGY GUGGENHEIM. MORTE A VENEZIA

Dopo la pubblicazione di Out of This Century: Confessions, una collezione di conversazioni realizzate con vari scrittori e artisti molto osteggiata dalla famiglia Guggenheim e dai media, Peggy chiuse la galleria e si trasferì a Venezia, “la città dei suoi sogni“. Nel 1948, la Biennale di Venezia la invitò ad esporre la sua collezione: era la prima volta che le opere di Pollock, Rothko e altri artisti americani venivano viste in Europa. Acquistò il Palazzo Venier dei Leoni, edificio settecentesco sul Canal Grande, dove trovò casa per il resto della sua vita. A Venezia divenne una celebrity: celebri gli occhiali da sole a farfalla, disegnati da Edward Melcarth, con cui si spostava per la città a bordo di una gondola privata, i cani al seguito. La sua casa, un punto di riferimento per scrittori e artisti, venne aperta all’inizio degli anni Cinquanta al pubblico e, nei decenni successivi, la sua collezione fu prestata a vari musei in Europa e negli Stati Uniti. Ormai cittadina onoraria, Guggenheim continuò a collezionare opere d’arte, e morì il 23 dicembre 1979. Oggi, la sua collezione, non è solo una delle più importanti di arte moderna al mondo, con oltre 300 opere di un centinaio degli artisti più influenti del XX secolo, ma ha anche svolto un ruolo fondamentale nel trasformare Venezia in una mecca per l’arte contemporanea.

Peggy Guggenheim con i famosi occhiali e i cani
Peggy Guggenheim con i famosi occhiali e i cani

– Giulia Giaume

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Giulia Giaume
Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo Walter Tobagi. Collabora con diverse riviste su temi culturali, diritti civili e tutto ciò che è manifestazione della cultura umana, semplicemente perché non può farne a meno.